Giorni fa, viaggiavo verso Reggio Calabria, luogo del cuore. Non guidavo io e guardavo in giro il paesaggio umido sotto una pioggerellina che rendeva tutto grigio e uguale quando il mio sguardo è stato attratto da un enorme stormo di uccelli in volo.
Forse stava migrando verso zone più calde, sono rimasta affascinata da quel volo. Gli uccelli disegnavano in aria eleganti geometrie, andavano in una direzione, poi tracciavano un’ampia curva nello spazio e poi di nuovo verso la direzione originaria.
Li ho guardati finché sono scomparsi alla vista ed ho pensato che il volo degli uccelli ha sempre colpito la fantasia degli uomini che hanno sognato di poter volare. Pur consapevoli di non poterlo fare, ci hanno provato come ha fatto Icaro che con ali di cera volò verso il sole.
Icaro è un personaggio mitologico, la sua storia è raccontata da Apollodoro e da Ovidio il quale racconta che Icaro era in esilio con il padre Dedalo.
Volendo abbandonare l’isola di Creta in cui si trovavano rinchiusi, Dedalo costruisce per il figlio delle ali di piume, simili a quelle degli uccelli e tenute insieme dalla cera, le incolla sulle braccia del figlio a cui raccomanda di volare a mezza altezza perché, gli dice:<< se vai troppo basso le ali si bagnano e si appesantiscono, se vai troppo in alto il calore del sole le brucia>>.
Dedalo indossa anche lui ali tenute insieme con la cera e inizia il volo, seguito dal figlio. I pescatori, dalla riva, osservano i due in volo e si stupiscono tanto da credere che siano delle divinità.


Icaro, però, è preso dall’ebbrezza del volo, dalla bramosia del cielo e decide di puntare in alto. Il calore del sole scioglie la cera e Icaro, invocando il padre, precipita in mare e muore.
Questo è un mito, favola che rispecchia il sogno di poter volare, sogno che ebbe anche un genio multiforme poco incline alle favole e molto consapevole dei propri mezzi: Leonardo da Vinci.

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Per Leonardo, lo scienziato è anche tecnico, cioè capace di usare basi teoriche per costruire oggetti, in questo ambito, sono famosi i disegni delle “macchine” leonardesche. Tra queste macchine, ne aveva pensata una capace di volare, il progetto doveva essere illustrato in un’opera divisa in quattro capitoli che aveva così definito.
Il primo:<<sia del volare per battimento d’alie>>, il secondo:<< del volo senza battere d’alie, per favor di vento>>, il terzo:<< del volare in comune come d’uccelli, pipistrelli, insetti>>, il quarto: << del volo strumentale>>.


Il trattato non fu completato ma nel 1505 (o 1506) scrisse il Codice sul volo degli uccelli, nel quale mostra di voler comprendere la tecnica del volo degli uccelli per poterlo poi applicare alla macchina volante. Questa non vide la luce se non secoli dopo ma ricordo il Codice di Leonardo perché anche qui, come per Icaro, il volo è un obbiettivo carico di aspettative.
La storia di Icaro viene spesso ricordata come segno di disubbidienza nei confronti del padre e criticato perché usa le ali quasi in un gesto di sfida, a me, invece, piace pensare all’animo di Icaro e alla sua felicità mentre sente l’aria sulla pelle e vive la consapevolezza di sfidare le leggi di gravità, nonostante tutto vola…vola.
Anche Leonardo, logico e razionale sogna di volare e si impegna per realizzarlo.

Chi, nella sua vita, non ha sognato di volare?

Volare, metafora della libertà, rifiuto degli schemi imposti, desiderio di raggiungere un obiettivo, un traguardo, un successo.
Il volo degli uccelli che osservavo in viaggio, mi ha colpito per l’estrema armonia del movimento, Ho pensato che fossero molto coordinati ed affiatati, come spesso noi uomini non riusciamo ad essere.
Solitari e individualisti, chiusi nel nostro guscio, non riusciamo a creare un gruppo che persegua gli stessi fini, che riesca a trovare un bene comune da costruire. Come spesso accade, è la natura, sono gli animali a suggerirci modi e regole comportamentali che dovremmo adottare in vista di una società più giusta.
Mi piace chiudere con le parole di Martin Luther King:
<< Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli>>.

Gabriella Colistra

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