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Il tempo dell’anima, il tempo degli affari

La riflessione sul tempo è molto presente nella storia del pensiero filosofico, perché il tempo accompagna ogni momento della nostra vita, il nascere e il morire, sulla base del tempo fissiamo appuntamenti, incontri, viaggi ecc. Per esprimerci ricorriamo continuamente ad indicazioni cronologiche come ieri, adesso, domani, tra qualche giorno. Ognuno di noi ha un suo modo di rapportarsi al tempo che dipende dal suo carattere e dall’ambiente in cui vive. Quando siamo felici il tempo sembra scorrere velocemente, quando siamo preoccupati o tristi sembra che non passi mai.

Una delle più belle analisi del tempo è quella condotta da Agostino (354 – 430 d. C), nell’XI libro delle Confessioni. Agostino sta ragionando dei rapporti tra l’uomo e Dio e mostra di voler considerare il tempo dal punto di vista della creatura finita, immersa nel mondo.

Il racconto biblico dice che cielo e terra sono stati creati da Dio, tutto ciò che esiste è una libera creazione di Dio. La creazione presuppone il venire in essere dal nulla, quindi con la creazione iniziano ad esistere cose che prima non esistevano, tra queste c’è il tempo. Dio infatti, non ha creato nel tempo, al contrario, ha creato il tempo. Dio ha creato le cose e il tempo e, come le cose finiranno, così sarà per il tempo. Ai manichei che maliziosamente chiedevano cosa facesse Dio prima della creazione, Agostino risponde che non c’è un prima riferibile a Dio che è eterno, e l’eternità è solo presente.

La posizione di Agostino fa cogliere la differenza con il pensiero greco, per Agostino l’eternità è espressa da Dio e il mondo è mutevole e transeunte, per i greci il mondo e il tempo sono ugualmente eterni; per i greci il tempo è ciclico ed eternamente ritorna, per Agostino è lineare ed irreversibile.

Proprio quando inizia a riflettere sul tempo troviamo la famosissima frase:<< Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più>>. Noi crediamo di poter dire che esiste il passato così come il futuro, ma non riusciamo a spiegarlo mentre è difficile affermare che esista il presente, in quanto subito diventa passato. Questo dipende dal fatto che il tempo <<c’è solo in quanto tende a non essere>>.

L’impossibilità di misurare passato e futuro, spinge Agostino a prendere in considerazione il presente perché è proprio nel presente del soggetto che emergono ricordi del passato e aspettative, speranze per il futuro.

Quindi è impossibile affermare l’esistenza oggettiva del tempo, ma nell’anima abbiamo il passato come memoria, il futuro come attesa, il presente come attenzione. Così è per l’uomo, per Dio è tutto presente.

La misura del tempo, quindi, avviene nell’anima che attraverso il distendersi e il dilatarsi va dal passato, al futuro, al presente e dentro di sé l’anima sa quanto dura un suono, un silenzio.

<<In te, anima mia, misuro il tempo. Non frastornarmi coi tuoi “cosa? come?”. Non frastornare te stessa con la folla delle tue impressioni. In te, dico, io misuro il tempo>>.

Concludendo, per Agostino il tempo ha due dimensioni: Dio è eternità perfetta e immobile, l’uomo è contrassegnato dal tempo che ne caratterizza l’umanità e porta dissolvimento, errore, peccato e morte. Nel tempo l’uomo vive la lacerazione della lontananza da Dio e tuttavia è l’uomo che è nel tempo che opera la scelta dell’eternità, l’uomo viator è chiamato alla conversione, cessa l’inquietudo e inizia il cammino verso la pace.

Se ci spostiamo all’inizio dell’età moderna, incontriamo Leon Battista Alberti (1404 – 1472) che nel 1421 scrisse un trattato in forma di dialogo, I libri della famiglia, in cui uno dei personaggi è Giannozzo che impersona la saggezza, ricavata non da studi umanistici ma dall’ esperienza di vita. Giannozzo spiega a Lionardo, il suo interlocutore, quali siano le tre cose proprie dell’uomo.

La prima è l’anima che è la facoltà di sentire, intendere, volere; la seconda è il corpo attraverso cui l’anima può realizzare i suoi desideri ed esercitare la propria libertà; la terza è il tempo che, dice Giannozzo, non si può legare, né diminuire e ogni volta che si vorrà, lo si potrà possedere. Il tempo si può possedere quando si vuole ma non si può cedere ad un altro perciò è un costitutivo dell’uomo più profondo del corpo e dell’anima.

Se il tempo viene usato per lavare l’ignoranza o il sudiciume che ci copre per giungere alle cose belle o alla sapienza, è tempo ben adoperato, se invece non si usa, il tempo è perduto. Per Alberti, saper usare bene il tempo è alla base dell’homo faber che rifiuta l’ozio e realizza la virtù, il tempo in questo caso è un buon amministratore e tale diventa quanto più noi vogliamo.

E’ molto interessante confrontare questa teoria sul tempo con quella di Agostino. Il primo elemento da considerare è il contesto, poi i protagonisti che svolgono l’indagine sul tempo.  Agostino visse nel tardo Impero, in un momento in cui un mondo va disgregandosi ed egli stesso è un uomo in cerca di qualcosa che gli manca. Leon Battista Alberti visse nel periodo dell’umanesimo in cui si esaltava la dignità dell’uomo, figlio di un ricco mercante fu un grande architetto, matematico e filosofo.

Giannozzo non riflette sulla natura del tempo, ma sulla sua economicità, sulla sua utilizzabilità in modo che serva alla famiglia. Il dialogo non ha la caratteristica delle Confessioni in cui la riflessione sul tempo deve placare l’inquietudine dell’uomo, è piuttosto un testo pedagogico che indica le vie del successo mondano.

Colui che conduce l’analisi non è l’homo viator di Agostino, sperduto nei tempi, in cammino verso l’eterno ma è un mercante proiettato verso il mondo esterno che del tempo fa uso per realizzare i suoi progetti.

Per Agostino, il tempo è la vita profonda dell’anima colta nella sua estensione e diviene immagine della lacerazione e separazione da Dio. Per Alberti il tempo non è visto in relazione con la teoria ma con la pratica, al rapporto uomo – Dio di Agostino sostituisce il rapporto uomo – mondo.

Non si tratta, quindi, di contemplare l’ordine cosmico o ritirarsi nell’interiorità, bisogna abitare il tempo, dargli un senso, una finalità umana, programmarlo per realizzare la dignità dell’uomo.

Alberti scrive:<< La mattina, quando io mi levo così penso tra me stesso: io oggi cosa avrò io da fare? Tante cose: annorevole, pensovi, e a ciascuna assegno il tempo suo: questo stamane, quello oggi, quell’altra stasera […] La mattina ordino me a tutto il dì, il giorno seguo quanto mi si richiede, e poi la sera innanzi che io mi riposi ricolgo in me quanto feci il dì>>.

 Per Alberti, il tempo deve realizzare la sua concezione dell’homo faber fortunae suae, ossia quella di un uomo dalla vita attiva. Attraverso questa considerazione sul tempo la storia, desacralizzandosi, diventava fatto umano.

Ancora Alberti che ribadisce:<< Pertanto così mi pare da credere sia l’uomo nato, certo non per marcire giacendo, ma per stare facendo […]; l’uomo nacque non per rattristarsi in ozio, ma per adoperarsi in cose >>.

Quale sarà la nostra idea del tempo? E’ facile che, dato il momento, siamo presi dalla frenesia dell’agire quasi a voler recuperare ciò che ci è mancato in questo lungo anno di pandemia ma forse ora è il momento di dare ascolto a ciò che è stato nel nostro animo negli ultimi tempi, se abbiamo capito quali cose sono veramente importanti per il nostro essere e cercare di realizzarle.

Dovremmo, forse, trovare una mediazione tra il tempo dell’anima che vive di ricordi e speranze, di amore e di pace e quello degli affari che ci spinge ad essere attivi, soprattutto propositivi nel voler poche cose, ma quelle importanti. Credo che dovremmo vivere la lentezza, il gusto delle cose e degli affetti più vicini a noi che in questo lungo inverno della nostra vita ci hanno fatto capire che quando il mondo si isola, si allontana, loro ci sono sempre a dire che ci saranno ancora e … ancora.

I filosofi, oggi, sembrano aver acquisito definitivamente l’idea che il tempo sia una dimensione interiore dell’uomo e ritengono che l’interesse che la filosofia ha sempre avuto per il tempo sia dipeso dal senso della finitezza che accompagna l’esistenza umana che deve confrontarsi con la morte, per questo motivo consigliano di non sprecare il tempo.

Gabriella Colistra

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