“All those moments will be lost in time like tears in the rain”. 

La morte improvvisa di Rutger Hauer ha generato grandi manifestazioni di stima e partecipazione da parte di tantissimi amanti del grande Cinema e non solo.

L’attore britannico, scomparso il 19 luglio dopo una breve malattia, era stato interprete indimenticabile di molte pellicole storiche e incastonate nella memoria di ogni cinefilo che si rispetti, ma, sicuramente, il ruolo che ha fatto di lui una vera e propria icona, è quello del replicante Roy Batty in Blade Runner, cult distopico del 1982 firmato dal geniale Ridley Scott. Cò protagonisti Harrison Ford, Sean Young e Daryl Hannah.

Una pagina importantissima del Cinema di tutti i tempi il film di Scott cui va il merito di aver ridefinito i limiti della fantascienza tradizionale, creando robot dalle sembianze umane e dalla parvenza sentimentale, stabilendo un nuovo modo di raccontare un futuro molto più angosciante dello spazio incerto perché ambientato su una terra non troppo lontana dal nostro presente (il film è ambientato nel 2019!) creando personaggi leggendari.

Interprete di un mongolo finale rimasto nella Storia del Cinema, il personaggio di Hauer diceva addio alla scena narrando in modo profetico come nella sua immortalità avesse visto tanto e fosse stato testimone di molto.

Ho visto cose che voi umani… 

Un incipit davvero passato alla Leggenda ed entrato a far parte dell’immaginario collettivo.

Abbandonandosi alla memoria, Roy narra di gesta memorabili, segnando la distanza temporale secolare tra uomini e androidi;riporta alla memoria le navi di Orione e le porte di Tannhauser che non sopravviveranno alla sua eternità e si lascia cullare sofferente da un’amara e al contempo dolce malinconia di quanto vissuto.

Qui diventa umano e le sue lacrime, confondendosi tra la pioggia, svaniscono segnando il momento della sua morte. 

Si narra che la stessa trouppe non resistette alla commozione quando Hauer recitò il celebre monogolo, modificandolo in corsa.

È tempo di morire 

Profetizza Roy e questa morte rappresenta il vero contatto tra il replicante e l’uomo, il guerriero e l’essere con anima; Roy diviene più umano dell’uomo in un finale catartico in cui diventa compassionevole risparmiando la vita di Rick.

Sotto quella pioggia di ricordi si rivela tutto il talento di Rutger Hauer capace di colmare con quelle lacrime la distanza tra Roy l’ androide e il principe medievale Etienne di Lady Hawke che sfida il passaggio tra alba e tramonto in un accorato Addio che profuma di Eternità.

Sandra Orlando 

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui