Mi chiamo Paki, ho dieci anni e sono africano.

Amo l’Africa come si ama un’amorevole madre sebbene io, mia madre, l’abbia perduta parecchio tempo addietro.

Me la portò via un’ondata di malaria.

Non ebbi neppure il tempo di memorizzare il suono della sua voce.

Ero troppo piccolo. Mi ricordo solo dei suoi denti bianchissimi e di un gran paio di occhi scuri come la notte.

Rimasi da solo con mio padre e con mia sorella Huma, a coltivare un fazzoletto di terreno che che ci sfamava a stento.

Eppure l’Africa è magnifica! 

Doveste assistere ad almeno uno dei suoi tramonti ardenti. Il sole sparisce pian piano al di là di una netta linea di confine che conduce chissà dove e ci si smarrisce con lui, immaginando di sprofondare in un abisso misterioso e sconosciuto , per poi risorgere a vita nuova, alle prime luci di un’alba fioca.

Nonostante tutto, dovemmo lasciarcela alle spalle la mia terra , con tanto di graffi laceranti all’altezza del petto.

Quando mi dissero che avrei dovuto abbandonare l’Africa, mi sentii mancare repentinamente il respiro.

Temevo che, da nessun’ altra parte, sarei riuscito a gioire per il solo fatto di essere ancora in vita.

Ci imbarcammo al crepuscolo, in compagnia di una quantità imprecisata di altra gente. Mi ricordo quel che accomunava un po’ tutti: un melanconico sorriso forzato ed uno sguardo fortemente avvilito.

Per fortuna, all’interno di quello scomodo contenitore per anime afflitte, conobbi Martin e Naomi.

Avevano pressappoco la mia stessa età. Mi raccontarono dei loro timori, delle speranze rassicuranti, dei ragionevoli dubbi e della curiosità per ciò che sarebbe stato.

Caspita! Erano così simili a me!

La terza notte di navigazione ci sdraiammo tutti e tre vicini e guardammo il cielo.

Avevamo così tanta fame da immaginare che le stelle fossero fiocchi d’avena.

Spalancammo le nostre bocche, implorando quasi il firmamento di sedare gli intensi languori. Poi, consci dell’assurdita’ degli atteggiamenti, scoppiammo a ridere come dei veri stupidi.

Era chiara la luna, talmente bianca da farmi ricordare i denti di mia madre.

Ci assopimmo serenamente. Non so dire per quanto tempo dormii.

Mi risvegliai su un prato verdissimo, in mezzo ad una natura selvaggia ed incontaminata.

Oh mamma mia, ero forse tornato in Africa? Chiamai a gran voce mio padre e mia sorella. Non ricevetti risposta. Urlai i nomi di Martin e di Naomi. Il silenzio.

Mi incamminai senza una meta, in cerca di qualcuno, di qualcosa, di una strada, di risposte.

E ad un tratto, in lontananza, si manifestò la mia salvezza : gli occhi scuri come la notte, i denti bianchissimi come zanne di elefante e dei folti capelli corvini, lunghi da ricoprir la nuca. Di questi ultimi, non avevo più memoria. Ma la riconobbi subito.

L’avrei riconosciuta in mezzo a centinaia di veneri nere, perché lei era mia madre, e ciascuna madre è indimenticabile.

E poi un’indicibile allegrezza, la riconciliazione, il conforto, l’incondizionato e mai mutato sentimento d’amore, il tenero abbraccio.

A noi si unirono ben presto mio padre, mia sorella, Martin e Naomi.

Sono davvero in pace.

Mi chiamavo Paki, avevo dieci anni ed ero africano.

                      Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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