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Papaglionti vecchio, il paese fantasma

La Calabria è forse la regione che più di altre detiene il primato per ciò che riguarda i paesi fantasma. Questi splendidi agglomerati di storia e cultura, sono stati abbandonati per varie cause: terremoti, catastrofi, frane, emigrazione.

Col tempo, vedremo di rintracciarli tutti, o quasi, e raccontare cosa si cela dietro quella vegetazione che ricopre la maggior parte dei muri di quelle case che trasudano di storie di vita quotidiana. Per il momento daremo uno sguardo a Papaglionti vecchio (VV), nascosto tra la vegetazione del Monte Poro, a poca di stanza da Zungri.

Si tratta di un piccolo borgo medievale, situato a 460 mt sul livello del mare. È una terra permeata dall’eredità bizantina, dove sorgevano le ancestrali dimore degli Sbariati, monaci che cercavano rifugio nelle grotte per sfuggire alle incursioni saracene. Il toponimo stesso, Papaglionti, trae origine da Papa Leontius, un ecclesiastico proprietario di queste terre secolari.

I ricordi si sono persi nel folto bosco di ulivi che circondano il borgo e quindi, non ci sarebbe tanto da raccontare. Le emozioni però sono infinite, provando ad immaginare la vita che è passata da lì. Papaglionti era abitato più che altro da contadini e pastori ma oggi, le sterpaglie la fanno da padrone. Il silenzio è rotto solo dai canti allegri degli uccelli.

Camminando con religioso rispetto, incontriamo una struttura d’epoca romana, i resti del castello francese, due calvari, uno di essi delimitava l’ingresso al paese datato 1700. Il fiore all’occhiello è la chiesa di S. Pantaleone che pare fosse ricca di ornamenti di alta fattura, distrutti dall’incuria e dagli eventi avversi, altri addirittura depredati. In questo borgo, abbandonato nel 1952 a causa di un’alluvione preceduta dalla distruzione del terremoto del 1905, possiamo notare le costruzioni quasi del tutto coperte dalla vegetazione e altre, prive del tetto e del pavimento.

Interessante è la leggenda che aleggia attorno a Papaglionti: pare che, sepolto in una grotta, più precisamente la Grotta Trisulina (un raro testimone della presenza romana nell’epoca augustea in Calabria), ci sia un tesoro, custodito da una misteriosa entità femminile, vestita completamente di nero e protetta da una pianta altamente velenosa che le cresce intorno, conosciuta col nome di Tromba del Diavolo.

Chiunque abbia voglia di entrare in possesso del tesoro, dovrebbe intanto, possedere un’arma, sparare tutti i colpi in canna contro la figura che si mostra nella penombra (e già così, è abbastanza inquietante). Dopo aver sparato, è necessario superare indenni i rovi della pianta velenosa. Io non intendo provarci ma magari, qualcuno che sia interessato può sempre esserci. Metto in moto l’auto e lascio alle mie spalle quelle storie…

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