La stagione balneare è iniziata. La fase pre-mare è la corsa all’acquisto del nuovo costume da bagno da sfoggiare sulla spiaggia, che faccia sentire a proprio agio e ci permetta di prendere il sole in tutta tranquillità. Negli anni i costumi da bagno si sono evoluti lasciando il corpo sempre più in mostra e coprendo l’essenziale. Ne esistono numerosi modelli che differiscono anche in base al sesso e all’età della persona che li indossa. Ma partiamo dalla storia.
Tecnicamente, il termine costume da bagno indica il particolare capo indossato per praticare tutti gli sport e non da indossare quando vi è immersione in acqua. Esiste un mosaico romano in Sicilia raffigurante una dozzina di donne che giocano, abbigliate con indumenti che ricordano in modo inconfondibile il moderno bikini: fasce o bende a due pezzi senza spalline.
I costumi da uomo sono molto simili all’intimo: slip e boxer. I costumi da donne hanno molte varianti: il costume intero, bikini, il monokini ossia solo slip per il topless, il trikini, il tankini. 
Il bikini conta molte varianti anche perché, essendo due pezzi, varia a seconda del reggiseno e della parte di sotto utilizzato nel modello. Il reggiseno può essere fascia, a corsetto, a triangolo, a corsetto; la parte inferiore a slip, tanga o calzoncini. Le due parti in abbinamento fra i vari modelli, generano perciò le varianti. Il costume intero può essere con o senza spalline, diversi tipi di scollature anche profondissime.
Ultimamente si è diffuso anche il trikini, in cui slip e reggiseno sono uniti sul lato anteriore da un lembo di stoffa più o meno grande. Così come recente è il tankini, una maglietta con coppe interne e un pantaloncino o slip. 
Speciali esemplari sono stati progettati per gli atleti, realizzati in lycra speciale che fa scivolare via l’acqua dal corpo e ha una costruzione tale da non essere d’intralcio per nessun tipo di movimento compiuto dalla persona che lo indossa al fine di migliorarne le prestazioni in gara.
Un po’ di storia non guasta mai…
I costumi del passato sono stati sempre ideati per coprire sempre il più possibile il corpo, soprattutto in alcune tradizioni dove la nudità era considerata volgare, oltraggiosa e peccaminosa. Persino l’abbronzatura era considerata disdicevole.
Gli uomini giapponesi indossavano per fare il bagno il tradizionale fundoshi. Nel XXVIII secolo, le donne indossavano delle particolari “gonne da bagno”, fatte di un materiale che non diventava trasparente, ed appesantito sui bordi affinché non si alzasse in acqua; un secolo dopo, si immergevano in mare avvolte in abbondanti mantelli chiusi fin sopra il collo. Pian piano l’abbigliamento femminile i costumi da bagno divennero pantaloncini lunghi fino al polpaccio, con sopra un abito lungo al ginocchio. 
Nei primi anni del novecento. gli uomini iniziarono ad indossare un costume ad un unico pezzo con degli oblò sotto le ascelle. Progressivamente i costumi andarono progressivamente rimpicciolendosi: scoprendo le braccia, le gambe fino alle cosce, il collo ed il décolleté.
Negli anni venti gli uomini indossavano pyjamas in seta sopra al costume e le donne usavano accappatoi ampi, morbidi e dai colori accesi. Un accessorio indispensabile per le donne di quegli anni era la cintura Valaguzza, in morbida lana, chiusa da fibbia in metallo. Particolarità di questa cinta era che all’interno si poteva inserire una trousse da trucco impermeabile. I costumi da bagno femminili furono sostituiti con corte gonnelline con cinturia o con costumi interi sfiancati e senza maniche, ma in jersey di lana.
Negli anni 30 divenne famoso il canadien: due pezzi, tunichetta e piccola mutanda da indossare con giacca e borsa da spiaggia coordinati. I pantaloncini si staccarono dal corpetto, i pyjamas furono rimpiazzati con le camicie completate da gonne e giacchine.
Solo nel 1937 si ha il costume da bagno costituito da reggiseno e pantaloncini corti in tessuto di seta elasticizzato con fantasie a stampe a fiorii. 
I primi bikini furono introdotti subito dopo la seconda guerra mondiale. Ma è dagli anni cinquanta che la dimensione dei bikini si ridusse progressivamente. Fu lo stilista Rudi Gernreich a disegnare il monokini, un tipo di costume che lasciava completamente scoperto il seno che aprì la strada ad altre innovazioni come ad esempio il tanga di ispirazione brasiliana degli anni ottanta.
Anche i costumi da bagno maschili aumentarono pian piano la parte di pelle scoperta, arrivando alla fine allo slip. Ma i costumi maggiormente diffusi sono i boxer, che seguirono la tendenza inversa, tendendo a coprire maggiormente il corpo.
I principali tessuti impiegati sono quelli elastici, quali lycra o lastex ad esempio, che aderiscono bene alle forme del corpo e si asciugano rapidamente.
Sicuramente adesso ne sappiamo un po’ di più sui costumi ma la cosa più bella dell’estate rimane sempre lo sfoggiarlo sotto il sole e abbronzarsi a più non posso.

 Maria Luana Ferraro

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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