Il venerdì sera la trasmissione Quarto Grado mi tiene incollata per ore davanti alla TV.

Merito del suo conduttore, il bravissimo e molto professionale Gianluigi Nuzzi.

E merito della bravura di chi settimanalmente si occupa dei casi.

Sono i giornalisti che conducono le inchieste, anche se a volte tali inchieste durano anni.

Proprio Venerdì sera si è tornato a parlare di un caso che ci ha sconvolto nove anni fa.

Il caso di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate piccolo centro in provincia di Bergamo, scomparsa nel novembre del 2010 e trovata cadavere pochi mesi dopo, a febbraio.

Il suo sorriso è impresso in ogni sua foto.

I capelli mossi, gli occhi grandi. Yara Gambirasio aveva tredici anni e amava la ginnastica ritmica.

Yara era una bambina “serena “, aveva spiegato la mamma di Yara ai giudici, raccontando le sue giornate tipo. Impegnata tra casa, scuola e palestra.

Aveva una sorella maggiore, Keba, e frequentava solo compagne di classe e di ginnastica.

Yara non aveva mai subito episodi di bullismo o parlato di corteggiamenti da parte di uomini adulti.

Anche l’allenatrice della palestra che Yara frequentava aveva descritto la giovane come una persona “tranquillissima”.

Quel pomeriggio esce dalla palestra di Brembate di Sopra, il centro sportivo che frequenta.

Deve consegnare uno stereo e poi rientrare a casa.

Ma non torna. Il suo cellulare viene spento. Nessuno sa dove si trovi.

I genitori danno l’allarme e scattano subito le ricerche.

Nessuna pista viene tralasciata ma dopo tre mesi di ricerche, il corpo della ragazzina viene trovato da un appassionato di aeromodellismo in un campo abbandonato a Chignolo d’Isola, a pochi chilometri da casa.

Sul cadavere vengono trovate ferite alla testa, coltellate alla schiena, al collo e ai polsi: Yara viene lasciata agonizzante, incapace di chiedere aiuto…

Sugli slip e i leggings indossati da Yara viene isolata una traccia biologica da cui si risale al DNA di “Ignoto 1”.

Il presunto assassino di Yara ha un nome: è Massimo Bossetti, carpentiere, residente a Mapello, che combacia con “Ignoto 1”. L’uomo finisce in carcere.

La novità è che i legali di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per il delitto, hanno annunciato l’intenzione di presentare una denuncia per frode processuale, in vista di una richiesta di revisione del processo dopo l’intervista ad un consulente del PM di Bergamo ad un giornale.

La notizia è stata data il giorno dopo del nono anniversario della morte di Yara.

L’avvocato di Bossetti, ha più volte, negli anni precedenti, chiesto una superperizia che confrontasse il DNA di Bossetti con quello del “famoso Ignoto 1”, richieste che sono state sempre respinte sostenendo che “i reperti erano esauriti”.

Ora è arrivato il via libera dei giudici per l’ esame sul DNA e per l’accesso ai referti del caso Yara Gambirasio.

La Corte d’Assise di Bergamo ha autorizzato la difesa a esaminare tutti i reperti, i vestiti che indossava la 13enne tra cui slip, leggins, scarpe, giubbotto e i campioni sulla traccia genetica.

La cosa da sottolineare è che: “ad oggi alla difesa non è stato permesso alcun accesso ai reperti”, a partire dai campioni di DNA…ancora disponibili e conservati presso l’Ospedale San Raffaele di Milano”.

L’attività difensiva ha così lo scopo di risolvere le “diverse anomalie” emerse nel processo.

Prima fra tutte, una traccia mista, forse sangue, di Yara e “Ignoto 1” in cui il DNA nucleare combacia con quello di Bossetti, ma non il DNA mitocondriale (quello che indica la linea materna).

Stranezze che sono state riscontrate anche nell’autopsia che avrebbe confermato l’assenza di ferite ai piedi della ragazzina.

Ma i calzini di Yara avrebbero invece chiazze del suo stesso sangue.

A rivelarlo sarebbero stati i RIS di Parma quindi contrapponendosi a quanto ha affermato la tesi dell’accusa.

Altro mistero è l’ipotesi lanciata dalla mamma di Bossetti.

E cioè di essere stata inseminata artificialmente, perché lei ha sempre affermato, anche sotto giuramento di non avere mai avuto rapporti con Guerinoni, identificato come il vero padre di Bossetti.

Ipotesi che per l’accusa è impossibile, sia perché la pratica, all’epoca, non era legale ancora da noi in Italia.

Terzo mistero, che si aggiunge è quello di una donna nel 2013 avrebbe indirizzato una lettera alla procura di Bergamo, in questa lettera dichiarava di aver avuto un figlio da Giuseppe Guerinoni.

Figlio che sarebbe stato dato in adozione e per la difesa potrebbe essere un fratellastro di Bossetti.

“Ignoto 1″ e Bossetti potrebbero essere figli di due donne diverse”.

Ester, in una deposizione rilasciata agli inquirenti, affermò che una volta il suo ginecologo le aveva inserito «del liquido seminale inconsapevolmente».

«Io – racconta la Arzuffi – rimanevo incinta ma i bambini mi morivano ed il mio ginecologo mi disse di dare una mano agli spermatozoi di mio marito».

La Arzuffi raccontava di aver sentito «un liquido freddo, freddissimo» e che sapeva che era sotto cura con «pastiglie, pastigliette o candelette».
Ester Arzuffi conosceva Giuseppe Guerinoni perchè era l’autista della corriera che lei prendeva per recarsi al lavoro. A quell’epoca era molto bella Ester, facile che qualcuno si potesse innamorare di lei, aveva capelli nerissimi, occhi blu cobalto e aveva un ovale del viso perfetto, ma lei ripeté fino alla morte, avvenuta ad agosto di quest’anno, che non aveva mai avuto rapporti  di nessun genere, né tanto meno sessuali col Guerinoni.

Che dire?

La giustizia a volte sbaglia?

Non si capisce come mai alla difesa è stata negata l’acquisizione delle prove a carico di Bossetti . Dopo nove anni si riparte, nuove perizie, processi, rinvii, quando bastava fare bene all’inizio dell’inchiesta.

E se avesse ragione il carpentiere di Mapelo, cioè Bossetti?

E se da qualche parte esistesse un figlio di Guerinoni ?

E se fosse stato lui ad uccidere la ragazzina di Brembate?

se fossero stati più persone ?

Il caso non è chiuso.

Angela Amendola 

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Angela Amendola
Mi chiamo Angela Amendola e vivo in Calabria dove sono nata. Appassionata di letteratura, poesia, musica ed in genere di tutte le espressioni artistiche , mi sono dedicata allo studio della poesia contemporanea e poco conosciuta. Attratta anche dalle sonorità della poesia dialettale, ho organizzato presentazioni di libri ed autori. Faccio parte di associazioni letterarie e musicali e nel 2017 ho fondato, assieme ad altri Soci Fondatori, l’Associazione “Accademia Edizioni ed Eventi” per la quale scrivo su SCREPmagazine.

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