Livorno non è nota per essere una bella città.

Messa a confronto con le ben più famose vicine Firenze, Siena, Pisa e Lucca, la cittadina toscana passa in secondo piano.

Sicuramente la sua storia non è caratterizzata dalla grandezza delle sue sorelle conterranee, non è stata repubblica marinara, non ha ospitato il governo dei Nove né è stata capoluogo del Granducato di Toscana. Non è mai stata ricca ed importante e ciò si evince dalle architetture cittadine, povere e semplici, non destinate a lasciare il segno del passaggio di famiglie ricche ed importanti.

Livorno è da sempre città proletaria, i livornesi sono da sempre principalmente pescatori, poi contadini, operai, ma anche artisti, pittori, poeti. Ha dato i natali ad Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori,  ma anche a Pietro Mascagni e Paolo Virzì.

Sorge su una terra povera di risorse materiali, che ha costretto i livornesi a rivolgersi al mare per soddisfare il proprio fabbisogno alimentare, ma ricca di spirito e vitalità.

È  questo contrasto che mi ha sempre affascinato. La consapevolezza che Livorno non ti lasci indifferente nonostante lo sguardo non sia rapito dalla bellezza estetica di questi luoghi, è l’elemento che mi ha convinto a scegliere questo palcoscenico come luogo in cui lasciare un pezzetto dei miei ricordi e della mia vita.

È qui che ho deciso di fare la proposta di matrimonio alla mia compagna.

Arriviamo in città per visitare una fiera floreale tenuta all’interno del parco di Villa Mimbelli, situato nella periferia di Livorno.

Dopo qualche ora immersi tra orchidee, melograni, gerani e cedri di ogni dimensione, con l’immensa villa ottocentesca che ci sorveglia da lontano, ci dirigiamo verso il centro città.

Arriviamo sul lungomare e contempliamo per un po’ l’immensa distesa d’acqua dalla Terrazza Mascagni, una distesa di piastrelle colorate che si sviluppa lungo un camminamento pedonale.

Ad un certo punto il camminamento si apre in una piazzetta, al centro del quale troneggia una struttura a forma di voliera dentro cui si trovano delle panchine che offrono ristoro ai passeggiatori.

Ci riposiamo per qualche istante così da ammirare il mare e le terre lontane, ci dicono che durante le belle giornate sia possibile vedere anche la Corsica, oggi purtroppo è una giornata uggiosa e l’orizzonte è coperto dalle nubi.

Riesco comunque a riconoscere la sagoma dell’isola di Capraia, appena visibile in lontananza.

Ci sono stato anni fa, altre storie, altri stati d’animo.

Tempo di fughe e ricerche, mentre oggi è il momento delle verità e delle certezze.

Livorno diventa così un capolinea in cui terminare una corsa forsennata che mi ha visto fuggire per anni dagli altri e da me stesso, ma anche punto di snodo per prendere altri sentieri e percorsi della mia esistenza.

Livorno è due, ma anche uno per me. Due terre, due emozioni, due esistenze, in un’unica vita.

Ci spostiamo verso l’interno e il centro città.

I quartieri antistanti alla riva sono caratterizzati da canali presso cui sono ormeggiate delle barche.

Sotto i balconi delle case, ai piedi di negozi, botteghe e cortine, si snodano corsi d’acqua salata che conducono al mare aperto.

Sulle banchine ci sono anche dei pescatori all’opera, alcuni sistemano le reti da pesca, altri serrano le barche al molo con le funi. Siamo nel quartiere Venezia, giriamo per stradine che sorgono ai lati  dei canali ammirando lo spettacolo delle auto parcheggiate di fianco a battelli e barche, mezzi di trasporto diversi per finalità e funzioni che convivono nello stesso paesaggio.

Poche città possono offrire questo spettacolo ed offrire al visitatore la sensazione che in ogni istante ci si possa calare da un tetto, una finestra o una terrazza direttamente su una imbarcazione e tramite quella risalire il canale fino alla foce e avventurarsi verso l’ignoto, l’orizzonte sperduto, iniziare il vero viaggio che ha inizio da casa propria, ove risiedono la quotidianità e le abitudini.

Quando le acque sono così vicine alla terraferma al punto da penetrare al suo interno, il senso del viaggio è ancora più profondo ed attuale.

È questo ciò che rende i livornesi dei grandi viaggiatori, gente di mare aperta al mondo e alla vita.

Esploriamo ogni angolo del quartiere e ci rendiamo conto che siamo circondati dai canali.

Ciò vuol dire che quel quartiere è un’isoletta, guardiamo alla nostra  sinistra la fortezza vecchia, imponente e decadente con le sue immense fratture nelle mura rosse e notiamo che anch’essa è circondata dalle acque.

E ancora altre strade, case e quartieri e poi acqua salata, pescherecci e canoe.

E capiamo che la costa della città è caratterizzata da un agglomerato di isolette su cui si sviluppa la vita dei livornesi, le loro attività. I loro sogni, gli amori, le sofferenze, lotte, i trionfi, le gioie e le sconfitte sono cullate dal lento e inesorabile sciacquettio delle onde.

Ogni isoletta sembra diversa dalle altre, ogni brandello di Livorno conserva la sua unicità.

È l’insieme, l’unione tra i diversi, a rendere unica ed indimenticabile quella terra.

È per questo che ognuno di noi è così importante. È la nostra unicità a renderci preziosi. Unita a quella degli altri, ci consente di tessere le trame della realtà che ci circonda.

È l’incontro tra i diversi la fonte della vera ricchezza.

Guardo Sere, tra poco le chiederò di sposarmi.

Siamo diversi, siamo unici.

E per questo se diventiamo uno possiamo dare vita ad una nuova, magica Storia.

Perché anche noi, come Livorno, possiamo diventare Uno.

Arsenio Siani

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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