L’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi rappresentata in un film crudo, rassegnato, che si snoda nel mondo grigio fra carceri, ospedali e tribunali.

Uscito nelle sale il 12 settembre ed in contemporanea sulla piattaforma netflix, selezionato come film d’apertura della sezione “orizzonti” nella 75° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, è un film che scuote le coscienze, denuncia le storture di un sistema farraginoso e deliberatamente vago, nella chiave di lettura del regista Alessio Cremonini che abbraccia la linea della famiglia Cucchi circa il pestaggio subito da Stefano Cucchi dai Carabinieri nel momento dell’arresto. La cronaca di una settimana che porta alla morte un uomo, che viene analizzato nella sua estrema fragilità.

Il ritratto di Cucchi non è quello di un santo ma di un uomo di 31 anni che ha sbagliato, sbaglia ma non merita di andare incontro alla morte. Il pestaggio non è davanti agli occhi degli spettatori, vi è una stanza buia, il film passa subito ad un’altra scena. Cucchi uscendo da quella stanza diventa un cencio pieno di ematomi e lividi con dolori in tutto il corpo. La parola “scale” diventa l’emblema di una prassi che solo nel 2009, anno della morte di Cucchi, ha mietuto più di 170 vittime nelle strutture carcerarie. Non vi è umanità su quest’uomo che è solo un numero di pratica. Cucchi accetta la rassegnazione della morte, non informa l’avvocato, non denuncia ciò che ha subito. Accetta di essere parte di un sistema malato, di abusi di potere fatto di carte. Il regista fa si che un magistrale Alessandro Borghi nel ruolo di Stefano Cucchi, alterni dialoghi urlati a lunghi silenzi: il dolore si poggia nel suo viso diventa maschera violacea, un sorta di “Cristo moderno”, la pietà, la compassione umana del tutto assente. Un film che merita di essere visto anche nella speranza spinga a cercare la verità affinché non esistano più casi come quello di Stefano Cucchi… e perché non sia  mai più possibile a nessun uomo togliere la vita ad altro uomo.

Simona Bagnato

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Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

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