Nei secoli passati, e per molto tempo, la maggior parte degli uomini non aveva il diritto di esprimere le proprie idee, di scegliere liberamente se e a quale religione aderire, quali libri leggere o quali persone frequentare. Questo stato di cose peggiorò enormemente quando in Europa nacquero le Chiese protestanti che frantumarono l’unità dei cristiani portando alle sanguinosissime guerre di religione. Da questo momento, diversi filosofi scrissero sulla tolleranza, atteggiamento di rispetto nei confronti di chi esprime idee o convinzioni diverse dalle nostre. Fra i tanti scritti, il più interessante e incisivo è quello di Voltaire (1694 – 1778), rappresentante di spicco della cultura illuministica francese.

Voltaire è lo pseudonimo di Francois – Marie Arouet che nel 1763 scrisse il Trattato sulla tolleranza in una prosa tagliente ed elegante, polemicamente sarcastica. In tutti i suoi scritti emerge l’amore per la giustizia, l’invito che rivolge ai suoi lettori è quello di usare la ragione; ragione che applica all’interpretazione della storia che non è più storia di re, di dinastie, di battaglie ma è storia di costumi, di mentalità, di tradizioni culturali. L’impegno che il filosofo sentì soprattutto fu quello di sostenere la tolleranza perché il mondo diventasse più civile e la vita, già così difficile, sopportabile.

Nel suo Dizionario filosofico, alla voce tolleranza troviamo:<<Alla Borsa di Amsterdam, di Londra, di Surata o Bassora, il guebro (panamense), il baniano (indiano), l’ebreo, il maomettano, il deista cinese, il bramino, il cristiano greco, il cristiano protestante, il cristiano quacchero, trafficano tutto il giorno assieme e nessuno leverà mai il pugnale sull’altro per guadagnare un’anima alla sua religione. E perché allora noi ci siamo scannati quasi senza interruzione, a partire dal primo concilio di Nicea (325)? >>

Siamo tutti deboli e fallibili, sarebbe meglio perdonarci reciprocamente le balordaggini di cui siamo capaci. L’intolleranza si lega sempre alla tirannia e sono sempre più spesso motivi religiosi che fanno nascere atteggiamenti di intolleranza.

L’occasione per scrivere il Trattato sulla tolleranza viene offerta a Voltaire da un fatto di cronaca. Nel 1762, un certo Jean Calas, calvinista, era stato accusato di avere ucciso il figlio per impedirgli di diventare cattolico. Le cose non erano andate così, il ragazzo si era suicidato ma l’intolleranza verso la religione di Calas era tanta che non si indagò a fondo, il povero Calas morì per le torture  subite e, un attimo prima di morire, perdonò i suoi carnefici. Quando Voltaire venne a conoscenza dell’episodio si schierò dalla parte di Calas e, poiché questi era già morto, ne riabilitò l’onorabilità.

Il caso Calas è per Voltaire il caso tipico di intolleranza: quella che nasce per motivi religiosi.

Voltaire crede in Dio e considera il cristianesimo religione dell’amore e del perdono ma condanna i teologi fanatici e pieni di odio, certi che solo la loro interpretazione dei testi sacri sia corretta e l’unica vera. Egli infatti nota che è la pretesa di imporre una religione sulle altre a generare conflitti e ritiene che prova di ciò si possa trovare nel mondo greco dove il pluralismo delle religioni non provocò conflitti e il processo a Socrate viene da lui giudicato come manifestazione di intolleranza intellettuale e politica, non religiosa.

Intolleranza intellettuale, politica, religiosa e chissà quante altre ancora affliggono l’umanità ma Voltaire pensa che si possa combattere l’intolleranza, che considera malattia dello spirito con la ragione che lentamente ma infallibilmente guida gli uomini:<< Questa ragione è dolce, è umana: ispira l’indulgenza, soffoca la discordia, consolida la virtù, rende gradita l’obbedienza alle leggi, più che la forza non ne assicuri l’osservanza. E non si terrà conto del ridicolo universale che oggi circonda il fanatismo? Questo ridicolo è una potente barriera contro le stravaganze in tutti i settori>>. Quindi bisogna avere comprensione per l’altro, rispettarlo e usare la ragione.

Per molto tempo si è pensato che non ci sarebbero stati più episodi di intolleranza come quelli di un passato lontano. Purtroppo non è così, oggi emergono intolleranza religiosa, xenofobia e sembra frantumarsi l’idea di un futuro multi-culturale e multi-religioso, sarà per questo che le parole di Voltaire sembrano così attuali.

Gabriella Colistra

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