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“Papà” di Maria Cristina Adragna

Reggimi saldamente
se smarrisco i miei equilibri,
se colleziono fragilità,
unitamente a quei dissidi.

Ho profanato sacralità
che disseminasti sulla mia strada,
perdona la ribellione
ma l’inquietudine mi divora.

Il primo uomo che mi prese per mano
ha grandi occhi verdi,
come l’erba odorosa,
mi tenne stretta negli inverni più tetri,
acconsentì che m’accostassi al suo cuore.

Il primo uomo che mi chiamò “amore”
irrora il mio essere col suo stesso sangue,
esaspera il Cielo purché sia felice,
cercando il buon Dio
in un soffio di prece.

Non svenderò mai
il tuo amore all’oblio,
nemmeno se gli anni
mi privassero del senno,
che non m’abbandoni
un solo tuo cenno,
la gran tenerezza,
la dolce fermezza

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