Le dita mozzate di Hannelore Cayre avvia la collana Sisters di Edizioni le Assassine in un viaggio oltre il tempo, che risulta essere così contemporaneo quanto ancestrale.
Uno scenario contemporaneo che si apre con una descrizione di una situazione attuale di lavori di scavo per apportare migliorie alla casa, a cui segue un fermo inaspettato per il ritrovamento di una grotta e non solo, che a sua volta apre una porta spazio temporale in un tempo lontano, segnato da indizi e tracce da seguire minuziosamente alla ricerca di una verità che rivelerà il profilo della protagonista e di una struttura sociale che poi così lontana dai nostri tempi non è.
“Musica. Si spengono le luci. Inizia la proiezione di un film. La luce tremolante di una lampada a grasso riflessa dai cristalli di calcite rivela un corpo, poi segue le orme lasciate da adulti e bambini che gli hanno camminato attorno, fino a un secondo corpo circondato da vari oggetti; infine risale sulle pareti coperte di impronte in negativo di mani alle quali mancano, a tutte senza eccezione, una o più falangi. Poi l’intera grotta si illumina, svelando due pannelli costellati di centinaia di impronte di mani mutilate.”
Da qui in poi il lettore si ritrova catapultato nella preistoria con la protagonista Oli che consentirà durante la narrazione di carpire le abitudini del villaggio e le sue rigide regole di tessuto sociale se così si possono definire, che essenzialmente delimitano in modo netto i ruoli e le funzioni tra uomini e donne, regole che devono essere rispettate per non scatenare il caos. Ma la protagonista con il suo senso di giustizia e ribellione a ciò che non trova equo nella suddivisione di ruoli si oppone fortemente, pronta a subirne le tragiche e difficili conseguenze.
Una giovane donna che si distingue già a suo tempo per determinazione e coraggio, nonostante le avversità, imponendo il proprio pensiero contro ciò che ritiene discriminazione e limitazione della persona, in particolare nei confronti delle donne, confinate in un ruolo stantio di servilismo e limitate anche nel fabbisogno principale quale il cibo perché secondarie al ruolo maschile.
La scrittrice Hannelore Cayre guida il lettore in un viaggio lontano quale il periodo preistorico per far emergere elementi di una realtà che ha fondamenti strutturati e discriminanti che ancora oggi non sono stati sovvertiti in un cambiamento di diritti sociali, civili e individuali equi.
L’intraprendenza di Oli la porta ad infrangere regole in un atteggiamento a dir poco rivoluzionario, pronta a lottare per imporre la sua personalità come individuo pensante e libero, riuscendo così a tracciare un nuovo cammino e nel contempo risalire a un cammino già tracciato dalle sue ave. Un ruolo di donna sottomesso che cerca uno spiraglio di crescita e rispetto, perché individuo pensante e capace e non donne sottomesse alle angherie e leggi del mondo maschile.
“Al crepuscolo, di ritorno all’accampamento, pensò alle antenate. In primavera si sarebbe recata alla loro grotta per raccontare tutto ciò che la piccola tribù avrebbe vissuto quel primo inverno senza uomini.”
Un viaggio di rivoluzione identitaria che invita al cambiamento e al rispetto dell’individuo come singolo e come società, un microcosmo nel macrocosmo: la lotta per i propri diritti, per un’emancipazione femminile che si muove sin dai tempi a noi più lontani, ma che possono riemergere inattesi come la grotta e i sui graffiti come testimonianza di ciò che è stato e ciò che potrà essere.
Simona Trunzo






