“Vàndalo”, ovvero “l’appartenente all’antica popolazione dei Vandali”, il barbaro che sbarca nei territori romani del Nord Africa e vi fonda il proprio dominio e, guidato da Genserico, riesce a conquistare l’Africa settentrionale e le grandi isole del Mediterraneo, come la Sardegna, la Sicilia, la Corsica e le Isole Baleari e a saccheggiare addirittura Roma nel 455 d.C.

“Vàndalo” è anche l’individuo che “senza alcuna motivazione, ma solo come manifestazione di violenza, di forza, di cattiveria, di bastardaggine, per gusto perverso o per ignoranza” devasta, rovina beni e oggetti non suoi e di valore, e soprattutto monumenti.

Non altro, almeno per me.

Eppure qualcosa mi ha sempre detto – sesto senso? – che la sdrucciola “vàndalo”, in una lingua quale la nostra, varia, amabile, dolce e ricca di musicalità e di danza ritmica, avrebbe potuto nascondere un “quid misterioso” tra cronaca e attualità, tra leggenda e storia.

Un lungo viaggio il mio, sino alla casuale fermata presso la Cantina dell’Azienda Agricola Marmo in Andria, la terra di Castel del Monte, il territorio di Federico II°, lo stupor mundi, con lo sguardo puntato e fatto prigioniero da una bottiglia di rosso ricavato dalla coltivazione e vinificazione del Nero di Troia, vitigno autoctono originario dell’Asia Minore e impiantato in Puglia dagli antichi greci.

Questo è il meno, perché la mia curiosità va in ebollizione quando, girando tra le mani la bottiglia, con mia somma meraviglia e mio immenso stupore, leggo il nome “Vandalo”.

E qui si apre uno scenario completamente nuovo, inimmaginabile e al di là di ogni fantasia o salto di canguro.

Apprendo che Vàndalo è stato un eroico trottatore dell’800, chiamato “il figlio del vento” e vincitore di 200 corse e 26 piazzamenti su 226 corse disputate.

Un cavallo dall’andatura pulita, possente, raffinata, dal passo armonico, vigoroso, morbido, elegante come il bouquet del rosso Nero di Troia, complesso, graffiante, fragrante, con note di fiori e frutti rossi che vanno dalle rose alle ciliegie e che al palato si mostra elegante e di struttura robusta armoniosamente sostenuta da una equilibrata acidità in perfetta sintonia con la qualità del nostro trottatore, le cui gesta mai avrei potuto conoscere se non avessi incontrato la curiosa bottiglia del Nero di Troia dell’Azienda Marmo.

Vàndalo, il leggendario cavallo, il re del trotto, il cavallo castrato “per fargli passare la pazzia per le cavalle” e farlo diventare matto solo per correre e vincere, che galoppa tra Garibaldi e Verdi, sconfigge nelle burrascose vicende della unità e crescita del Paese Italia i rivali stranieri e diventa il simbolo dell’orgoglio italiano, della forza del tricolore, suscitando passione ed entusiasmo con le sue vittorie che avevano la rapidità del fulmine e la potenza del tuono dei temporali estivi.

Nasce nel 1862, figlio del purosangue Huntsman e di Cassandra Norfolk, a Consandolo, una frazione di Argenta, Ferrara nella tenuta Equireno del marchese Ferrera Costabili.

La sua vita è un eterno ballo sulle piste del trotto con il suo carattere duro, forte, indomabile quando non viene compreso dal driver seduto sul sulky, così come da Vittorio Emanuele II° che lo vuole per la gloria della Scuderia Reale.

Un quadrupede, antesignano di Varenne, altro trottatore imperioso ed elegante che rinverdisce la leggendaria figura dell’italiano vincente ovunque all’estero e riesumato dal giornalista Mario Natucci, che ne narra le gesta nel suo romanzo storico-sportivo “Veloce come Vandalo – il romanzo del trottatore nato per vincere”.

Una leggenda, una storia, una premonizione anticipatrice e ispiratrice del mito dell’Emilia , terra della corsa e della velocità su quattro gambe, su quattro ruote, su due, dal sulky alla Ferrari, dalla Maserati alla Lamborghini, alla Ducati.

E non è finita…

Alla prossima puntata.

Vincenzo Fiore

Articolo precedente“Vivere di te” di Maurizio Gimigliano
Articolo successivo“Belenita” incinta?
Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui