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“Anima” di Maria Cristina Adragna

Adagiata sulla soglia
di un anelito furtivo,
percepito quasi a stento,
da chi brama trascendenza,
è l’accenno di un lamento
convertito in leggiadria,
l’indomabile tendenza
ad un Eden ancestrale.

Il contatto trasversale
tra i miei sensi e l’universo
ove albergano sentori
infestati di mistero,
è il tripudio di sussulti
che schernisce la mia carne,
poiché scevra dal superfluo,
dal tangibile e dall’ovvio.

In accordo con l’assenso
che il mio ego manifesta,
ogni volta che ricerca
quel sintagma d’altrove,
la beltà che tutto muove,
che governa, che si immola
solamente al Dio del cielo… 
Verso cui protende e vola…

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