Amori non molto poetici.

Alda Merini e Giorgio Manganelli si conoscono alla fine del 1949 e fin da subito lo spettro della follia aleggia attorno alla loro relazione.

Lei ha compiuto da poco diciotto anni ed è già “Alda Merini la poetessa” consacrata dallo scrittore e critico Spagnoletti che per primo ne aveva intuito il talento e che le aprì le porte del mondo intellettuale della città quando era ancora un’adolescente.

Fu proprio Spagnoletti a presentarli.

Lui ha 27 anni e non è libero, sua moglie Fausta Chiaruttini aveva dato alla luce la figlia Lietta, nel 1947.

Erano due personaggi per nulla sentimentalismi e decisamente non facili.
Il 1949 per loro sarà un anno cruciale.

Alda comincia ad avvertire la presenza delle «prime ombre» della sua mente.

Iniziano le visite psichiatriche.

Nel 1950 la poetessa verrà internata per un mese all’ospedale psichiatrico di Villa Turro con la diagnosi di disturbo bipolare.

Ma Manganelli è determinato ad aspettarla, quella ragazza tormentata, così diversa dalle sue coetanee, con un mondo interiore profondissimo lo ha incantato.

È già nato l’amore.

Quando Alda uscirà, ad aspettarla troverà proprio Manganelli ma iniziarono i primi tormenti e i primi strazi tra di loro.

Alda all’epoca non aveva grosse esperienze sentimentali mentre Giorgio non riusciva comunque a ricevere una separazione consensuale da sua moglie.

Nonostante ciò, oltre a provare una reciproca passione, i loro incontri erano scanditi per lo più da dialoghi, come ricorderà la stessa Alda, molto spesso riguardanti la morte e la follia.

Tutto ciò, finché non sarà proprio la moglie di Manganelli a preparargli le valige e l’autore non deciderà di raggiungere Roma.

Alda amava le sue parole una ad una, amava il modo in cui lui la amava attraverso i libri, i versi.

È la Merini stessa a testimoniarlo:

“Oh, lui parlava fitto e innamorato
come una rondine stellata,
pieno di germi d’addio.
Era un linguaggio provenzale
con una cadenza andalusa
e con le mani sfiorava i miei libri,
invece del volto, e diceva:
“Che strano frumento
ti cresce nei capelli”.
Allora, con la falce del viso,
tentava di mietermi il sorriso
finché finimmo
nel gergo della passione.”

La relazione tra i due durerà tre anni, tempo trascorso all’insegna dello scavo interiore, del sentimento che lacera  ma che contribuirà a definire la poetica di Manganelli che risulterà segnata da quell’incontro.

La vocazione poetica è presente già nello scrittore, circondato da poetesse da sempre, sua madre scrive poesie, sua moglie pure.

I suoi scritti giovanili sono proprio ispirati alla religiosità esasperata della madre e quindi, molto precedenti all’incontro con Alda.
Ma quella relazione lo spiazza.

L’amore è un eccellente combustibile per alimentare il malessere che può condurre alla letteratura. Ma deve fare male, deve essere maledetto.

E infatti questo amore prosegue “male” come dev’essere per Manganelli.

Maria Corti scrittrice ed amica dello scrittore fin dai tempi dell’università, ricordava bene quel periodo: “Ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro” …

Angela Amendola

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