Adagiata sulla soglia di un anelito furtivo, percepito quasi a stento, da chi brama trascendenza, è l’accenno di un lamento convertito in leggiadria, l’indomabile tendenza ad un Eden ancestrale.
Il contatto trasversale tra i miei sensi e l’universo ove albergano sentori infestati di mistero, è il tripudio di sussulti che schernisce la mia carne, poiché scevra dal superfluo, dal tangibile e dall’ovvio.
In accordo con l’assenso che il mio ego manifesta, ogni volta che ricerca quel sintagma d’altrove, la beltà che tutto muove, che governa, che si immola solamente al Dio del cielo… Verso cui protende e vola…