Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla.

Sii gentile. Sempre.

Questa frase, attribuita a Platone, riesce  a racchiudere meglio di qualunque altra l’essenza della gentilezza e del rispetto, qualità sempre più carenti in questa società in cui predomina l’insensibilità e la maleducazione.

È diventata una pratica comune quella del confronto-scontro con il prossimo che la pensa in modo diverso da noi. La dinamica è sempre la stessa: si incontra un individuo le cui convinzioni sono antitetiche alle nostre e subito sentiamo attaccate le nostre certezze e proviamo un senso di destabilizzazione che provoca paura e rabbia, che sfoghiamo sul malcapitato. L’obiettivo è quello di denigrarlo, ridimensionarlo, così da circoscrivere la minaccia rappresentata dal suo modo di essere e di pensare. Io sono dalla parte giusta, è lui ad essere nel torto e non sopporto la sua esistenza, il fatto che possa contaminare la realtà con le sue idee immonde e le convinzioni distorte rappresenta un pericolo per me e allora devo distruggerlo, ferirlo, così che non si azzardi più a tirare fuori la testa dal guscio e a farsi vedere. Deve sparire, tornare nella fogna da cui viene e lì restare.

Quante volte abbiamo pensato ciò e abbiamo avuto un confronto acceso con qualcuno al termine del quale abbiamo provato un bruciante senso di rabbia, fastidio e frustrazione per ciò che l’altro rappresenta?

Davanti ad una posizione completamente opposta alla nostra siamo portati ad alzare barriere, a contrastare l’altro perché lui non può essere nel giusto. Se lo fosse sarei io quello sbagliato, quando si è su posizioni opposte non ci sono sfumature, è tutto tagliato con l’accetta e rinchiuso nei binomi giusto-sbagliato, vero-falso, bene-male, per cui devo dimostrare a tutti i costi che l’altro, il nemico, è dalla parte sbagliata, devo far emergere le contraddizioni del suo pensiero, metterlo alla berlina, deriderlo, ridicolizzarlo, talvolta anche attaccarlo fisicamente quando lo scontro verbale è talmente acceso da degenerare in quello fisico.

Leggendo queste righe potrete comprendere che questo atteggiamento è alla base di ogni conflitto, anche su larga scala. È così che nascono le guerre, è così che si sono consumate le più grandi tragedie dell’umanità. Io e l’altro  siamo nemici perché portiamo valori ed interessi diversi e allora devo combatterlo.

È la paura a muovere queste azioni scellerate che portano ad attaccare, anche solo verbalmente, chi abbiamo davanti perché è diverso da noi. E mentre siamo troppo impegnati ad odiare, distruggere e muovere contro il prossimo, ci dimentichiamo di una verità fondamentale: che la nostra realtà, ciò che vediamo, proviamo e sperimentiamo ogni giorno, è solo una parte del Tutto.  Ognuno ha il suo modello, plasmato sulla base delle proprie esperienze di vita e del proprio percorso esistenziale.

La mappa non è il territorio

è uno dei principi fondamentali della PNL (programmazione neurolinguistica). Vuol dire che ognuno porta la sua idea della realtà, basata sulla percezione del proprio ambiente, su ciò che siamo stati e che siamo. Se uno porta una mappa diversa è solo perché ha avuto un percorso di vita diverso rispetto al nostro. Nulla per cui valga la pena odiare, provare rabbia e desiderio di annientamento, dunque. L’altro è diverso da noi unicamente perché diversa è stata la sua vita. Sulla base di questi presupposti capiamo quindi quali siano le fondamenta del rispetto e della gentilezza nei confronti del prossimo. Odiare e disprezzare un individuo semplicemente perché porta idee e convinzioni diverse dalle nostre vuol dire giudicare il suo percorso di vita, le sue scelte, criticare le sue battaglie, stigmatizzare le sue lotte e sofferenze. E chi siamo noi per fare tutto ciò? 

Spesso non sappiamo nulla dell’altro con cui entriamo in  conflitto, lo screditiamo per una solo frase o una sola azione che ha posto in essere. Non sappiamo nulla delle sue battaglie. Se ne sapessimo un po’ di più, saremmo forse più gentili.

Arsenio Siani

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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