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Una storia imbarazzante

The body of Pope Pius XII lies in state at the papal summer residence, Castel Gandolfo, outside Rome on Oct. 9, 1958. A noble guard of the Papal Court stands at his head. (AP Photo)

I riflettori sono ancora accesi ma molti fedeli, che hanno affrontato giornate dure, pur di immortalare, portare nel cuore l’ultima espressione di Papa Francesco, sono di rientro a casa, nella loro vita. Ora la chiesa è sguarnita ed è chiaro che ha bisogno di una guida e quindi, molto presto, sapremo chi sarà il successore, per chi si innalzerà la “Fumata Bianca”. Non voglio fare pronostici, tocca al Conclave decidere.

Voglio raccontare una storia che ha dell’assurdo, la storia di un altro papa: Pio XII. Era stato eletto Papa nel 1939 fino alla sua morte, avvenuta nel 1958. Quella dell’ultimo saluto è una pratica che si ripete ma negli ultimi anni, si è deciso di ridurre i tempi di esposizione a causa del naturale deterioramento del corpo. Cosa del tutto naturale! Ma, durante l’esposizione del corpo di Papa Pio XII, la salma iniziò a decomporsi sotto gli occhi dei fedeli, a causa di una scorretta tecnica di conservazione. Ci furono una serie di errori e ancora oggi, dopo 70 anni, non vi è certezza su come andarono realmente i fatti. La maggior parte delle fonti però, puntano il dito sul medico personale del Papa,  il dott. Riccardo Galeazzo Lisi. La versione fornita dallo stesso medico, racconta che sul Papa defunto, si era deciso di utilizzare una nuova tecnica di conservazione. A dire il vero, fu lo stesso Papa ancora in vita, a dire che si sentiva a disagio all’idea che il suo corpo venisse manipolato dopo la sua morte, era qualcosa che non lo faceva stare in pace con se stesso. È risaputo che all’epoca, dopo la morte, venissero asportati gli organi interni per permettere una buona conservazione del corpo, considerati i 9 giorni di esposizione.

Oreste Nuzzi, un imbalsamatore napoletano aveva messo a punto un nuovo metodo che sembrò rivoluzionario. L’imbalsamatore aveva mostrato una mano, recisa in un incidente sul lavoro, trattata col suo metodo e la pelle, si era mostrata elastica e dall’aspetto naturale. Cosa che stupì positivamente il Papa. Pio XII, rimasto estasiato dall’esperimento, acconsentì che il suo corpo fosse trattato con questo metodo così innovativo.

Papa Pacelli, morì in una calda giornata d’autunno a Castel Gandolfo e a causa della calura, era necessario trattare tempestivamente il corpo del Pontefice defunto, in vista del trasferimento a Roma e successiva esposizione. Il dott. Lisi si mise subito al lavoro, procedendo con la tecnica approvata dal Pontefice, col beneplacito del Cardinale Tisserant, colui che avrebbe poi presieduto il Conclave.

La salma fu ricoperta di spezie, erbe aromatiche e altri preparati naturali e poi, avvolta in alcuni teli di cellophan.

Il cellophan avrebbe trattenuto gli aromi volatili e avrebbe garantito una migliore imbalsamazione. Ma le cose non andarono come previsto! Ricordiamo la calura estiva ancora prepotente su Roma e il cellophan, che non permetteva il passaggio dell’ossigeno, queste condizioni finirono per accelerare il processo di decomposizione, anziché ritardarlo. In poche ore, la salma iniziò a gonfiarsi e ad assumere un colorito violaceo ma più di tutto, iniziò a sprigionare odori nauseabondi, dovuti alla decomposizione. Pare addirittura che il corpo sia esploso a causa dell’accumulo dei gas, imprigionati dal cellophan.

A causa di questo evento imbarazzante ed inatteso, furono istituiti turni di dieci minuti per la Guardia Svizzera Pontificia, per evitare che le guardie impegnate, si sentissero male. La situazione così delicata, richiese la presenza di esperti che, nell’attesa di ricomporre la salma per il funerale, trattarono i resti con disinfettanti come la formalina. Questo per ridurre la proliferazione dei batteri. Il viso, cioè la parte più esposta, iniziava a squamare e quindi, sii decise di applicare un cerone molto pesante, misto a forti dosi di formalina.

Alla morte del successore, Papa Giovanni XIII, fu adottata una tecnica di imbalsamazione più scientifica. Furono iniettati immediatamente alcuni preparati disinfettanti e disidratanti, tanto che alla esumazione del corpo avvenuta nel 2001, la salma risultava ancora conservata perfettamente. È chiaro che l’obiettivo non sia mai stato quello di imbalsamare il corpo ma piuttosto, inibire la decomposizione per i giorni di esposizione.

Il rivoluzionario medico Galeazzo, morì nel 1968.

 

 

 

 

 

 

 

 

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