Reggimi saldamente se smarrisco i miei equilibri, se colleziono fragilità, unitamente a quei dissidi.
Ho profanato sacralità che disseminasti sulla mia strada, perdona la ribellione ma l’inquietudine mi divora.
Il primo uomo che mi prese per mano ha grandi occhi verdi, come l’erba odorosa, mi tenne stretta negli inverni più tetri, acconsentì che m’accostassi al suo cuore.
Il primo uomo che mi chiamò “amore” irrora il mio essere col suo stesso sangue, esaspera il Cielo purché sia felice, cercando il buon Dio in un soffio di prece.
Non svenderò mai il tuo amore all’oblio, nemmeno se gli anni mi privassero del senno, che non m’abbandoni un solo tuo cenno, la gran tenerezza, la dolce fermezza…