C’è un filosofo che nel 1600 fu arso vivo in Campo dei Fiori a Roma e, fino all’ultimo momento della sua vita, pare non abbia rinunciato a sostenere le proprie idee ricche, articolate, complesse ma in contrapposizione con la Chiesa romana e con la religione luterana che, gli sembrava, avesse aggravato i difetti e i limiti di quella cattolica.

 Il filosofo è Giordano Bruno e, in particolare, nella Cabala del cavallo Pegaseo, critica il fatto che la religione cristiana, sia cattolica che luterana, abbia celebrato l’ignoranza e la rinuncia alla ragione pensando così di ottenere dagli uomini un ascolto più favorevole della parola divina. In effetti, pensa Bruno, ha favorito la formazione di persone rassegnate, inclini all’ozio e all’ascolto, poco propense all’ agire e all’operare che per Bruno sono le più alte virtù per l’uomo.

Bruno non ha timore di andare a ricercare nelle Sacre Scritture quei passaggi che sostengono la sua tesi, e così troviamo riportato:<<Ahi, ahi, Signore! Io non so parlare>> e più avanti:<<Poiché sono un fanciullo>> Geremia I,6. Queste dichiarazioni di ingenuità e di debolezza sono segno della condizione di asinità in cui cade l’uomo quando rinuncia a ragionare con la propria testa. E ancora:<<Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno>> Luca XXXIII, 34 oppure:<<alcuni si sono perduti in vani cicalecci […] senza capire quello che dicono>> Lettera a Timoteo I,7.

Poi, nella Lettera ai Corinti XII, 2-4, si narra di Paolo rapito al terzo cielo dove udì parole che non possono essere riferite agli uomini. Tutto ciò gli sembra assurdo dal punto di vista razionale, così come considera mortificante per la dignità umana che coloro che seguono la parola di Dio e gli sono devoti, siano, nelle Scritture chiamati pulcini, pecore, gregge, pargoli e in altri simili modi. Tutto questo in vista della ricompensa, il paradiso, alla fine di una vita travagliata; al contrario, chi ha osato filosofiche e razionali contemplazioni e ha migliorato la sua capacità discorsiva e intellettiva andrà al centro della Terra nel baratro tartareo, l’inferno. Conclude la sua vigorosa critica con queste parole: <<Forzatevi, forzatevi dunque ad essere asini, o voi, che siete uomini. E voi che siete già asini, studiate, procurate, adattatevi a procedere sempre da bene in meglio, a fin che perveniate a quel termine, a quella dignità che, non per scienze e opere si acquista, ma per fede>> Bruno, Cabala del cavallo Pegaseo.

Per questo ed altri scritti Giordano Bruno fu arrestato nel 1592 con l’accusa di eresia, il processo fu lungo anche perché Bruno sostenne con forza il suo diritto di criticare qualche aspetto della religione ma quando in mano agli inquisitori giunsero alcuni scritti, particolarmente polemici, che furono letti nell’aula del Tribunale ecclesiastico, per Bruno non ci fu nulla da fare, le sue opere furono distrutte e lui condannato a morte.

Il 17 febbraio del 1600, spogliato, legato ad un palo fu bruciato vivo in Campo dei Fiori.

Perché la Chiesa ebbe tanta paura di un filosofo, uno studioso stimato che aveva insegnato in Francia, in Inghilterra, richiesto per la sua cultura e per le idee? La Chiesa del ‘600 ha paura delle idee nuove contrarie alla consolidata dottrina, l’Europa è insanguinata dalle guerre di religione e la Chiesa rischia di perdere il primato che ha da secoli in Europa. Quindi, uomini contro come Bruno devono essere messi a tacere.

Giordano Bruno è diventato simbolo della libertà di pensiero che noi oggi dobbiamo difendere ogni volta che è messa in pericolo da chi vorrebbe imporre un unico modo di pensare e di agire.

Avevo già scritto di Bruno in passato ma ora, in prossimità del giorno in cui morì, il mio pensiero va a lui, un uomo coraggioso, un fine studioso, un pensatore che sognava l’infinito e rompeva con la sua filosofia tutti gli schemi. E ci penso perché, oggi come allora, menti eccelse sono mortificate perché non emergano a turbare le coscienze e lascino spazio ai mediocri che non danno fastidio con idee che non hanno, così si realizza l’aurea mediocritas. Io non credo che la mediocrità sia aurea, è grigia, noiosa, plumbea.

Gabriella Colistra

 

https://www.youtube.com/watch?v=p4FpG_MjnAo

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