Funerali in Piazza San Pietro, corteo attraverso Roma, infine la tumulazione a Santa Maria Maggiore…
È stata una giornata straordinaria che ha visto una grande partecipazione da parte sia dei cittadini romani che di fedeli da tutto il mondo per dare l’ultimo saluto a Sua Santità Papa Francesco.
In quattrocentomila in strada per salutare il Pontefice, persone che hanno condiviso un momento storico ed emozionante.
La giornata si è svolta in modo solenne e sereno, senza criticità, come ha detto il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano.
Il funerale del defunto Santo padre della Chiesa cattolica, tenutosi in piazza San Pietro, ha visto la partecipazione di oltre cento delegazioni ufficiali, alla presenza anche di capi di Stato come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky.
ra i partecipanti anche importanti figure europee, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer.
Ecco alcuni momenti salienti della giornata:
Trump e Zelensky: una delle immagini più rilevanti è stata quella dell’incontro improvvisato tra alcuni leader mondiali in Vaticano.
Le foto pubblicate dalla presidenza ucraina mostrano Zelensky, Trump, Macron e Starmer riuniti nella basilica di San Pietro, con Macron che appoggia una mano sulla spalla di Zelensky.
Trump e Zelensky hanno anche avuto una conversazione privata, occhi negli occhi, durata circa quindici minuti, all’interno della basilica di San Pietro.
I due erano seduti faccia a faccia, senza alcun assistente o consigliere nelle vicinanze, il che fa pensare a una conversazione diretta tra i due.
Lo scambio del “segno di pace” tra Trump e Macron
Un altro momento degno di nota durante la Messa funebre è avvenuto quando Trump ha scambiato un “segno di pace” con altri leader mondiali.
Ha dato strette di mano ai suoi vicini di seduta: il presidente finlandese Alexander Stubb, con cui ha recentemente giocato a golf in Florida, e il presidente estone Alar Karis.
Ma si è anche avvicinato per stringere la mano al presidente francese Emmanuel Macron, seduto a poca distanza.
La stretta di mano con Macron è stata resa possibile da modifiche dell’ultimo minuto alla disposizione dei posti in prima fila, in quanto il protocollo vaticano è stato messo da parte per questo evento senza precedenti.
A Trump e alla First Lady Melania, ma anche a Zelensky, sono stati assegnati posti in prima fila insieme ad altri leader di spicco, sottolineando l’importanza internazionale di questo funerale per la pace.
Peraltro sulla scalinata di piazza San Pietro, il presidente Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si sono scambiati una stretta di mano.
È stato il loro secondo incontro dal 21 gennaio 2020 e sebbene breve e limitata a cortesie formali, l’interazione è sembrata calorosa, nonostante le recenti tensioni transatlantiche sui dazi.
Il simbolico cambio di abito di Zelensky
Al funerale Zelensky si è presentato con un evidente cambio di abito rispetto al suo tipico abbigliamento militare.
Pur mantenendo un look di ispirazione militare, Zelensky ha optato per un’elegante giacca nera con tasche anteriori e un taglio più informale, abbinata a una camicia scura, invece della sua tipica T-shirt, e a stivali scuri.
Dall’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, Zelensky ha sempre indossato abiti militari informali come simbolo di solidarietà con i soldati in prima linea.
La sua scelta di vestire in modo più formale per il funerale ha segnato un cambiamento significativo, anche se sottile, per l’occasione solenne.
“Costruire ponti, non muri”: un’omelia anti-Trump.
Durante l’omelia, il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio, ha celebrato l’incrollabile impegno di Papa Francesco a favore dei migranti e degli emarginati, osservazioni che alcuni hanno interpretato come un rimprovero diretto al presidente Trump.
Re ha citato le visite di Papa Francesco a Lesbo e Lampedusa, due isole che simboleggiano “la tragedia della migrazione, con migliaia di persone che annegano in mare”, ma anche la Messa che Papa Francesco ha celebrato al confine tra Messico e Stati Uniti.
“Costruire ponti, non muri”, una frase a lungo interpretata come una critica diretta alle politiche di Trump alla quale la folla ha risposto con un applauso spontaneo, un momento emozionante della cerimonia.
“Di fronte all’imperversare delle guerre degli ultimi anni, con i loro orrori disumani e le innumerevoli morti e distruzioni, Papa Francesco ha alzato incessantemente la voce, implorando la pace e invitando alla ragione e al negoziato onesto per trovare possibili soluzioni”, ha continuato Re.
Dopo il funerale in Piazza San Pietro ed un percorso di circa sei chilometri per le strade di Roma, alle ore 13:00 ha avuto inizio il rito della Tumulazione del feretro del Romano Pontefice nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
All’arrivo della papamobile con il feretro in tanti hanno gridato: ‘viva Francesco, viva Francesco’. Tantissimi gli applausi.
Il rito si è svolto secondo le prescrizioni dell’Ordo Exsequiarum Romani Pontificis, presieduto dal cardinale camerlengo, alla presenza dei cardinali, dei vescovi e dei canonici e penitenzieri previsti nella Notificazione dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche e dei familiari del Papa defunto, e si è concluso alle ore 13:30.
Un rapporto speciale quello di Papa Francesco con i più umili ed emarginati.
In tanti senza tetto, poveri, emarginati, trans, … lo hanno aspettato all’ingresso Basilica di Santa Maria Maggiore.
Il Papa aveva anche costanti attenzioni per la popolazione carceraria tanto che proprio a loro ha deciso di donare gli ultimi suoi averi, circa duecentomila euro dal suo conto personale.
A rendere noto l’episodio, intervistato da La Repubblica, è stato monsignor Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e responsabile della carità e della pastorale carceraria a Roma, che Bergoglio aveva voluto accanto a sé per l’apertura della Porta Santa della chiesa del Padre Nostro nel carcere di Rebibbia.
«Ha donato 200mila euro per il pastificio del carcere minorile di Casal del Marmo», ha spiegato. «Gli avevo detto che abbiamo un grosso mutuo per questo pastificio e se riusciamo ad abbatterlo abbassiamo il prezzo della pasta, ne vendiamo di più e assumiamo altri ragazzi. Lui mi ha risposto, ‘ho finito quasi tutti soldi ma ho qualcosa ancora sul mio conto’. E mi ha dato 200mila euro», ha raccontato il monsignore.
Con le sue parole e questi gesti, Papa Francesco ha voluto far capire che questa economia, l’economia che uccide, rischia alla fine di distruggere se stessa in una spirale di crisi finanziarie, debitorie, sociali ed emergenza climatica.
Dovremmo pertanto prestare molta attenzione alle sue riflessioni ai suoi moniti proprio per motivi etici e morali, umani ed umanitari, al fine di perseguire il bene comune e per garantire invece la sopravvivenza del pianeta, della Umanità e di ogni convivenza.
Cosa penso io?
Beh appare evidente che Papa Francesco è stato – purtoppo – uno dei Pontefici “meno ascoltati” di sempre sia per le tematiche “scomode” sia per i modi “semplici”. Se veramente “i potenti” che oggi sono stati al suo funerale, gli spettatori in TV e quelli a Roma, volessero davvero onorare la sua memoria ed il suo testamento spirituale, potrebbero iniziare a farlo cogliendo il tempo di questo Giubileo per realizzare i suoi “semplicemente grandi desideri”.
Approfittare di questo momento, ad esempio, per trovare meccanismi di compensazione tra il debito “ecologico” dei paesi ricchi e il debito estero dei paesi poveri, un fardello sempre meno sostenibile ed aggravato dalla congiuntura macroeconomica mondiale degli alti tassi d’interesse e dal trattamento iniquo dei debitori sul piano finanziario.
È un dato di fatto che oggi in molti paesi poveri o emergenti il servizio del debito consuma più risorse di quelle investite in sanità ed istruzione condannando alla povertà una parte fondamentale delle nuove generazioni.
Il concetto di debito ecologico coniugato da papa Francesco nella “Laudato Sii” considera che storicamente i paesi ricchi hanno utilizzato in quota sproporzionatamente superiore “diritti ad inquinare” senza compensare i paesi poveri che hanno inquinato molto meno, e hanno quindi nei loro confronti una responsabilità.
Seguendo la linea della concretezza tipica di Francesco vorrei proporre azioni concrete per il contrasto al riscaldamento globale attraverso la verificata mitigazione delle emissioni e la fine di ogni conflitto.
A che serve fare la raccolta differenziata in Italia, se si continua a violentare il Pianeta con bombe velenose, macerie e morti!
La Terra “è un bene pubblico globale” per la cui salute sono necessari gli sforzi di tutti.
L’eredità spirituale di Francesco parte da una riflessione teologica, pastorale ed antropologica sulla salvaguardia della dignità di ogni persona e fa appello nella sua ultima fase con la “Fratelli Tutti” al tema della fraternità perduta che è il vero anello mancante che rende inefficaci e improduttive la libertà e la tensione verso l’eguaglianza.
I conflitti tra regioni e paesi, le rivalità economiche e la ricerca del potere generano crisi e producono violenza, che avvelena anche i rapporti umani.
Credo e spero che d’ora in poi sempre più Umanità risponda alimentando il nostro pianeta di intelligenza relazionale, di relazioni umanizzanti, fra persone e fra istituzioni.
Faremmo un passo avanti attingendo all’eredità spirituale di Papa Francesco iniziando un cammino in questa direzione…i “potenti” presenti lo avranno capito nonostante tutto ?
