La Sardegna è un meraviglioso mondo a parte, coi suoi misteri e le sue tradizioni uniche e affascinanti. Ci sono parole, in Sardegna che, alla sola pronuncia, fanno abbassare lo sguardo. Una di queste è la parola: s’imbisciadura!
Non è certo una parola da pronunciare alla luce del sole e non può essere raccontata ai bambini, piccoli esseri dall’animo puro. Questa parola è legata a quell’ambiente in cui la religione, la paura e la superstizione diventano una sola cosa: il cimitero!
Quando il confine tra i vivi e i morti si fa più sottile? Di notte!
E quindi donne deluse a abbandonate, per riconquistare un amore perduto, compiono il rito magico s’imbisciadura, con la precisa volontà di legare un uomo che non le vuole, che le rifiuta o per impedire che si possa legare sentimentalmente ad un’altra donna.
Il rito si svolge davanti alla tomba di un giovane morto in modo violento o senza l’ausilio dei sacramenti.
Quindi la scelta ricade su quella che è un’anima inquieta, perché essa conserva una forza che può essere invocata. Anime più vicine al dolore terreno, proprio a causa della loro fine. Chi le invoca però, sa perfettamente che tutto questo può avere delle conseguenze negative. Parole sussurrate, quasi una nenia ripetuta in modo ossessivo.
Anche i gesti fanno parte del rituale. Spesso vengono usati oggetti personali che appartengono alla persona da colpire: un capello, un lembo di abito, addirittura un solo filo! Il rito è segreto, il solo accennarlo alla più fidata delle persone, può non solo compromettere la riuscita del rito, ma attirare su di sé una punizione. Il silenzio è parte dell’incantesimo.
La pratica della s’imbisciadura in realtà non è vista come qualcosa di utile e necessaria, incute timore e un legamento d’amore ottenuto con tale pratica, è malsano, porta ossessione e malattia.
Chi vi ricorre rischia di attirare su di sé una serie di eventi, non proprio felici, poiché i morti evocati per ottenere il legame, alla fine chiedono sempre qualcosa in cambio e così, chi si è reso colpevole, spesso avverte passi alle spalle o dormire sonni agitati dagli incubi. Sciogliere la s’imbisciadura è difficile e talvolta più pericoloso che compierla.
Non tutti sono capaci di sciogliere il rito e, rivolgersi alla persona sbagliata può peggiorare una situazione già compromessa.
È chiaro che si tratta di superstizione ma per la serie, non è vero ma ci credo, si preferisce non scherzarci sopra.
La s’imbisciatura oggi non viene più praticata, o almeno non apertamente. È arrivata fino a noi grazie ai racconti degli anziani, agli studi di antropologia. Testimonianza di una realtà chiusa in se stessa, regolata dai propri codici morali.
In fondo è accaduto un po’ ovunque, e forse ancora accade, che dove il sentimento d’amore non trova spazio legittimo, si tenta ossessivamente di ottenerlo usando altri mezzi.
È disagio e solitudine, la paura di non essere apprezzati in un mondo che corre sempre più veloce ma dove l’amore, in alcuni casi, deve sottostare a regole severe.
FONTI:
Giulio Angioni, Il sapere della mano. Saggi di antropologia del lavoro, Il Maestrale
Clara Gallini, La magia in Sardegna, Il Saggiatore
Michelangelo Pira, Sardegna tra due lingue, Edizioni della Torre
Testimonianze orali raccolte in area barbaricina e nuorese, riportate in studi etnoantropologici del Novecento






