La nostra personalità non è monolitica. Essa è composta da diverse parti, o , che vanno a comporre la nostra struttura psichica primaria.

Per identificare il nostro sistema primario e le parti che lo compongono basta pensare alle qualità che ci attribuiamo.

Se qualcuno ci chiedesse “descriviti, come sei fatto?” useremmo degli aggettivi, ognuno dei quali indica una parte di noi. Se io mi considero gentile, responsabile, perfezionista, attivista, vuol dire che  ognuna di queste qualità è portata da un sé.

Tuttavia noi siamo anche altro.

Le parti, o sé, che identifichiamo come parte fondante della nostra personalità, sono solo la punta dell’iceberg del nostro essere, ovvero la coscienza, ma esiste anche l’inconscio, ovvero quello scantinato buio e dimenticato in cui abbiamo rinchiuso tutto ciò che non volevamo che fosse manifesto alla luce del sole. I nostri desideri repressi ed inconfessabili, le nostre paure più arcaiche ed ancestrali, le parti di noi che non ci piacciono, sono lì, in quella zona sconosciuta a noi stessi che sfugge al nostro controllo ed ha una grande influenza sulla nostra vita. Anche se non ne siamo consapevoli l’inconscio guida le nostre scelte, determina le nostre azioni al di là della nostra conscia volontà. E in questo scantinato sono rinchiusi i nostri sé rinnegati, ovvero le parti che portano qualità opposte a quelle di cui sono portatori i primari.

Abbiamo tutto e il contrario di tutto dentro di noi. Il nostro animo è un caleidoscopio di mille colori, spesso contrastanti tra loro. Sebbene una nostra parte possiamo averla repressa perché non ci piaceva non vuol dire che l’abbiamo annullata.

Non è sparita. Essa continua ad esistere nel nostro inconscio e preme per venire fuori.

Quando troverà la condizione esterna adatta tornerà ad agire e probabilmente lo farà in maniera distruttiva e incontrollata (sarà capitato anche a voi, solitamente pacati e gentili, di avere ad un tratto un raptus e mandare a quel paese qualcuno, no? Ecco, in quell’occasione avete fatto conoscenza con un vostro sé rinnegato).

Più un’energia psichica è repressa, più si rafforza. La soluzione, dunque, per evitare che si verifichino danni, è di accogliere queste parti rinnegate, che non vuol dire farle diventare primarie e diventare l’opposto, “rinnegare“ciò che siamo,  ma riconoscere il dono, la dote che una dose omeopatica di quell’energia psichica può donarmi.

Provate a fare un semplice esercizio per capire meglio. Tracciate una croce su un foglio, in modo da dividerlo in quattro.

Nel primo quadrante scrive rete una vostra qualità primaria, ad esempio la gentilezza, mentre nel quadrato in basso scriverete l’opposto, non in senso grammaticale ma ciò che per voi rappresenta l’opposto di quella qualità, ad esempio l’egoismo.

Ora vi chiedo di pensare ai limiti della vostra qualità primaria, ovvero quali sono i disagi che arreca alla vostra vita il fatto di essere ” troppo ” in quel modo. Nell’esempio che abbiamo riportato potrebbe darsi che la troppa gentilezza ci porti ad esserlo anche con chi non lo merita, come un truffatore o una persona che voglia approfittarsi della nostra gentilezza.

Scrivete tutti i limiti che vi vengono in mente, possono essere dieci ma anche uno, va bene in ogni caso.

Poi passiamo alla qualità opposta, che rappresenta il vostro “rinnego”. Ora vi chiedo di pensare al dono, al pregio di questa caratteristica, qualora foste in grado di usarne “una goccia omeopatica “, lo 0,0001%, così da bilanciare l’aspetto primario che sta iniziando a pesarvi e portare disagi nella vostra vita, e scriveteli nell’ultimo quadrato, in basso a destra.

Potreste fare delle scoperte interessanti, ad esempio che la dose omeopatica di egoismo vi consentirebbe di dire dei sani no quando qualcuno vi chiede un favore e a causa della vostra indole gentile non potete negarglielo, anche se non vi fa voglia o non potreste. Magari potreste trovare un espediente più consono a voi, come proporre di rimandare ad un momento piu opportuno la realizzazione del favore.

Scegliete voi la quantità di quella caratteristica che sentite di poter sopportare. L’importante è che ci stiate comodi.

Provate a fare questo lavoro su tutti i vostri aspetti primari e vedrete quante scoperte su voi stessi riuscirete a fare.

Certo, non è un lavoro facile. Nessun processo di cambiamento lo è. Ma con la costanza e l’allenamento quotidiano riuscirete ad alimentare uno spazio interiore, fatto di maggiore presenza e centratura, da cui decidere consapevolmente quale sia il modo più consono di agire, e a quali sé dare voce, come un direttore d’orchestra che fa suonare i vari artisti che la compongono.

“Dobbiamo portare alla coscienza l’inconscio, altrimenti dominerà le  nostre vite e lo chiameremo destino.”

C.G. Jung

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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