Walter Lazzaro: il pittore del silenzio.

Trenta anni fa moriva WALTER LAZZARO, definito dai grandi critici italiani “Il pittore del silenzio“.

Era nato a Roma nel 1914. Nella capitale frequentava il Liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti. Bell’uomo, per qualche tempo si dedicò anche al teatro e al cinema, interpretando il ruolo di Raffaello nel film “La Fornarina”.

Nel 1943 venne catturato in Albania e tenuto in un campo di prigionia tedesco in Polonia. Rientrato alla fine della guerra, nel 1956 fondò il Movimento Poeti-Pittori che raccolse molte adesioni tra i maggiori artisti del momento, teorizzando l’importanza di un linguaggio artistico chiaro e semplice.

Con Carrà, Funi, Guidi, Ordavo e Pieraccini, diede vita alla Settimana d’arte della Versilia (poi denominata Marguttiana), rassegna ancora oggi in voga.

Lo conobbi a Milano in via Brera, la via degli artisti milanesi, nella galleria d’arte “PONTE ROSSO” gestita da Consonni, un caro e vecchio amico recentemente e precocemente scomparso.

Walter Lazzaro aveva il suo studio-negozio proprio all’angolo di via Brera, dipingeva schivo come era nel suo carattere. Aveva una pennellata timida, ogni tanto aggiungeva sabbia di mare al colore per movimentare il dipinto, tutto in chiave proustiana, come recupero e testimonianza di un tempo perduto.

Alla Domenica mattina puntualmente andavo a trovarlo, era felice quando mi vedeva. Non aveva molti amici, si identificava nei suoi soggetti lazzariani: figure immobili e appena accennate, le barche, i capanni assolati e gli ombrelloni immersi in colori dalle sfumature digradanti e questo cielo sfumato che gli suggeriva illimitate distanze.

Il silenzio, come molti dipinti di Giorgio de Chirico, era la sua “musa”. Spesso si confidava, ma quasi mai del passato. Nel campo di concentramento in Polonia, nel lager Biala Podlaska, si salvò grazie alla sua arte.

Dipingeva, in cambio di cibo, le mogli e le amanti delle SS (come altri due pittori famosi: Musil e Carpi…).

Ogni tanto usciva dal negozio, libero come lo era lui, come liberarsi dalla angherie subite.

Guardava spesso il cielo, gli dava, come nei suoi dipinti, un senso di gioia di purezza, di tranquillità.

Bruno Vergani

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