Continua dalla puntata precendente
che si può visionare al seguente linck
https://screpmagazine.com/un-giorno-destate-9a-parte/

ULTIMA PUNTATA

All’ora di pranzo ci siamo seduti per gustare un risotto ai frutti di mare, non c’è tensione tra di noi… solo un alito di attesa, siamo pellegrini in viaggio giunti a destinazione.

Suona un cellulare, un trillo insistente, Carmela si alza per dirigersi all’interno. La sento rispondere aspra a Giorgio… vorrei dirle che andrà tutto bene, che c’è un cammino per tutti.

«Andiamo alla spiaggia Luisa» mi dice Marco toccandomi il braccio, è il primo contato fisico tra di noi. Ci incamminiamo fianco a fianco. Mi sento felice dopo molto tempo. Nulla della nostra realtà è cambiata eppure io sono serena.

Ci sono occasioni che vanno colte
esattamente nell’attimo in cui si presentano.
Mi sono ricordata della noia degli ultimi mesi.
Una sensazione mista tra tristezza e insoddisfazione.
Non ho avuto altre storie dopo Marco,
lui mi ha segnata profondamente,
con la nostra relazione, ho ceduto alla mia realtà,
altrimenti impossibile da vedere.
Ho pianto e riso di me stessa..

«Marco» pronunciare il suo nome mi riempe la bocca «Non ti dirò che sono qui perché ho cercato l’occasione, diciamo che sto cogliendo il momento»

Io parlo e gli ultimi due anni sembra non siano trascorsi. Marco aspetta che continui.

«Ho sbagliato e ti ho ferito, mi dispiace. Non mi aspetto il tuo perdono. Non sono una santa, prima di te, non mai dato la possibilità a nessuno di stare con me, per un lungo periodo»

Per pudore non dico che passavo da un uomo all’altro. Molti per un solo incontro, altri per qualche giorno, difficilmente per più di due settimane e poi troncavo. Mille scuse mi portavano alla rottura, mille limiti, mille ricordi di mani immonde che si agitavano su di me, di parole urlate a spezzare un cuore di adolescente che non trovava altra via se non la fuga.

«Al minimo accenno di “sicurezza” mi sentivo stringere alla gola» faccio un lungo respiro per riprendere fiato. Mi tremano le gambe ma continuo, lo devo a me stessa!

«La verità è che avevo paura,
ma questo è scontato,
paura di non saper amare,
paura di non sapere cosa significa l’impegno,
la collaborazione, la condivisione,
paura di consegnarmi a qualcuno che voleva prendersi cura di me…
Due anni fa ha vinto la paura, oggi vincerei io».

Ogni parola di Luisa colpisce Marco nel profondo, ogni parola gli risuona come propria. La voce di lei, femminile, dolce, modulata si mischia con la sua, maschile, calda, arrabbiata. Quel sentimento rancoroso, quel retrogusto amaro, che lo hanno spinto a maledirla per un periodo apparentemente interminabile, iniziano a dissolversi, sostituiti da una calma che sa di verità.

Si! Marco crede alle parole di Luisa, tuttavia non è pronto… in realtà non era pronto a questo incontro, non se lo aspettava.

La guarda attentamente e le accarezza una guancia. E’ setosa esattamente come se la ricordava. Non pronuncia nessuna frase, la bacia sulla fronte, gira le spalle e se ne va.

Io…, lo seguo con gli occhi mentre mi porto la mano alla guancia e avverto ancora il calore delle sue dita.

Non sono triste e neanche delusa, solo libera.

Un senso di appartenenza si fa strada dal mio profondo, un sentimento che mi rimane sconosciuto, accompagnato dalla sensazione di avere accanto l’uomo giusto, non lo vedo e non lo tocco e nemmeno lo conosco, ancora, tuttavia è già in cammino verso di me.

FINE

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui