Gianna è una donna di mezza età, divorziata e vive con i suoi due figli, Doriana di 22 anni e Marco di anni diciannove, un ragazzo molto pacato con un lavoro che gli permette di mantenersi ed aiutare la famiglia.
Nadia, la maggiore dei figli è felicemente sposata con un bimbo di appena sei mesi e vive nella sua casa, lontana da loro, e quando può, si reca a trovarli, sempre a malincuore, perchè in quella famiglia regna tutto, fuorchè la pace e la serenità, motivo per il quale non ha mai voluto portarvi il figlioletto.
Le protagoniste della nostra storia sono Gianna e Doriana, madre e figlia che si amano e si odiano, allo stesso tempo, poichè entrambe vittime della Droga. Immaginate, quindi, la sofferenza che regna in quella famiglia e soprattutto ciò che deve subire Marco, unico elemento che riesce, malgrado tutto, a mantenere un certo equilibrio, in quel contesto.
E’ proprio lui che vuole testimoniarci la storia incresciosa che ha coinvolto la sua famiglia per far comprendere, a coloro che si trovano in bilico ad eventuali disagi, di non lasciarsi sopraffare da quel mostro, la Droga, per immergersi in un mondo surreale, fatto di leggerezza, di relax dal quale una volta entrati no se ne esce più.
I genitori di Marco, Gianna e Piero si incontrano per caso ad un bar dove ella lavorava come cassiera e Piero andava nei momenti di break. Fra i due inizia un bel feeling e a distanza di due anni convolano a nozze.
Da questo momento Marco ci racconta il seguito della vicenda, un pò intimorito dai ricordi, ma il sentimento che prova per la sua famiglia è talmente forte che vuole liberarsi da questo peso che porta dentro, oramai da troppo tempo, per renderne partecipe l’umanità che potrà farne esperienza di vita.

“ Dopo sposati i miei genitori ebbero subito la prima figlia e da quel momento la mia mamma fu costretta a lasciare il lavoro per dedicarsi, a tempo pieno, alla famiglia.
Mio Padre per i primi 3 anni ebbe un comportamento irreprensibile non facendole mancare nulla, colmandola di mille attenzioni, ma la figlioletta richiedeva impegno e spesso, alla sera piangeva interrompendo il loro sonno, motivo per il quale mio padre preferiva dormire nell’altra stanza.
Intanto negli anni arrivammo mia sorella Doriana ed io e la vita della mia mamma si era ridotta ai minimi termini.

Il rapporto fra i miei genitori si era incrinato e mio Padre piuttosto che farci svagare, preferiva andare nei bar ad ubriacarsi. Quando rientrava ubriaco fradicio, alla minima lamentela della mia mamma, la picchiava e la costringeva a fare ciò che voleva.
Rammento che una notte, udendo le urla di mia madre, mi alzai dal letto di soprassalto e andai a vedere cosa stesse accadendo.

<<Rimasi impietrito!!! Quella scena non la dimenticherò mentre avrò vita!!!>>
Mio Padre si era avventato su mia mamma come un animale e la stava possedendo con forza.
Da quel momento comnciai ad odiarlo, ma tenni per me quell’episodio, non riuscendo a parlarne con nessuno, nemmeno con mia madre.
Inizialmente la mia mamma non reagiva, piangeva e si disperava affinchè, un giorno, incontrò casualmente un’amica di vecchia data che aveva lavorato con lei e da tempo faceva uso di droga. Venedo a conoscenza dell’insoddisfazione, nonchè dell’infelicità di mia mamma, la invogliò a provare l’Ecstasy.
Per un periodo ella si rifiutò ma un pomeriggio che Orietta venne in visita in casa nostra, dopo tanta insistemza riuscì a convincerla e, da quel momento, mia mamma fu vittima di quell’obbrobrio.


All’inizio si limitava a farme uso, anche perchè procurarsela non era facile, ma la sua amica, abile nel commerciarla, in cambio di ospitalità, con l’aiuto di altri spacciatori l’agevolava.
Nel tempo i suoi lineamenti si deformarono e non era più lucida, anzi continuava a dormire e chiudersi nel suo mondo…


<<Che famiglia!!! Mio Padre si ubriacava e mia mamma si drogava. Cosa avrei potuto desiderare di meglio???>>

         

… C O N T I N U A…

Grazia Bologna

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Grazia Bologna
Mi chiamo Grazia Bologna e vivo a Palermo. Affascinata sin da piccola dallo scrivere, ho partecipato a vari concorsi di Poesie. Nell’ultimo - “Canti a lu Ventu” - dell’Aprile 2018, ho avuto un riconoscimento particolare con la mia Poesia “L’Attesa”. Imprendidtrice in attività di Call Center nel ruolo di “Guidance Counselor”, ho condotto trasmissioni televisive e radiofoniche in emittenti regionali private per trattare le varie problematiche legate alla famiglie. Da Marzo 2018 collaboro con “SCREPmagazine” curando la rubrica “Racconti di vita vissuta”.

2 Commenti

    • Si Giancarlo, hai proprio ragione! Purtroppo è un tunnel dal quale una volta dentro, difficilmente si riesce a venirne fuori. Grazie per la tua costante presenza nel seguirmi. Ti abbraccio! (Grazia)

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