Per scrivere queste righe ho avuto la “malsana idea” di ricercare su Google l’espressione “NON DECOLLA”… l’avessi fatto mai!

Ecco solo alcune notizie che ho trovato.

Confindustria: “L’economia italiana è debole, non decolla”

“L’economia italiana non decolla”. Lo afferma Confindustria, sottolineando che “le condizioni sono rimaste deboli nel secondo trimestre e si profila un andamento negativo per la produzione industriale”. L’associazione sottolinea inoltre che “tale deviazione dell’Italia dal trend degli altri Paesi europei riflette le carenze nella programmazione di una politica economica credibile, in grado di dare fiducia a investitori, lavoratori e imprese”.

Non decolla l’economia circolare…

L’economia circolare rappresenta una grande opportunità economica e occupazionale per l’Italia.

Peraltro da Nord a Sud non mancano esempi virtuosi ma il suo sviluppo continua ad essere frenato da ostacoli burocratici e normativi.

Le prospettive offerte dall’economia circolare rappresentano una grande risorsa non solo per quanto riguarda la risoluzione di problemi seri come quello dei rifiuti, ma anche in termini occupazionali.

Tutto ciò in Italia non decolla per gli ostacoli dovuti a legislazione inadeguata e contraddittoria.

Un’opportunità per l’occupazione. Ecco alcune storie di sviluppo mancato, occasioni che non sono decollate:

  1. I sacchetti compostabili
  2. Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU)
  3. I pannolini
  4. Rifiuti da costruzione e demolizione (C&D)
  5. Rifiuti di fonderia al posto di materiali da cava

SACCHETTI COMPOSTABILI

L’Italia vanta un primato a livello europeo dovuto all’inserimento, nella legge finanziaria 2007, delle prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Norma, però, divenuta effettiva solo 5 anni dopo.

POLVERINO DI GOMMA

Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti.

Ogni anno in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU, avviate poi a recupero presso impianti che ne operano la frantumazione e triturazione per produrre gomma riciclata, acciaio, fluff tessile e/o combustibili alternativi a quelli di origine fossile. Nonostante gli asfalti modificati con polverino di gomma siano ormai usati con successo da oltre quarant’anni, l’utilizzo del polverino di gomma viene frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal loro mancato inserimento nei capitolati d’appalto.

PANNOLINI

Il processo di trattamento dei pannolini e dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), attraverso un processo di sanificazione e separazione delle matrici che compongono il rifiuto, permette il recupero di materiali di elevata qualità destinati ad essere riutilizzati in svariati processi produttivi. Da una tonnellata di rifiuti Pap si ottengono circa 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimeri assorbenti.

RIFIUTI DA COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (C&D)

Sono tra i rifiuti più imponenti: rappresentano il 25-30% del volume totale dei rifiuti in Europa e potrebbero essere recuperati e rigenerati con enormi vantaggi ambientali. Raggiungendo l’obiettivo della direttiva europea, recepita anche in Italia, del 70% entro il 2020 di riciclo di materiali da costruzione e demolizione, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la realizzazione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.

RIFIUTI DI FONDERIA AL POSTO DI MATERIALI DA CAVA

Terre esauste, sabbie e scorie di fusione, opportunamente trattate, rappresentano una valida alternativa all’utilizzo di inerti naturali in molte applicazioni. Numerosi studi hanno evidenziato l’assoluta idoneità da un punto di vista tecnico dell’utilizzo di questi materiali per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e in altre applicazioni civili.

Non decolla la Ricerca…3 motivi per cui la Ricerca in Italia non decolla:

Un mio caro amico si trova in Inghilterra dove – mi dice – si vive una splendida aria di sviluppo tecnologico e di progresso culturale.

Si trova nella terra di Isaac Newton, Charles Darwin, Stephen Hawking. Gli scienziati britannici sono stati e sono ancora oggi pilastro portante della comunità scientifica mondiale e penso che qualunque cittadino britannico sia orgoglioso di questo e pone a maggior ragione fiducia nella Scienza.

In Italia? Tre, semplici motivi per i quali, secondo me, la ricerca in Italia non riesce a decollare e, non dimentichiamolo, siamo nel Paese di Leonardo (uno fra tutti)…

Motivo 1: ignoranza

Sembra banale eppure non lo è. Da secoli, i nostri predecessori si sono battuti per libertà e diritti, tra cui l’istruzione. Ci basti pensare alla Fattoria degli animali di George Orwell per capire quanto bisogna essere sospettosi verso chi discute senza avere dati e basi certi o chi, per esempio, fa populismo come spesso accade in politica e anche nelle professioni.

Motivo 2: la comunità scientifica litigiosa

Anche all’interno della comunità scientifica c’è trambusto e disaccordo. Il che non è negativo perché del resto avere idee contrastanti porta inevitabilmente ad una strada oggettiva verso la risposta reale al problema. Spesso ci ripetiamo, nella nostra quotidianità, di “voler sentire più campane”. Ma a volte, qualche campana è particolarmente stonata.

Tanti scienziati dovrebbero, più che chiudersi a riccio, rendersi disponibili nelle scuole, con percorsi educativi e di sensibilizzazione che possano migliorare la visione che la società ha della comunità scientifica.

Perché la Scienza è e sarà sempre al servizio degli Esseri Umani.

Motivo 3: sovvenzioni dallo Stato

Abbiamo detto che la Scienza, e soprattutto la ricerca, sono il futuro della società. Molti Stati fanno di questa verità le ruote motrici del proprio sviluppo. In Inghilterra, le Università sono delle vere e proprie mini-città. Dalle professioni umanistiche a quelle scientifiche, è importantissimo poter far lavorare gli esperti in materia, permettendo loro di fare ricerca con passione. Lo stipendio segue questa possibilità: non solo ci sono alte possibilità di poter fare ciò che piace e dare un contributo notevole alla cultura ma si può anche campare degnamente.

In Italia però spesso i Progetti di ricerca si concludono con lunghe ed estenuanti rendicontazioni senza alcuna visibile ed oggettiva ricaduta.

Persino l’Italia del cicloturismo non decolla… 

Sono certo che quelli fra voi che amano viaggiare in bicicletta si saranno posti la stessa domanda.

In Italia con un minimo di pianificazione si possono percorrere strade adattissime alla bici che si snodano fra panorami da favola.

Natura e paesaggio in Italia non temono rivali: varietà e bellezza sono assicurate su tutta la penisola, isole comprese. Cicloviaggiando si passa e si sosta in paesi e borghi da sogno. In molti di questi si ha la possibilità di pernottare in modo assolutamente decoroso in ostelli, campeggi, B&B e altre strutture ricettive con poche decine di euro a persona.

Ma allora perché nell’ultimo cicloviaggio in Italia non ho incrociato neppure un cicloviaggiatore?

Neppure un tedesco con i sandali…

Perché la ciclovia Francigena da Piacenza a Massa non merita?

Perché Pisa, Volterra e Firenze sono città che non vale la pena di visitare?

Perché il meteo di questo mese di giugno in Emilia-Romagna e Toscana è stato sfavorevole?

Perché in queste Regioni si mangia male?

La risposta a queste domande è senza dubbio negativa.

Chi ci capisce è bravo: io non abbastanza da capire perché in Italia il cicloturismo non decolli come dovrebbe.

Turismo, l’estate 2019 non decolla: primo calo in 5 anni…

Rallenta il turismo in Italia: per la prima volta da cinque anni a questa parte. Numeri alla mano, flessione quasi dell’1%.

Il calo coinvolge turisti italiani (-1,1%) e internazionali (-0,8%), ed è dovuto alle condizioni meteo ed alla ripartenza delle destinazioni ‘competitor’ del Mediterraneo meridionale e orientali, frenate in passato dalle tensioni internazionali. A soffrire, infatti, sono soprattutto le aree costiere (-1,4%), mentre questa estate sorridono le imprese ricettive che operano nelle città d’ arte e nei centri minori ( -0,4%) e nelle località lacustri, dove si registra una domanda estera in leggerissima crescita (+0,2%).

Pure Alitalia, fatta proprio per fare quel “mestiere”, non decolla!

La questione è attualmente aperta e fonti certe affermano che per sbloccare l’impasse, l’unica soluzione é che Atlantia  e FS  debbano dividersi tutta o in parte la quota del Tesoro. L’unico vincolo è che le partecipazioni dei 2 gruppi, che attualmente ammonterebbero al 37,5% ciascuno, siano sempre paritetiche.

Al momento, però, una soluzione di questo tipo viene definita prematura.

Il nodo vero sono le rotte a lungo raggio come le nordamericane.

Il lungo raggio è il solo volano che può fare crescere i ricavi della compagnia. I risultati dei primi 9 mesi dell’anno sono trainati proprio dal l’incremento del fatturato (+4,7%) è dei passeggeri sulle rotte intercontinentali (+ 4%).

Insomma, Alitalia è ferma a terra. Il rinvio deciso dal CdA FS, in accordo con Atlantia , è una scelta obbligata, nonostante il ministro dello Sviluppo Economico avesse esordito – irritato – chiedendo proprio di stare nei tempi con una proposta entro il 15 settembre.

E ancora …

ECOMMERCE, PERCHÈ IN ITALIA NON DECOLLA?

 

IL MERCATO DELL’AUTO ELETTRICA IN ITALIA NON VA. PERCHÉ?

 Ecc…Ecc…Insomma in Italia PARE NON DECOLLI NULLA!

Questa ricerca, confesso, mi ha “gettato” in un intenso momento di insoddisfazione se non addirittura di vera e propria frustrazione.

Così mentre “vagavo” in questa “landa nebbiosa”, mi sono ricordato – fra gli altri – di una frase di JIDDU KRISHNAMURTI che, all’incirca, suona così:

C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni da cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie o le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente e delle nostre azioni”.

E quindi inutile rifletterci su, non esistono ricette ma occorre solo rimboccare le maniche della propria camicia “più in alto” e fare la propria parte nonostante i molteplici intoppi e “personaggi”, come diceva mio nonno in dialetto, “ciucc e prsuntùs” perché:

L’insoddisfazione è il primo passo nel progresso di un uomo o di una nazione

Oscar Wilde…

nonostante, ripeto, somari talvolta minacciosi! 

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