“RIVERBERI PITTORICI”

“FRANCESCO COLELLI E GLI ARTISTI DEL SETTECENTO CALABRESE”

Cosa può succedere quando alcune persone, dotate di grande entusiasmo, di un bel bagaglio personale, passione e determinazione, decidono di mettere insieme le proprie forze e competenze per concentrarsi su un obbiettivo ben preciso?

Sicuramente qualcosa che lascerà il segno, soprattutto se si considera il momento storico ed il contesto socio-politico del luogo in cui questo progetto prende forma e si cristallizza in tutta la sua forza espressiva.

E proprio di forza si tratta, di un atto di volontà fermo come un macigno, e di un “dono”, che l’Associazione Culturale “Natale Proto” ha voluto consegnare alla città di Lamezia Terme in particolare, e non solo.

Il 31 agosto, alle 20,00, presso la Chiesa di San Domenico, organizzata dalla suddetta Associazione Culturale e curata dal Professor Mario Panarello, è stata inaugurata la mostra “Riverberi pittorici – Gli artisti del settecento calabrese e la figura di Francesco Colelli”, seguita – alle ore 21,00, dall’apertura dello spazio espositivo allestito presso Palazzo de’ Medici, in via Ubaldo de’ Medici a Nicastro (Lamezia Terme).

Un percorso attraverso le opere di diversi artisti del settecento, ciascuno proveniente da differenti luoghi della Calabria e dotato di peculiari modi di vedere ed interpretare il proprio tempo e il territorio: Domenico Oranges, Francesco Saverio Mergolo, Genesio Galtieri, Cristoforo Santanna, Giuseppe Grimaldi, Vincenzo Cannizzaro,… solo per citarne alcuni.

Ma la figura di spicco, alla quale la mostra è dedicata, è quella di Francesco Colelli!

Un’intera sala – del maestoso contenitore qual è l’ottocentesco Palazzo De Medici, con i suoi magnifici affreschi e maioliche – abbraccia e fa da cornice ad alcune delle più belle opere dell’artista “nicastrese”.

Un dialogo cominciato nella Chiesa di S. Domenico con l’inaugurazione della mostra – luogo non casuale, data la presenza di diverse opere del Colelli – e continuato all’interno delle sale espositive.

Lavori di Artisti del ‘700 che hanno vissuto ed operato in diversi luoghi della Calabria, messi in parallelo sotto un unico cielo – per la particolare occasione della ricorrenza dei duecento anni dalla morte del Colelli, il cui anniversario cadrà proprio nel 2020 – per consentire al fruitore della mostra di coglierne caratteristiche e peculiarità.

Ma vorrei soffermarmi su alcuni aspetti inerenti alla realizzazione di questo progetto, aspetti che solo chi ha vissuto in prima persona può conoscere.

Il godimento estetico che si presenta oggi agli occhi dei visitatori è frutto di un duro lavoro iniziato oltre venti anni fa.

Anni in cui il Professore Mario Panarello (curatore della mostra) ha iniziato i suoi studi e ricerche sul noto artista di Nicastro, attraverso un circuito storiografico e biografico che ha toccato altri ambiti territoriali ed altri artisti (ad esempio, i Monteleonesi).

Nulla di improvvisato, in quanto tutto nasce da un percorso che affonda le sue radici lontano nel tempo e, pian piano, con le giuste congiunzioni “astrali”, si coagula in un momento ben preciso, in un posto ben preciso e con i giusti compagni di viaggio.

Montagne di libri, documenti, fonti di ogni genere, fotografie, cellulare sempre all’orecchio e un caldo da soffocare…questa l’estate 2019 del nostro curatore (tutto questo per preparare le schede di ogni singola opera, il catalogo, i pannelli descrittivi, ecc. ecc.), che non si è tirato indietro neanche per le operazioni di trasporto delle opere, né per il “lavoro sporco”, consistito nella colorazione e nell’allestimento dei pannelli su cui le stesse sono state installate.

Così ho fatto anch’io nel mio piccolo: richieste da preparare e inviare ai prestatori, alle curie, alle soprintendenze di competenza, ansie per i ritardi, allestimento delle sale (un numero imprecisato di pannelli in compensato da tagliare e pitturare), materiale da comprare e ritardi nelle consegne.

Per non parlare delle trenta opere da imballare a regola d’arte, del trasporto e dei posti impervi in cui i dipinti erano collocati (vedi, nello specifico, quelli conservati presso le chiese di Mesoraca e Andali).

Non è stato facile neanche staccare alcune opere dalle pareti sulle quali erano fissate: poste in alto nelle chiese è stato necessario montare un trabattello ed usare attrezzatura specifica per effettuare tutte le manovre di movimentazione con il massimo della sicurezza.

Anche il nostro presidente Tommaso Colloca si è prodigato particolarmente affinché tutto riuscisse alla perfezione, “impazzendo” letteralmente nel tentativo di farsi assicurare le opere da qualche compagnia di assicurazioni e di richiedere i sopralluoghi da parte dei funzionari della Soprintendenza.

Analogo encomio va rivolto al nostro archeologo Antonio Vescio, che ha curato tanti particolari con il rigore scientifico che solo lui può avere! In qualche occasione è stato anche il nostro autista spericolato.

Per non parlare, poi, della presentazione estetica delle opere arrivate in mostra.

Alcune avevano dei problemi conservativi da risolvere: sollevamenti della pellicola pittorica, vernici opacizzate, strappi del supporto.

Nella soluzione di tali problematiche un grande aiuto mi è arrivato dal professore Bruno Bagalà.

E poi c’è stato Gianluca, il nostro Deus ex Machina, di poche parole e tanto pragmatismo, sempre pronto a risolvere qualunque imprevisto.

Spero che questo piccolo excursus sia servito a far capire quale e quanto lavoro c’è dietro la nascita di una mostra e di quanta passione e dedizione bisogna armarsi per riuscire in un progetto quando non tutti gli ingranaggi della macchina funzionano all’unisono.

Qualcuno si è perso “strada facendo”, qualcun’ altro si è spezzato, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

La mostra sarà aperta fino al 3 novembre 2019 secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 16 alle 20:30 (al mattino solo su prenotazione per gruppi o scuole), sabato e domenica 9:30-12:30 e 16-22.

Concetta Villella

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