
Oggi ne parliamo insieme ad una nota restauratrice che ha reso il suo lavoro una missione.
Conosciamola meglio
Eleonora Coloretti è nata a Firenze nel 1981 Restauratrice qualificata, laureata in conservazione e restauro del patrimonio storico artistico, completati gli studi universitari entra a far parte dei restauratori specializzati dell’Opera Primaziale Pisana, ente preposto alla tutela, al restauro e alla valorizzazione di Piazza dei Miracoli a Pisa (patrimonio UNESCO). Lavora sotto direzione tecnica di Gianni Caponi, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, Gianluigi Colalucci, con supervisione scientifica di Antonio Paolucci.Perito esperto e consulente tecnico d’ufficio presso il tribunale di Massa, esegue attribuzioni, perizie, stime, valutazioni e certificazioni di opere d’arte.
Dell’arte dice: “Nell’arte ci sono le nostre radici e quando ti trovi davanti ad un’opera d’arte rovinata, sei assalita dal dolore nel notare il disamore che esiste nei riguardi del patrimonio artistico verso il quale abbiamo il diritto di goderne la bellezza, ma anche il dovere di preservare. E in quel momento vengono fuori l’amore e la passione: sono consapevole che sto facendo qualche cosa di buono, che con il mio lavoro posso recuperare e questo dà gioia e felicità perché stiamo recuperando un pezzetto di memoria”.
Innanzitutto la ringrazio di essere qui, e le chiedo quando è nata la sua passione per l’arte?
La mia passione per l’arte è nata molto presto quando ancora ero una bambina e mia nonna materna mi portava con sé in Chiesa. Ero affascinata dagli affreschi e dai dipinti custoditi in quei luoghi sacri e spesso così silenziosi e maestosi. Mentre lei pregava o sentivamo insieme la Messa, io ero molto più interessata a tutto quello che vedevo intorno a me, e alle storie che quelle opere raccontavano: ho capito subito che quella bellezza mi appagava, mi avvolgeva, mi faceva stare bene. Non ho più smesso di provare quella sensazione.
Ha lavorato come restauratrice alle opere dei monumenti di piazza dei Miracoli, con particolare riguardo al camposanto monumentale, ma anche in cattedrale, nel battistero, nella torre. Un ricordo di questa sua esperienza.
Nelle sue prime esperienze come restauratrice, di fronte ad un’opera d’arte di millenni, che emozioni ha provato?
Emozioni contrastanti: prima tra tutte, come già ho accennato, la sana paura, poi la reverenza ed il rispetto nel trovarsi davanti alla storia: questo tipo di emozioni ti permettono di approcciarti in modo cauto e prudente, di non perdere la lucidità e di essere consapevole del tuo operato. Successivamente subentrano la gioia, lo stupore, l’orgoglio e la soddisfazione di poter svolgere quel tipo di lavoro che non è un lavoro, ma una pura passione ed una scelta di vita.
A quale tra i restauri realizzati nel tempo avrebbe voluto partecipare?
Sicuramente al recupero degli Affreschi di Giotto ad Assisi, dopo il terribile terremoto che colpì l’Umbria nel 1997. Non soltanto per l’importanza delle opere colpite, ma anche perché, durante quell’episodio, ci fu una vera e propria gara di solidarietà collettiva che coinvolse tutti: dai tecnici, agli studiosi, agli storici, ai volontari, agli studenti. L’amore per il nostro patrimonio culturale fu così potente da smuovere le coscienze di tutti e, questo, è il grande potere dell’arte.
Ha avuto l’occasione di collaborare con il compianto Gianluigi Colalucci, conosciuto per aver restaurato la Cappella Sistina in Vaticano. Un suo personale ricordo.
Se potesse viaggiare nel tempo e conoscere uno degli artisti delle opere che ha restaurato, chi sarebbe e soprattutto cosa gli chiederebbe?
Sicuramente Benozzo Gozzoli, soprattutto perché gli anni in sua compagnia sono stati molti, ed ho avuto modo di poter mettere mano su molti dei suoi monumentali affreschi. Queste meravigliose scene, che adornano le pareti del Camposanto di Pisa, erano ricchissime di dettagli naturalistici e paesaggistici riportati con una maestria e precisione certosina da sembrare vere e proprie fotografie: tante volte ho cercato di capire se, e da dove, fossero stati tratti questi scenari, così fedeli alla realtà, nella loro rappresentazione. Mi piacerebbe chiedergli dove aveva visto questi paesaggi, sicuramente reali, se nella nostra Toscana o in qualche altro luogo, e cercarne ancora qualche traccia per confermarne la presenza.
È importante tutelare il patrimonio artistico, quanto educare i giovanissimi alla sua esistenza. Cosa fare per incentivare i giovani ad interessarsi all’arte?
In un articolo a lei dedicato dice: “Ho provato ad entrare all’Opificio delle Pietre Dure ma non ci sono riuscita, non c’erano scuole e allora ho iniziato a frequentare le botteghe, lavavo i pennelli e intanto imparavo. Un restauratore deve saper fare di tutto, deve capire di che cosa si sta parlando”. Le va di raccontarci un aneddoto di questa esperienza.
Il percorso di un restauratore, come qualsiasi altro mestiere, conta sconfitte e
Ha da poco pubblicato il suo primo libro “Guardare il Restauro” edito dalla Campisano editore, Le va di parlarcene?
George Bernard Shaw diceva: “Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.” Una sua considerazione.
Le opere d’arte sono, in effetti, espressione pura e primitiva della nostra anima: attraverso l’arte riusciamo a parlare un linguaggio universale, potente, che supera i confini del tempo e dello spazio e questo non è altro che quello che le nostre anime fanno, e che sempre faranno, unendo mondi e persone apparentemente diversi e lontani.
Progetti futuri?
Molti, sia nel campo del restauro che in quello della divulgazione e dell’educazione all’arte. Non meno importante la promozione di “Guardare il restauro” che mi aiuta a raggiungere luoghi e persone e che mi ha permesso di mettermi in contatto con moltissimi giovani studenti che partecipano attivamente alle presentazioni. Come io ho imparato anni fa, vorrei poter lasciare per loro qualcosa di buono da imparare: la nostra più grande responsabilità e felicità dovrebbe proprio essere il tramandare e per me, lo è, proprio perché non dimentico mai da dove sono partita e in che modo.
E giungo alla mia ultima domanda, ha ancora un sogno nel cassetto?
Continuare a fare questo lavoro migliorandomi sempre di più: non si smette mai di imparare, di crescere e di innamorarsi, se possibile, ancora di più, del proprio mestiere: se è vero che il primo amore non si scorda mai io aggiungo che mi auguro che mai mi lascerà.
Ringraziando Eleonora Coloretti per il tempo dedicatomi, ricordo agli amici di ScrepMagazine che potete acquistare il suo libro a questo link
Intevista a cura di Monica Pasero
