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“Epistola numero 12” di Maria Cristina Adragna

EPISTOLA N. 12

Ho inviato una dozzina
di lettere al tuo indirizzo di sempre,
senza sapere nemmeno
se abiti ancora in quella casa.

Non ho ricevuto risposta alcuna,
benché prima che io partissi
mi giurasti che non mi avresti
mai negato il tuo sostegno.

Esiste un ampio varco che conduce
alla libertà, ma se io lo percorressi
mi ritroverei tra le braccia della morte.

Dicono che ci attendono
con le armi puntate alla fine del tunnel,
ed è per questo che io ed Hans
abbiamo scelto di rimanere
immobili, nascosti nel nostro
umido rifugio.

Se potessi scegliere cosa fare
del mio destino
mi recherei presso
il binario numero 7,
asciugherei le tue copiose
lacrime alla maniera di un padre zelante
e scaglierei numerosi
sassi su quel vagone
che mi condusse lontano da te.

Ho visto mia moglie
nell’esondante dolore
che trapelava da ogni sguardo,
e non avendo denaro a sufficienza
per l’acquisto di oro o d’argento
ti ho legato al dito
un pezzo di corda senza valore.

Non brilla al sole,
ma è la mia promessa.

Chissà se ancora lo vuoi,
chissà se ancora mi vuoi.

Giurami che, se il fato
non si battesse strenuamente
affinché io possa fare ritorno,
sceglierai di concederti
al buon Chalie Smith,
quello che ti guarda
tutte le mattine
con bramosia da dietro
i pesanti drappi
della sua agiata dimora,
quella che io non avrei potuto
assicurarti, quella che io
non avrei saputo costruirti.

Forse, da un luogo sconosciuto
e molto vicino a Dio,
avrò il privilegio di udire
il vivace scalpitio dei tuoi figli.

Se all’imbrunire mi dovessi imbattere
nell’ennesimo ordigno inesploso,
sappi che farò in modo
che il frastuono giunga a te
come qualcosa di simile
alla litania della campane
che annunciano la messa,
quelle festose della domenica mattina,
le stesse che domani
seguiteranno a ripeterti incessantemente :”Orsù, Erminia,
è giunta l’ora di pregare per lui.”

Maria Cristina Adragna

Tratta da nessuna raccolta. 
Ipotetiche parole di qualcuno
che forse fece ritorno
o che cadde miseramente
in guerra come tanti, come troppi…

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

“Parlavi con le api” di Maria Cristina Adragna

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