O Fortuna
velut luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem,
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis,
rota tu volubilis,
status malus,
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria,
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
corde pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem,
mecum omnes plangite!

Carmina Burana

https://www.youtube.com/watch?v=MM0ycay0crg

“Homo faber fortunae sua”, è questo che pensavano i Romani.

Nel corso dei secoli però, successivamente alle idee introdotte e poi impooste dalla religione cattolica, le potenze regolatrici del destino umano, si incarnarono nelle Provvidenza Divina.

Anche i Padri della Chiesa, a proposito di Fato, Caso e Fortuna si sono espressi sull’argomento.

Secondo San Tommaso si risolvono nella potestà, volontà e provvidenza di Dio.

La necessità delle cose materiali è perciò effetto “dell’unica potestà divina, creatrice e ordinatrice del tutto.”

La volontò divina è secondo il canone cristiano, la necessità suprema ed invincibile.

“Gli uomini possono bene, essendo provveduti di intelletto e libertà, agitarsi entro il circolo che quella volontà stringe loro d’attorno, ma non lo possono spezzare e non ne possono uscire”.

Da qui nacque la dottrina della Predestinazione, secondo la quale “l’eterna salute o l’eterna dannazione” dipendono non già dagli atti umani o dall’umano volere, ma dal volere divino e “dalla divina grazia” , dottrina escogitata da Sant’Agostino e poi portata all’estrema conseguenza da Calvino.

La Fortuna nel Medio Evo venne rappresentata da una ruota simbolica che, girando senza mai fermarsi, muta, con eterna vicenda, le sorti del nostro mondo in antitesi quindi alle sorti già belle e confezionate.

Ma si può diventare fortunati?

Si può, mutare in meglio il proprio Destino?

Qual è il margine che il fato lascia al libero arbitrio?

Personalmente per quel poco che ho studiato di Astrologia credo che ognuno di noi nasca con una dose di Fortuna e di Sfortuna già prestabilito.

I luminari che stabiliscono la fortuna o viceversa, sono Giove e Saturno e dalla loro posizione nel tema natale può dedursi la quantità di Fortuna o Sfortuna che ognuno avrà durante l’esistenza.

Però nel corso dei miei studi, mi sono imbattuto in una descrizione dell’idea di Fortuna che ha fatto vacillare le mie convinzioni.

Si tratta di un’aneddoto riferito da Scabrook nel suo libro “Jungla was”, in cui riporta un colloquio avuto con una stregona wamba le cui predizioni si rivelavano quasi sempre esatte.

Secondo la stregona il nostro destino non è disposto su un’unica linea ma si dirama in molte linee disposte a ventaglio che possono variare all’infinito.

Per spiegare all’auttore la sua idea, la stregona ricorse alla seguente analogia; mi trovo sperduta in una foresta sconosciuta.

Mi si presentano tante direzioni da prendere.

Qualsiasi sia la direzione scelta non so cosa mi accadrà.

In ogni direzione esiste un Fato in ciascuna di esse sta fissato ciò che dovrà accadermi, nel senso che quanto accadrà già esiste e sarà perciò inevitabille per me.

Non di meno, il mio fato varierà enormemente in ragione della direzione che prenderò.

Per ogni direzione ci potrà essere eventi positivi o terribili.

Tutti questi eventi esistono nel mio futuro così come fossero scritti sulle stecche di un ventaglio e risultano veri in potenza.

Ma nella vità non siamo in grado di individuare il sentiero migliore da imboccare.

In che direzione dovremmo volgerci?

Poichè dalla nascita alla morte siamo in continuo movimento verso una qualche direzione-spazio e anche se restassimo fermi daremmo alla nostra esistenza una direzione-spazio, ne deriva che nella vita non ci sono incidenti a tal punto insignificanti da risultatare privi di azione potenziale, rispetto all’orientamento del nostro futuro.

Da questo aneddoto ne deriva che le sorti sono tante quante le vie che la vita ci offre.

Nella scelta della via da percorrere si compie uun atto volitivo dunque di libero arbitri.

In ciascuna via, però, si trova inevitabilmente quella che è la propria sorte dunque la fatalità.

La stregona wamba con questo articolato aneddoto concilia con semplicità destino e libero arbitrio, anche se io resto fermo nella predestinazione.

Buona fortuna a tutti.

Rodolfo Bagnato

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