Da tempo mi chiedo quale deve essere “il tesoretto” che un italiano medio deve avere a disposizione per ritenere “al sicuro” il proprio futuro e considerare “eccedenza da investire o spendere” l’ulteriore denaro a disposizione.

Gli ultimi rapporti sul risparmio delle famiglie italiane realizzati da “vari ed eminenti istituzioni economiche” confermano tutti i paradossi di una Italia, dove lavoro e denaro sono il primo fattore di stress, stress che deriva dall’assenza o inadeguatezza del primo e da inesistenza o insufficienza del secondo.

In questa inutile rincorsa, persa in partenza, al danno si aggiunge la beffa perché nonostante il quasi raddoppio delle riserve economiche degli italiani, la percezione della solidità economico-finanziaria del nostro Paese, crolla.

Come mai?

La risposta è più semplice di quanto si pensi. La propensione a fare impresa o anche solo a intraprendere, di un italiano “medio” anche giovane, è praticamente nulla: in tanti, troppi, trascurano impieghi produttivi, sfuggono il rischio, non si guardano attorno per mettere a valore “le bellezze” del proprio territorio.

L’italiano, in quanto investitore, è quindi una sorta di paradosso vivente. Risparmia ma non “investe davvero”, non pensa “in modi diversi dal semplice accumulo” al proprio futuro anche se lo teme, si lamenta della sua salute finanziaria e intanto imbarca stress per carenza di soldi, di un buon lavoro, di un futuro sereno.

In definitiva … gli italiani e il denaro?

Tanto risparmio, pochi investimenti e zero pianificazione.

Il tesoretto nazionale, infatti, è più che raddoppiato in 20 anni, passando da circa 2.200 a circa 4.400 miliardi di euro.

Rispetto al 1998, all’inizio di quest’anno la crescita delle masse finanziarie degli italiani risulta aumentata di oltre il 98%. Si tratta di numeri significativi che mettono in luce l’enorme capacità di accumulare risorse, da parte dei cittadini del Bel Paese.

Un vero e proprio tesoro e non certo un banale “tesoretto“ accumulato con costanza nonostante i redditi stagnanti e la congiuntura economica non favorevole che gli italiani hanno dimostrato – dopo tre anni di costante riduzione – di aver imparato, facendo in modo diverso i conti nelle proprie tasche, a fare ricrescere.

Da dove arrivano i risparmi degli italiani?

Cito fra i tanti, i dati sono elaborati da una recente indagine congiunta di Banca d’Italia e Istat.

Si tratta di una crescita della ricchezza derivata dalla somma di tutte le attività reali (casa, terreni, eccetera) e di quelle finanziarie (depositi, titoli, azioni) al netto dei vari prestiti a breve, medio e lungo termine che possono essere stati contratti dalle famiglie.

Confrontando la capacità di risparmio degli italiani con i dati mondiali elaborati dall’Ocse si scopre che noi siamo più parsimoniosi persino di francesi, inglesi e canadesi e, attualmente, il valore della ricchezza pro capite delle nostre famiglie è superiore a quello delle famiglie tedesche.

Dove investono le famiglie?

Per i nuclei famigliari standard, la quota parte di ricchezza calcolata dall’indagine Banca d’Italia Istat deriva dai beni immobili che rappresentano il 49% della ricchezza lorda calcolata (5.246 miliardi di euro) e case ed abitazioni restano il “migliore investimento” (???) che ogni famiglia possa fare.

I risparmi derivati da attività finanziarie hanno, invece, raggiunto i 4.374 miliardi di euro in crescita rispetto all’anno precedente nonostante interessi inesistenti dei conti depositi e i fattori di rischio più corposi associati a titoli e azioni.

Diviene maggiormente rilevante nel portafoglio delle famiglie il valore complessivo degli investimenti di tipo assicurativo e pensionistici di tipo privato che passa da un modesto peso, inferiore al 10%, sino al 2002, fino ad arrivare a un 23% nel corso del primo trimestre 2019; si registra interesse verso forme alternative di risparmio e anche qualche sintomo di preoccupazione per i sistemi pensionistici in essere e per le continue riforme susseguitesi nel corso degli anni.

In termini assoluti, il valore delle risorse finanziarie dedicate a questo comparto si incrementa di circa 755 miliardi di euro, a partire dall’anno 1998.

Risparmio quindi senza alcun “benessere”.

Ma se gli Italiani sono bravi a risparmiare e non investono sarà solo per loro “naturali carenze genetiche”?

Secondo un recente rapporto diffuso qualche mese fa dalla Banca Mondiale, emergerebbe che nel nostro Paese è davvero difficile avviare una nuova iniziativa imprenditoriale e l’Italia, in questo ambito, si posizionerebbe addirittura dopo lo Zambia.

Sempre secondo quanto ci dice la Banca Mondiale, le difficoltà che si riscontrano nella creazione di un’impresa sarebbero attribuibili a una vera e propria selva inestricabile di adempimenti amministrativi ed alle inenarrabili vessazioni fiscali che, secondo la mia opinione, costituiscono un vero disincentivo al solo pensare di fare impresa.

Peraltro, se è vero che in Italia è molto difficoltoso avviare un’impresa, è altrettanto vero è che è molto difficile mantenerla e farla vivere.

Al di là del più noto e certamente più discusso tema del livello del prelievo fiscale, che è sicuramente ai massimi livelli per le imprese italiane rispetto ai concorrenti, mi vorrei soffermare a titolo di esempio su una semplice considerazione poco nota – credo – all’opinione pubblica e neanche troppo cavalcate dai media sempre più concentrate su ”redditi di presunta cittadinanza”.

In Italia, infatti, vige un sistema di imposizione fiscale e di pagamento di tributi, che rappresenta un vero e proprio esempio di “italica creatività” poiché, nel corso di un determinato periodo temporale, peraltro abbastanza ristretto ed individuato dal fisco a ridosso dei mesi estivi, fino ad arrivare ai primi mesi autunnali, ogni imprenditore è tenuto a versare all’erario quanto dovuto in termini di tasse sia a titolo di saldo relativo all’anno passato, sia a titolo di acconto per l’anno in corso.

Pago le tasse su ipotetici guadagni futuri…

Detto ciò, in conclusione?

La conclusione è semplice: abbiano i soldi, abbiamo bellezze e talenti, abbiamo creatività e buona volontà, abbiamo pure capito che non basterà più risparmiare una vita per riuscire a comperare una casa “degna di tale nome” in grandi città come Roma e Milano o semplicemente fare una festa di matrimonio degna di tale evento, ci siamo resi conto che bisogna mettersi insieme, fare sinergia e anche investire del proprio, magari attorno a cultura, eventi e media, ma se “questi politici” non capiscono che “per mettersi in moto e andare veloci occorre abbassare il freno a  mano e innestare prima, seconda, terza, quarta …” quando mai “l’italica macchina partirà”?

E magari per investire e fare impresa qui, non per portare tutto di noi all’estero e avere “nuovi redditi seri” da “altre cittadinanze più pregiate” !!!

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Pino De Nicola
Mi chiamo Giuseppe De Nicola (per gli amici "Pino") e sono un ingegnere. Nella mia vita, lavorativa e non, ho avuto molte esperienze e tutte mi hanno convinto di due cose semplici: “da soli non si va da nessuna parte” e “non aspettare che gli altri facciano per te… anzi”. Proprio da queste convinzioni nasce (anche e non solo) “SCREPmagazine”, un luogo virtuale in cui ci si ritrova per stare insieme e per condividere passioni, di qualsiasi genere ma tutte legate sempre e comunque dal “filo rosso” del rispetto, della collaborazione, della cultura, del "mettersi in gioco" e del talento…

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