Un comunista al sole

Da ragazzo, negli anni del liceo, muovemmo i primi passi nella politica.

Al liceo nelle Assemblee di Istituto, parecchi di noi furono ammaliati dai nostri compagi più grandi che con la loro dialettica ci trasmisero la sensazione che la “Rivoluzione”, con la R maiuscola fosse imminente.

Essere un “compagno” significava azione, fusione tra studenti e operai; in fin dei conti diimostrare la solidarietà alla classe operaia e nel contempo a tutti gli sfruttati della nostra società.

Gli scioperi avvenivano in contemporanea con quelli proclamati nelle fabbriche e ricordo che oltre ai cortei, picchettavamo i nostri edifici scolastici per impedire l’entrata ai “crumiri“.

Parecchi di noi erano sinceri negli intenti ma per tanti altri si trattava di occasioni per marinare la scuola.

Verso la fine delle superiori occupammo alcuni Istituti ma al di là della politica, si trattò anche di “momenti festaioli” cantando accompagnati dalla chitarra, tutte le canzoni di Guccini, Inti Illimani, Venditti, Stefano Rosso, Claudio Lolli, Paolo Pietrangeli… chi non ricorda la sua “Contessa“…

Ci si scambiava qualche innocente ma trasgressivo spinello mentre i più audaci con i sacchi a pelo si preparavano i giacigli per la notte (in un sacco a pelo, stretti stretti, si può dormire anche in due).

Ci si dava dei compiti, io dovevo copiare con la mia piccola macchina da scrivere i volantini, altri preparavano i tazebao rigorosamente su fogli bristol e con pennarelli colorati.

C’era chi poi si interessava delle cibarie a cui si provvedeva con una colletta comune.

L’intellighenzia del movimento provvedeva a fare passare opere di Marx e di Lenin, Il libretto rosso di Mao, le pubblicazioni di Lotta continua e Stella Rossa.

I primi giorni l’ottimismo serpeggiava per poi iniziare a scemare quando di volta in volta ognuno rientrava a casa e veniva incalzato dai propri genitori con altre idee e concezioni sulla scuola e sulla politica.

A poco a poco restava lo zoccolo duro che, dopo le trattatve con il Preside e la Polizia, sgomberava l’edificio.

Quella nostra generazione che di lì a poco cambiò in “pejus” gli intenti della sinistra rivoluzionaria, lasciò lo spazio ai cosiddetti “Anni di piombo“, in cui alle innocenti occupazioni o alle assemblee fiume sulle nefandezze del capitalismo o alle canzoni cantate in coro fino a tarda notte si sostituì la P38.

Il “compagno” incominciò ad estinguersi e con lui tutti i suoi dogmi.

Io spero che di questa figura pittoresca dei “compagni di scuola di quegli anni” e dei compagni di partito ormai scomparsa, non ne sia però  scomparsa l’utopia, la ferma convinzione che la lotta politica, anche se cambiando i metodi, possa portare ad uno stato di vera Giustizia ed Equità sociale.

Rodolfo Bagnato

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Rodolfo Bagnato
Mi chiamo Rodolfo Bagnato e vivo in Calabria, a Lamezia Terme per la precisione. Sono impiegato presso il Tribunale di Lamezia. I miei interessi sono molteplici: musica (suono fisarmonica e tastiere), astrologia, filosofie orientali, UFO e “affini” ed in genere tutto ciò che stimola la mia curiosità`. Sono Socio di “Accademia Edizioni ed Eventi” di Roma e dell`Associazione “Suoni del Sud” di Lamezia. Ho fatto parte di gruppi musicali e di corali polifoniche. Ho studiato al Conservatorio di Vibo Valentia. Sono anche appassionato di cinema.

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