RENATO GUTTUSO
(1911-1987), Crocefissione, 1941, olio su tela, 200×200 cm, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Renato Guttuso è da classificarsi tra i pittori più noti del nostro tempo, e uno dei più grandi esponenti del neorealismo.
La sua arte si ispirava prevalentemente a Picasso, che non solo ammirava, ma che divenne anche suo grande amico.

Nato a Bagheria, in provincia di Palermo, compie gli studi classici nella sua città ma nel 1931 si stabilisce a Roma ed entra in contatto con i pittori della “Scuola Romana” dai quali assorbe i primi elementi di uno stile tonale rivolgendosi verso un’arte realistica.
Evidenti sono gli elementi formativi del suo linguaggio: il Picasso di Guernica, il pre-espressionismo di Van Gogh, l’arte popolare( vedi Vucciria, il suo quadro piu’ noto ) e temi sociali.
Tra il 1940 e il 1942 è a Milano e partecipa al movimento milanese di Corrente di ispirazione antifascista.
Nel dopoguerra è coinvolto con opere di forte influsso postcubista.
Ma quando nel 1948 il Fronte si scioglie, Guttuso è tra gli animatori del movimento realista. Proprio alla crisi di quest’ultimo reagisce, a partire dal 1958, accogliendo influenze espressioniste.
Da questo momento in poi rinnova il suo realismo mantenendolo aperto ai più vari apporti culturali.
La sua arte fu caratterizzata dal forte impegno sociale, che lo portò anche all’esperienza politica come senatore del Partito Comunista Italiano durante la segreteria di Enrico Berlinguer.

La Crocifissione, tela di grande formato, fu il dipinto che gli diede la fama, ma anche mille polemiche da parte del clero e del fascismo, poiché sotto il soggetto sacro denunciava chiaramente gli orrori della guerra.

Guttuso affrontò un tema che lo pose immediatamente a confronto con la realizzazione di figure di grandi dimensioni: la Crocefissione sul Golgota.
Si trattava di un difficile compito, ma il pittore vi lavorò con tanto impegno che ne risultò un quadro manifesto.
Per sganciarsi dalla tradizione di questo motivo, dipinto in mille modi diversi, originariamente Guttuso pensò perfino di ambientare la scena in un inferno, per conferirle un impatto drammatico il più originale possibile. Poi cambio’ idea.

” CROCIFISSIONE”

Il supplizio di Cristo, secondo il dipinto di Guttuso, è il simbolo di tutti coloro che hanno subito oltraggio, carcere e torture per le loro idee politiche.
Sotto, e attorno ai tre uomini crocifissi, si muovono ignudi soldati a cavallo ( il cavallo in primo piano, se ricordate, allude a quello picassiano di Guernica ) e le pie donne, ugualmente ignude o discinte, sono le madri, figlie, mogli e sorelle torturate e condannate dal regime fascista.
I colori forti sono elementi della composizione che evidenziano ancora di piu il dramma umano.

Per finire:
Guttuso è stato per 50 anni uno straordinario testimone del nostro tempo. In grado di rappresentare con le sue opere la condizione umana, con le sue sofferenze, i suoi miti politici, le sue passioni.

E’ dalle parole di Guttuso stesso che viene la migliore spiegazione del suo modo di intendere l’arte:

“La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità.”

Nel 1987 muore a Roma, stroncato da un cancro ai polmoni.

Bruno Vergani

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