Sul filo del telefono
con Dalila Adragna
Dalila Adragna è la dottoressa alcamese in lingue straniere, cinese e inglese, che, da ottobre, per uno scambio culturale si trova in Cina a Chengdu, città ad oltre mille chilometri da Wuhan, dove è scoppiata l’epidemia da coronavirus e che, giovedì scorso, dopo il diffondersi del coronavirus, doveva salire a bordo di un aereo che da Chengdu l’avrebbe portata in Italia, ma a causa del blocco è rimasta lì per raggiungere solo poche ore fa, dopo una vera odissea, la sua terra, la sua famiglia.
Fiore:-Pronto? Parlo con Dalila Adragna?
Adragna:- Sì, buona sera.
Fiore:- Sono Vincenzo Fiore, blogger di ScrepMagazine. Posso farle delle domande sulla sua “odissea in Cina” appena conclusa con il suo ritorno – da poche ore – ad Alcamo?
Adragna:-È un piacere per me. Mi dica…
Fiore:- Scoppia l’allarme per il Coronavirus: le sue paure e le sue preoccupazioni…
Adragna:- Le notizie ufficiali sono state date in ritardo da parte del Governo cinese.
Appena ne venimmo a conoscenza, io e le persone accanto a me ci spaventammo moltissimo.
Io, in particolare, mi sentivo a rischio in quanto avevo viaggiato su mezzi pubblici ed incontrato la mia professoressa che era stata a Wuhan.
Ecco perché mi precipitai a fare dei controlli ospedalieri fermandomi in quarantena 14 giorni in un hotel.
Fiore:- Apprende del blocco aereo: le sue reazioni…
Adragna:- Scopro del blocco aereo la mattina stessa del mio volo: ero sconvolta e preoccupata di non riuscire a rientrare in Italia.
In primis contatto l’Ambasciata Italiana con la speranza, risultata vana, di avere un chiarimento.
Mi dicono di affidarmi alla compagnia aerea perché loro non avevano notizie ufficiali dall’Italia.
Al momento del check-in scopro che il volo era stato cancellato, senza avere alternative.
Richiamo l’Ambasciata ma anche questa volta senza avere un aiuto concreto.
Me ne vado in hotel.
Fiore:- Prima del blocco aereo non sarebbe stato meglio una decisione condivisa che tenesse in considerazione la volontà sul rientro o meno degli italiani in Cina?
Adragna:- Senza alcun dubbio: infatti lamentiamo proprio questo.
Non c’è stato un preavviso o una comunicazione.
Una ragazza mi ha confidato che, la sera stessa dell’annuncio di Conte, un ragazzo ha chiamato l’Ambasciata per avere spiegazioni tramite il numero notturno di emergenza. La risposta? In Ambasciata non ne sapevano nulla perché, per il fuso orario, non erano stati avvisati.
Questa scelta insensata non ha neanche tenuto conto dei rapporti commerciali con la Cina.
Quindi anche le persone che lavorano con la Cina corrono dei rischi per i loro business: a tal proposito consiglio di leggere cosa ha scritto la CCIC (Camera di Commercio Italiana in Cina).
Fiore:- Non ritiene che il suggerimento di aggirare il blocco aereo sia stato o sia un consiglio negativo?
Adragna:- È un paradosso, è come se un ladro vuole derubarti in casa e tu gli dici che dalla porta non può entrare, ma se entra dalla finestra può portarsi via tutto.
E la cosa più insensata è il fatto che siano stati enti come l’Ambasciata, la Farnesina e l’Unità di crisi a suggerirlo.
Indecente.
Fiore:- Durante la permanenza forzata in Cina, ben sedici giorni in un albergo di Chengdu, si è sentita protetta o abbandonata dal Paese Italia?
Adragna:- Mi sono sentita non solo abbandonata a me stessa e sulle spese, ma soprattutto ostacolata nel trovare una soluzione.
Fiore:- La Cina come si sta comportando?
Adragna:- La Cina ha adottato misure sbalorditive per bloccare il diffondersi del virus: controllano la temperatura all’ingresso di qualsiasi luogo, come aeroporti, supermercati e ristoranti.
Obbligano a indossare le mascherine, per di più disinfettano costantemente i luoghi pubblici.
Il servizio ospedaliero in cui tu spontaneamente richiedi il test, è molto rapido e nel giro di qualche ora hai il risultato delle tue analisi.
Per di più le attività pubbliche e l’intrattenimento come cinema, concerti, pub etc.. sono stati completamente cancellati; le vacanze posticipate fino al 10 febbraio con l’invito alle aziende a far lavorare da casa i loro impiegati, inizio di scuole e università posticipato a data da destinarsi, mezzi pubblici completamente bloccati o sensibilmente ridotti, inclusi metropolitane, treni, bus a lunga distanza.
Intere città barricate, vedi Wuhan e altre città nella provincia dello Hubei, costruzione di nuovi ospedali per garantire più posti letto.
Aggiungo che i cinesi sono super rispettosi di queste regole e si stanno impegnando attivamente per sconfiggere questo virus.
Il tutto (e c’è ancora altro) a discapito della propria economia nazionale.
Fiore:- Lei era per motivi di studio a Chengdu: pensa di ritornarci per completarli?
Adragna:- Io ero in Cina per uno scambio culturale. Spero di tornarci il prima possibile.
La Cina ti fa sentire a casa e i cinesi sono molto ospitali: tuttavia ottenere il visto per entrare è un po’ difficile.
Spero di trovare un lavoro che mi dia la possibilità di tornare in Cina.
Fiore:- Quanto influirà il Coronavirus sugli scambi commerciali e sul turismo tra l’Italia e la Cina, considerate le tante stupidità e ignoranze che ascoltiamo e leggiamo?
Adragna:- Io credo che la “mossa a mio avviso stupidissima” che ha fatto il Governo Italiano, influirà negativamente, ed è un peccato!
Ai cinesi l’Italia piace moltissimo. L’Italia è un Paese che apprezzano, per quanto riguarda il cibo, la cultura e la moda.
Spero che il Governo Cinese capisca che l’opinione degli Italiani in Cina e di chi ha rapporti con essa, si dissocia da quella del Governo Italiano.
Fiore:- Un suo messaggio franco e sincero al popolo italiano…
Adragna:- Affidatevi alla scienza e non ai media che utilizzando il tema del Coronavirus per fare polemica politica.
Guardate i dati reali e informatevi su come la Cina sta affrontando il problema, e chiedetevi: “Se fosse successo in Italia, il nostro Governo come avrebbe reagito?”
Vincenzo Fiore







