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Umberto Boccioni (parte ottava)

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Umberto Boccioni (parte ottava)

“Ritratto del maestro Ferruccio Busoni”

Olio su tela cm. 176 x 120

Galleria d’Arte Moderna, Roma.

Nell’ultimo periodo della sua vita Boccioni era ospite del pianista e compositore Ferruccio Busoni nella sua residenza a Pallanza, sul lago Maggiore.

Nonostante il suo nome non sia molto conosciuto al grande pubblico, Ferruccio Busoni fu uno dei più grandi artisti a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Come il più celebre Mozart, anche Busoni rivelò il suo talento fin da piccolissimo, quando all’età di sette anni cominciò a comporre sonate e a esibirsi.

Nato a Empoli nel 1866, Busoni si trasferì nel 1894 a Berlino.

La città tedesca, con la sua stimolante scena musicale, colpì talmente tanto il musicista che decise di trascorrerci gran parte della sua vita, tanto da eleggere Berlino come la sua seconda casa.

Busoni divenne amico di Boccioni nel 1912, quando in occasione della manifestazione futurista a Londra, gli acquistò “La città che sale” , (che vi ho parlato nelle parti precedenti), per portarla ed esporla nella propria abitazione di Berlino.

Quando Umberto Boccioni scomparve, quattro anni dopo averlo conosciuto, il musicista scrisse alla famiglia che avrebbe desiderato possedere altre opere dell’artista.

“RITRATTO DEL MAESTRO FERRUCCIO BUSONI”

Boccioni ritrae Busoni all’età di 50 anni.

Il maestro è seduto, con il cappello in mano, su una grezza panchina di cemento che si affaccia sul lago Maggiore.

In questo dipinto Boccioni sembra essere tornato ad un interesse per una materia cromatica più densa.

Lo si evince nel volto, più scavato dei ritratti precedenti, sull’abito, sulle mani, sul cappello e nelle luminose pennellate cromatiche impostate su toni ocra, verdi e blu.

Con un cromatismo dai forti contrasti, Boccioni conferisce alla calda figura una forte emotività, mettendola a confronto con i colori freddi del lago e della sfondo paesaggistico.

Nell’opera risultano quasi assenti soluzioni di stampo futurista.

Sembra evidente che Boccioni, verso la fine della sua carriera, cerca una nuova fase di sperimentazione.

Un miscuglio tra la lezione dei post-impressionisti, la scomposizione cubista e la violenza cromatica degli espressionisti.

CONCLUDENDO:

L’opera non si può accostare ad altri dipinti perché mostrano con evidenza la riflessione sul linguaggio pittorico di Cèzanne, che Boccioni andava approfondendo nel periodo di poco precedente la sua prematura scomparsa.

Infatti, Boccioni si ispirò al pittore francese negli ultimi due anni della sua vita, quando decise di tornare alla pittura figurativa, deluso dall’ideologia futurista di cui era stato uno dei principali sostenitori.

Nonostante tutto, l’artista non rinnegò mai le idee del movimento futurista, continuando fino all’ultimo periodo della sua vita a seguirne i vari sviluppi.

Bruno Vergani

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