Pensieri…..

“Il pensiero costituisce la grandezza dell’uomo”.  

Questa affermazione è di Blaise Pascal, filosofo francese del ‘600, genio precoce che a soli dodici anni entrò a far parte dell’Accademia Mersenne che era una accademia scientifica frequentata dai maggiori scienziati del tempo. Pascal fu un fine matematico, un eccellente fisico, esperto di meccanica; è sua la <<pascalina>> prima macchina calcolatrice (nell’immagine) in cui mostrò le notevoli doti di matematico e la conoscenza dei più recenti studi di meccanica. Oggi non consideriamo l’aspetto  scientifico della sua filosofia ma ci soffermiamo su quella parte dei Pensieri, opera scritta da Pascal, che riflette sulla condizione umana, mettendone in evidenza grandezza e miseria.

“L’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo si armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta ad  ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo  sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e sa la superiorità dell’universo su di lui, l’universo invece non ne sa niente”.

Il pensiero è molto chiaro, in questo è la grandezza dell’uomo: nell’essere soggetto che pensa ed è consapevole del suo pensiero, anche quando si sente miserabile l’uomo è grande perché è capace di riconoscere la sua miseria.

In cosa risiede la miseria dell’uomo?

Per Pascal, orgoglio e vanità rendono miserabile l’uomo “ci studiamo continuamente di abbellire e conservare il nostro essere immaginario e dimentichiamo quello vero…siamo tanto presuntuosi che vorremmo essere conosciuti da tutta la terra”. Alla miseria di cui parla il filosofo è difficile sfuggire perché essa ha un fondamento nel nostro essere, è una miseria ontologica unita però sempre alla grandezza “che cos’è in fondo l’uomo nella natura? Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla, un qualcosa di mezzo tra niente e il  tutto” .

Le miserie dell’uomo provano la sua grandezza “sono miserie di un gran  signore, miserie di un re spodestato”.

L’uomo, quindi, è miseria e grandezza insieme,  per questa duplicità non sa dove collocarsi e per sfuggire l’inquietudine che ne deriva, decide di sviare, di divertirsi ma, scrive Pascal “L’unica cosa che ci consola delle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie”

L’uscita da questa condizione non verrà né dalla scienza né dalla filosofia, la salvezza verrà dalla fede, dono di Dio e unica fonte di certezza. La soluzione trovata da Pascal potrebbe non essere condivisa, è comunque interessante incontrare i Pensieri di questa mente eccelsa spentasi a soli trentanove anni che prima di morire avrebbe detto: il Signore non mi abbandoni mai.

Gabriella Colistra

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