Ieri sera sono stato in ospedale e stamattina a Messa.

Eh sì per la prima volta in vita mia sono diventato zio essendo venuta al mondo Serena la figlia di mio cognato.

E poi a Messa stamattina il prete ha parlato della bellezza di ogni nascita e di ogni rinascita.

Il Natale anche quest’anno ritorna, come ogni anno con i suoi riti, le sue luci, i suoi presepi e le sue buone intenzioni.

Luci, colori e fiocchi rossi che però hanno fatto perdere tanto del vero significato di questa festa.

Non sono più giovane ma ricordo ancora i canti, sempre gli stessi, che ascoltavo dai primi giorni di dicembre fino alla festa vera e propria. Vicino al camino di casa, con solo la luce del fuoco, guardavo le ombre delle statuine che ondeggiavano gigantesche.

Alcuni li suonava un vecchio giradischi racchiuso in un raffinato contenitore grigio, dono allegato al numero di chissà che mese de “il Giornalino”.

E ascoltavo la voce dei miei genitori e pian piano memorizzavo le loro parole, preghiere e melodie. Il presepe con le statuine sempre quelle, quasi una reliquia ormai, alle quali se ne aggiungevano ogni anno almeno una nuova che i miei compravano; un anno, tra gli altri, la capanna per Maria e Giuseppe fu una vera opera d’arte, fatta con un ceppo cavo ricoperto di muschio…già uscire e andare nel bosco alla ricerca del muschio tra gli alberi e le rocce e qualche fungo che per mia madre erano sempre e tutti velenosi, era un altro rito divertente…quando anche il vischio si poteva fare

E le novene col profumo dei dolci che uscivano fragranti dai forni e ricordava a tutti, giorno dopo giorno, l’imminenza del lieto evento. Arrivava infine la vigilia del Natale, che per un bambino era più emozionante del giorno dopo: al mattino si tirava fuori la tombola, per vedere che i numeri ci fossero tutti, si preparavano fagioli o i ceci, si sistemava il presepe, si accendevano le lucine colorate e una candela rossa. Al pomeriggio l’attesa diventava frenetica con mia mamma inondata dall’odore del fritto, fino a contare i minuti, mentre la casa si riempiva dei sapori del sugo con il capitone e l’immancabile pasta con la mollica “alla pietragallese” e il “calzone con la cipolla”.

La cena e la tombola, tuttavia, non erano le parte essenziale, né la principale, di quella serata che raggiungeva il suo pieno significato nella Messa di mezzanotte, alla quale ci si recava tutti insieme.

Anche con mio padre che a Messa, a Natale e a Pasqua, mai mancava, rare occasioni in cui con immenso piacere e ammirazione lo vedevo in giacca e cravatta. Al ritorno, prima di andare a dormire, si metteva nel presepio la statuina di Gesù Bambino, appena nato tra gli uomini, che poteva così stare al suo posto.

Tutto era piacevole poesia. Il consumarsi di un’esistenza che trovava nei riti della fede tutta la forza per rappresentare al meglio la propria umanità. Un “Mondo piccolo ma immenso” che trovava le proprie ragioni di vita terrene in un Gesù Bambino “uomo-divino”. Un Mondo non ancora dominato dalla legge dell’apparire e dell’effimero.

E mi chiedo … ha senso ricordare oggi certe cose senza scadere nel rimpianto e nella nostalgia?

Credo di sì, perché – lo scrisse quel poeta romano allievo di Ungaretti – “è fatto di memoria l’uomo, come una casa, un vicolo” (Elio Filippo Accrocca).

Ma mi sono anche chiesto quale memoria del Natale s’imprimerà nella mente di Serena?

Quale ricordo avrà dei giorni che lo precedono?

Cosa resterà non tanto ai miei figli ma soprattutto a mia nipote, oltre lo sfavillio delle luci, la pubblicità e i fiocconi rossi?

Le canzoni di Natale la imparerà da YouTube non sulle ginocchia della nonna.

I dolci, buoni di certo, li sceglierà in pasticceria se non su Amazon.

Il presepe forse, una mostra da andare a vedere in quella Chiesa dove un Parroco più solerte degli altri, si sarà adoperato per allestirla…

Fuor di retorica, stiamo impoverendo Serena, privandola di qualcosa a cui ha diritto proprio per trovare tutta la forza di essere umana ed una umana fra umani!

Ma come sempre e per mio stesso carattere, credo che a nulla servirebbe “piangere sul latte ormai versato”, se non ci rimbocchiamo le maniche per imprimere alle cose un corso diverso.

Possiamo fare e possiamo fare molto di certo tutto ciò che è alla nostra portata.

Propongo allora due gesti.

Primo: nelle prossime settimane (fino all’Epifania), spegnere tivù, computer e telefonini e riunire la famiglia attorno a un gioco comune, di quelli fatti con carte, cartoncino, pennarelli, mattoncini …ecc…a ridere tutti insieme per quel disegno fatto male…

Secondo: ritagliare “tre minuti tre” ogni sera per pregare insieme, anche con i più piccoli, che potrebbero essere invitati a ringraziare Dio per qualcosa successa durante la giornata e pensare a cosa fare di buono in un piccolo momento del giorno dopo (visitare un anziano, donare un gioco, avvicinare un bimbo con la pelle di “un colore differente”) …

Io credo che tutto ciò potrebbe dare al Natale di quest’anno, un “sapore vero” diverso…almeno lo spero.

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Pino De Nicola
Mi chiamo Giuseppe De Nicola (per gli amici "Pino") e sono un ingegnere. Nella mia vita, lavorativa e non, ho avuto molte esperienze e tutte mi hanno convinto di due cose semplici: “da soli non si va da nessuna parte” e “non aspettare che gli altri facciano per te… anzi”. Proprio da queste convinzioni nasce (anche e non solo) “SCREPmagazine”, un luogo virtuale in cui ci si ritrova per stare insieme e per condividere passioni, di qualsiasi genere ma tutte legate sempre e comunque dal “filo rosso” del rispetto, della collaborazione, della cultura, del "mettersi in gioco" e del talento…

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