“E qualche cosa di astratto si impossessava di me. 
Sentivo parlare piano per non disturbare. 
Ed era come un mal d’Africa, mal d’Africa”

(da “Mal d’Africa” di Franco Battiato”).

Il 22 novembre scorso, dalla città siciliana di Mazara del Vallo, è partita un’importantissima missione umanitaria che prende il nome di ” Occhi sul Madagascar”.

Quest’ultima ha avuto come destinazione il comune urbano di Hyosi.

L’oculista Fabio Bocchetta, oramai da diversi anni, mette a disposizione la sua professionalità, dedicandosi con grande sensibilità e con encomiabile spirito di abnegazione alla cura e alla prevenzione delle malattie oculari in Madagascar.

L’equipe chirurgica di volontari si avvale della collaborazione di oculisti, di ortottisti e di chirurghi plastici.

L’intero gruppo si é gia recato negli anni precedenti in Africa (l’ultima volta, per l’esattezza, nel 2017) ed è riuscito a realizzare, nel corso del tempo, una sala operatoria molto attrezzata, all’interno della quale è possibile effettuare parecchi tipi di interventi, anche ricorrendo all’ anestesia generale (indispensabile , in particolar modo, nel caso si dovesse operare sui bambini).

L’obiettivo fondamentare da perseguire consiste nel fatto di riuscire ad agire in modo proficuo su un problema di cataratta che interessa una cospicua fetta di popolazione .

La cataratta, infatti, é una patologia che colpisce sia soggetti in età adulta che bambini.

Si tratta di un disturbo sicuramente invalidante, anche e soprattutto su un piano prettamente sociale.

In mancanza di mezzi e di personale specializzato, in grado di apportare le cure adeguate, è possibile pervenire con molta facilità ad una vera e propria degenerazione della malattia, che può dare origine a nuove e gravi patologie con conseguente rischio di cecità, come il tracoma e il glaucoma.

Gli adulti che sono affetti da cataratta chiedono costantemente di essere accompagnati dai più piccini, giorno e notte, per lo svolgimento di tutte le loro attività , impedendo cosi ai piccoli di condurre una vita a misura di bambino, di frequentare la scuola, di trascorrere la maggior parte del loro tempo con i coetanei.

Assolvono all’oneroso compito di “guida” nei confronti dell’adulto, rinunciando alle loro piccole ma necessarie distrazioni quotidiane e antepongono, loro malgrado, una responsabilità non desiderata a tutto ciò che potrebbe costituire per loro fonte di gradevolezza.

L’importanza di operare un adulto di cataratta risiede, non in ultima istanza, nell’ardua impresa di liberare il bambino-guida dalla propria condizione di costrizione.

Il dottore Fabio Bocchetta, attraverso la costante pubblicazione sui social di brevi filmati e di fotografie, opera una vera e propria campagna improntata sull’informazione e sulla sensibilizzazione, finalizzata ad una maggiore comprensione di una realtà deficitaria di mezzi adeguati, sia su un piano squisitamente sanitario che da un punto di vista infrastrutturale.

Dunque, attraverso l’esperienza del dottor Bocchetta, ampiamente documentata con dovizia di particolari, è possibile immergersi in un mondo apparentemente distante dal nostro quotidiano, ma incredibilmente affine ad una sfera emozionale mai assopita.

La sensazione scaturente ha a che fare con un profondo legame simbiotico e di arricchimento reciproco.

Se la cure specialistiche, infatti, costituiscono il viatico principale per la risoluzione delle più disparate patologie inerenti ai diversi campi della medicina, i sorrisi disarmanti e colmi di positività dei bambini di Hyosi esercitano un potere quasi taumaturgico sui dissidi di certe anime affrante.

La società, per nostra grande fortuna, si pregia ancora dell’ausilio di uomini e di donne di buona volontà, di grandi professionisti che prendono posto sugli “aerei della speranza” e che raggiungono con grande amore chi ha bisogno d’aiuto.

E allora, probabilmente, il sogno di un mondo migliore tenderà sempre più a discostarsi dal concetto di utopia.

Ti prometto un nuovo mondo

Nell’immensità del tempo,
ove anch’io sovente affondo,
benché priva di certezze
ti prometto un nuovo mondo.

In compenso, mio fanciullo,
sii l’unguento per ferite,
ho imbrattato di tristezza
le mie carte ormai ingiallite.

Conducendoti festoso,
dove alberga un po’ di quiete,
scorderai per brevi istanti
che hai patito fame e sete.

Io costantemente in lotta
con le acrobazie del sé
già constato, con stupore,
che sorridi più di me.

Di un gran pianto, scioccamente,
i miei occhi spesso inondo,
tu perdonami, fanciullo…
Ti prometto un nuovo mondo.

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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