E’ una tragedia quella che ha sconvolto l’opinione pubblica una settimana fa. La morte di una ragazza giovane, Ana Maria La Piazza che ha trovato la morte in un rapporto “amoroso” dove amore ce n’era ben poco. Antonino Borgia, l’uomo che l’ha uccisa,  ha raccontato dei loro incontri sessuali in macchina e della sua preoccupazione per le conseguenze familiari se avesse acconsentito alle richieste di Ana.

Ana di appena 31 anni aspettava da lui un bambino, lo aveva confermato ad Antonino quel giorno.

Ma Antonino non voleva quella gravidanza, non voleva rogne con la moglie. Il 23 novembre di mattina presto i due si sono incontrati e Ana ha chiesto ad Antonino: “Ma mi ami? Dillo se mi ami! Non ti frega niente del bambino?”… 

A queste sue incalzanti domande lui ha risposto colpendola con un coltello, con una ferocia, colpendola ripetutamente. Ana ha cercato di fuggire dal suo omicida; testimoni di ciò due donne che passavano in macchina e l’hanno vista mentre tentava disperata di allontanarsi da un furgone e dal suo carnefice.

Ma lui l’ha ripresa e rimessa nel suo furgoncino, accoltellata più volte e lasciata agonizzante. Poi come niente fosse, è andato a farsi un giro, è andato al bar, ha preso un caffè, poi è tornato al furgoncino, ha visto che era ancora viva e ha continuato a massacrarla con un colpo sulla testa e tagliandole la gola.

Tutti noi siamo rimasti interdetti dalla violenza di questo uomo, questo “mostro” verso la sua amante.

Ma ecco a sua difesa arrivano le parole della moglie.
Moglie intervenuta durante la trasmissione TV “Quarto grado”, che sembra raccontare un’altra storia, quasi stesse parlando di un santo, di un marito perfetto.
“Mio marito è una bravissima persona, lui fa volontariato, lo conoscono tutti, deve essere stato un raptus, non ha capito più niente”.
Ma queste sue parole non giustificano la ferocia, la brutalità, di quel comportamento.
“Antonio aveva troppa paura che il mio amore, la dedizione e la fiducia per lui venissero a mancare. Mi amava, la paura più grande era di perdere me e la sua famiglia. È una situazione che è sfuggita di mano. Tra Ana e mio marito sono stati solo pochi incontri di sesso, lui amava me”.

Secondo Maria, la vittima avrebbe chiesto al marito i soldi per abortire, ma l’autopsia ha confermato che la donna era già al terzo mese e quindi oltre soglia prevista dalla legge per l’interruzione di gravidanza.

In tutto questo vociare, non una sola parola per la donna nè per il bimbo in gembo.

Ma a fare inorridire sono queste testuali parole: “le donne hanno voluto la parità, e proprio per questo succedono queste cose”… Questo è il commento del padre di Antonino Borgia:” Le donne incitano gli uomini, e li fanno andare fuori di testa”.

Il suo modo di pensare, le sue parole ricalcano di sicuro l’educazione patriarcale di secoli fa, dove la donna poteva e doveva stare solo a casa, senza diritto di parola.

Le donne “si permettono di dire delle cose, di volere, di pretendere”, ha continuato Vito Borgia, infierendo ancora sulla giovane non solo sulla memoria della donna uccisa dal figlio e incinta di tre mesi, ma anche su tutte le donne..

“Era quasi una bambina che aveva bisogno di aiuto”. Ana si è innamorata della persona sbagliata ha scelto Antonino e Antonino l’ha uccisa.

La cosa che mi atterrisce è il linciaggio mediatico che da una settimana si attua contro Ana. E per assurdo la campagna diffamatoria è fatta da molte donne. Tra le donne che si ergono a difesa dell’assassino c’è un’amica della moglie.

“Capite che ha rovinato la vita alla mia amica ? Lo capite che questa zoc….la ha portato un uomo a pensare che non aveva via di uscita? La volete santificare?

“Tutto si è concentrato sul mostro che Antonino è diventato in quei momenti concitati.
E attorno alla vittima si vuole costruire una sfera angelica.
Ma una donna che già a 18 anni intratteneva una relazione con un uomo più grande da cui aveva un figlio, tanto angelica non era proprio.
La sua è stata una morte cruenta, ma come mai nessuno si domanda perché una ragazza giovane stesse con un uomo maturo? Amore?
O semplicemente volere denaro che credeva potesse cambiargli la vita?
Magari uscendo proprio gravida per assicursi una vita agiata a dispetto della famiglia già esistente! Senza nessun pensiero di poter distruggere una famiglia conosciuta da tutti nel paese.
Adesso che la ragazza è morta, moglie e figli sono rimasti a subirne le conseguenze anche mediatiche…”

Lei chiede rispetto per la sua amica.
E della vittima poco importa. Lei e molti come lei, non spendono una parola per Ana. Era una poco di buono, si è intromessa nella felice vita matrimoniale, così fa intendere la moglie e non solo la moglie. Di nuovo ci sono donne contro le donne, a giustificare un uomo che ha commesso un brutale omicidio.

Angela Amendola

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Angela Amendola
Mi chiamo Angela Amendola e vivo in Calabria dove sono nata. Appassionata di letteratura, poesia, musica ed in genere di tutte le espressioni artistiche , mi sono dedicata allo studio della poesia contemporanea e poco conosciuta. Attratta anche dalle sonorità della poesia dialettale, ho organizzato presentazioni di libri ed autori. Faccio parte di associazioni letterarie e musicali e nel 2017 ho fondato, assieme ad altri Soci Fondatori, l’Associazione “Accademia Edizioni ed Eventi” per la quale scrivo su SCREPmagazine.

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