“E dire che gli uomini vanno ad ammirare le vette delle montagne, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi, le distese dell’Oceano, i giri degli astri; e abbandonano se stessi” Agostino, Le Confessioni

Quando Aurelio Agostino (354 – 430), filosofo cristiano, scrive Le Confessioni, tra il 397 e il 401, è vescovo di Ippona quindi si è già convertito al cristianesimo da tempo ed è giunto alla verità lungamente cercata. Nonostante questo, sente il bisogno di ripercorrere la propria esistenza per riuscire a coglierne il senso più autentico.

Le Confessioni, come già dice il titolo, sono confessioni del peccato ma anche di lode a Dio e di fede; i tre motivi: la colpa, la fede, la lode a Dio, si intersecano continuamente e rendono l’opera unica nel suo genere.

Le Confessioni, come ho già detto, sono un’autobiografia interiore in cui emergono gli errori del passato che attraverso una lunga meditazione diventano riconoscimento di una colpa e preghiera rivolta a Dio destinatario dell’opera di Agostino e punto di arrivo della sua anima. Agostino sa che Dio conosce l’animo di ogni uomo e quindi anche il suo ma sente il bisogno di scrivere quest’opera perché chi legge sappia che se lui peccatore ha trovato Dio, lo potrà trovare anche il lettore che non dovrà mai dire “non posso” e non dovrà mai assopirsi nella disperazione.

La vita di Agostino scorre tra esperienze di vita e letture che lo segnano fortemente. Per studiare si reca a Cartagine, città che descrive come “voragine di amori peccaminosi” che lo attraggono e lo travolgono, fa interessanti letture che evidenziano in lui l’amore per la conoscenza, incontra per la prima volta le Sacre Scritture di cui dice:<<un oggetto oscuro ai superbi e non meno velato ai fanciulli, un ingresso basso, poi un andito sublime e avvolto di mistero […] Il mio gonfio orgoglio abborriva la sua modestia, la mia vista non penetrava i suoi recessi. Quell’opera è fatta per crescere coi piccoli; ma io disdegnavo di farmi piccolo e per essere gonfio di boria mi credevo grande.>> Con queste parole Agostino denuncia la sua presunzione, l’incompetenza e l’incapacità di farsi piccolo dinanzi a Dio eppure sente che gli manca qualcosa che aveva bevuto con il latte materno e gli era rimasto nel profondo: il nome di Cristo. Ricordo, per chi non lo sapesse, che la madre di Agostino era Monica, diventata poi santa Monica, che aveva cercato di educare ai valori cristiani questo figlio ribelle, dall’animo inquieto.

Sarà la lettura di testi del passato con cui confronta le sue ansie e le sue riflessioni a produrre il cambiamento e il cammino verso la verità. Sarà poi, la Lettera ai romani di san Paolo a spingerlo definitivamente alla conversione. In questa nuova consapevolezza, pensando al successo ottenuto in passato come retore, si domanda “non era, ecco, tutto fumo e vento?” e la gloria “proporzionale all’abilità degli imbrogli”.

I temi trattati ne Le Confessioni sono tanti; molto interessanti le riflessioni sulla memoria fondamentale per la costruzione della nostra coscienza, in essa uniamo il passato e il presente e qui troviamo gli elementi per progettare il futuro.

Un altro tema trattato è il male presente nell’uomo in quanto corruttibile ed espressione della privazione di bene. Agostino, infatti, non crede che il male sia un principio metafisico ed abbia una realtà sostanziale. Poi, interessantissimo e attuale il modo in cui affronta il problema del tempo, modalità che sarà ripresa da filosofi del ‘900.

L’autobiografia interiore e la riflessione su alcuni temi sono, per Agostino, il cammino verso Dio, l’approdo in cui finalmente trova la conoscenza di sé e la conoscenza di Dio legate in un nesso inscindibile. Sa che da questo momento la sua vita sarà al servizio di Dio.

Le Confessioni, come modello di scrittura avranno una discreta fortuna nella storia letteraria, ricordo il Secretum di F. Petrarca e le Confessioni di J.J. Rousseau; questo a dimostrare l’esigenza di fare chiarezza dentro di sé prima di intraprendere qualcosa di nuovo. Non abbiamo le capacità logiche e letterarie dei grandi ma, nel nostro piccolo, dovremmo cercare di capire cosa è importante per noi e agire di conseguenza e forse potremmo sfiorare la serena certezza che traspare dalle parole di Agostino:

“E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: <<Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui>>; ed essi esclamarono a gran voce:<<E’ lui che ci fece>>. Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza.” Le Confessioni, X, 6.9

 

Gabriella Colistra

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui