A volte basta una canzone per far tremare un intero continente. Non perché sia scandalosa, non perché sia provocatoria, ma perché osa fare qualcosa di molto più raro: parlare d’amore vero, di impegno, di promesse che non si spezzano.
È questo il caso della vittoria di Sal Da Vinci all’Eurovision, che ha scatenato polemiche e perfino inviti al boicottaggio solo perché ha riportato al centro valori che molti considerano “vecchi”, ma che in realtà sono le fondamenta di ogni vita che voglia dirsi piena.
La sua canzone non urla, non provoca, non sfida per il gusto di farlo.
Parla di amore come scelta quotidiana, di matrimonio come promessa che si rinnova, di fedeltà come atto di coraggio.
E questo, oggi, sembra quasi rivoluzionario.
Molti hanno applaudito, commossi. Altri hanno storto il naso, come se parlare di sentimenti profondi fosse un affronto alla modernità.
Eppure, chi ascolta davvero quel brano sente qualcosa che non si può negare: la nostalgia di un amore che dura, di un legame che non si consuma al primo vento contrario.
Le chiamate al boicottaggio non nascono dalla musica, ma dalla paura.
La paura che qualcuno ricordi al mondo che:
l’amore stabile esiste ancora , il matrimonio non è solo un reperto archeologico e i valori profondi non sono un nemico del progresso. È più facile ridicolizzare ciò che non si ha il coraggio di vivere.
È più semplice attaccare una canzone che ammettere che, forse, abbiamo bisogno di tornare a credere in qualcosa di più grande di noi.
La verità è che l’amore non passa mai di moda.
La canzone di Sal Da Vinci ha ricordato a molti che si può ancora desiderare una vita costruita insieme, mano nella mano, giorno dopo giorno.
E questo, in un mondo che corre e consuma tutto, è un atto di resistenza.
Il boicottaggio non colpisce un artista, ma un sentimento.
È il rifiuto di guardare in faccia la verità: abbiamo ancora voglia di credere nell’amore, quello vero, quello che non si vergogna di dirsi eterno.
E forse è proprio per questo che la canzone ha vinto.
Perché ha parlato a quella parte di noi che non smette mai di sperare.
Angela Amendola






