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Odisseo e Dioniso: a proposito di immigrazione

Integrazione, sarebbe una parola equivoca, perché, come sostiene Galimberti, nasconderebbe una parvenza di razzismo.
Chi viene verso di noi, non dovrebbe “integrarsi” nella nostra cultura, cioè non dovrebbe rinunciare alla propria identità, per abbracciare una nuova visione del mondo.
Piuttosto, bisognerebbe favorire l’incontro fra culture diverse, dove ognuno dovrebbe riconoscere l’altro nella sua diversità.
Insomma, rinunciare all’emancipazione forzata del “diverso”, comporterebbe una migliore e pacifica convivenza con le altre culture.
Nel 415 a.C., Euripide presentava il dramma “il ciclope”.
Polifemo (il diverso, il mostro con un solo occhio) e Odisseo (lo straniero), danno vita allo scontro tra due alterità.
Il ciclope vive nella sua terra un’appartata solitudine.
Odisseo, l’uomo dalla mente colorata e dal pensiero duale, irrompe nella terra del ciclope e ne spezza l’armonia.
Nell’antro del mostro, mentre studia come neutralizzare Polifemo, pensa pure a come uscir fuori da quella prigione.
I suoi stolti compagni, invece, accecati dalla rabbia e dalla paura, avrebbero voluto uccidere il figlio di Poseidone, e sarebbe stata la loro sicura condanna a morte.
Odisseo, dunque, invade il mondo di Polifemo per curiosità e sete di conoscenza, ma lo fa sfidando qualsiasi rischio, andando incontro a qualsiasi pericolo.
Quella invasione, basterà a distruggere un equilibrio, a violare il diritto del ciclope, padrone in casa sua, ignaro del tragico destino che si stava per abbattere su di lui.
Odisseo, è un invasore?
Egli si avvicina a Polifemo, appellandosi a quei principi della democrazia di cui è portatore e al diritto di ospitalità che essa prevede.
Polifemo, per contro, fa pagare ai greci un prezzo molto alto per la loro invasione.
Infatti, ne divora alcuni (l’antropofagia è la peculiarità negativa propria di un mondo primitivo e arcaico).
In soccorso agli invasori, sopraggiunge il dio Dioniso.
Il vino sarà l’arma, subdola e vincente, che consentirà agli invasori di liberarsi di Polifemo.
Dioniso, che qualche secolo prima, si era presentato a Tebe sotto le sembianze di un viandante/immigrato per imporre il suo culto, ingenerando la follia nelle donne tebane.
Dioniso invasore e, al contrario di Odisseo, anche conquistatore.

Pino Vitaliano

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