“Non ti muovere” è un film del 2004 che si pregia della magistrale e sapiente direzione di Sergio Castellitto. È tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, consorte dello stesso Castellitto, nonché scrittrice affermata e di grande successo.

Il film esordì nelle sale cinematografiche italiane nel marzo 2004 e venne presentato nella sezione un Centain Regart al festival di Cannes, nel medesimo anno.

Sergio Castellitto, Penelope Cruz, Claudia Gerini ed Angela Finocchiaro, sono solo alcuni dei famosi interpreti che hanno preso parte al film.

“Non ti muovere” pone in evidenza, con drammatica intensità, le sfaccettature meno stabili ed assolutamente precarie delle vicissitudini umane.

E ci riesce con grande successo, attraverso la profonda analisi psicologica della figura centrale di Timoteo, chirurgo romano, che si caratterizza per un complesso, quanto travagliato, vissuto interiore.

Il film, nella sua interezza, procede mediante una scansione che si basa su continui e prolungati flashback.

Questi ultimi prendono il via da un tragico ed inaspettato accadimento : il gravissimo incidente stradale che coinvolge la figlia quindicenne di Timoteo  .

Il chirurgo, a causa di un ovvio ed inevitabile coinvolgimento emotivo, si rifiuta di operare la ragazzina , lasciando che sia una collega a procedere al delicatissimo intervento al cranio.

Saranno le interminabili ore d’attesa dietro le porte della sala operatoria a sancire, per il disperato protagonista, una netta e sconvolgente riconciliazione tra la realtà che arranca ed un passato quasi rimosso.

Egli immagina, guardando fuori dalla finestra dell’ospedale, di scorgere una donna che calza una sola scarpa rossa, seduta al centro dell’incrocio di alcuni piccoli viali che conducono al nosocomio.

Timoteo, in quell’esile figura dalla capigliatura scombinata, riconosce immediatamente Italia, una giovane donna di origini albanesi, con la quale aveva vissuto un’importante relazione sentimentale parecchi anni prima.

Si trattò di un legame amaro e tribolato, sorto casualmente in una torrida giornata estiva, scenario di una brutale e vigliacca violenza sessuale che, lo stesso Timoteo aveva consumato nei confronti dell’ indifesa Italia, poiché versante in una condizione di ubriachezza.

La ragazza, che aveva sempre condotto la sua vita di stenti all’interno di una misera baracca, era tristemente abituata a subire le peggiori nefandezze da parte degli uomini. Persino il padreinfatti, aveva abusato di lei quando era ancora una bambina.

In seguito al pentimento di Timoteo, per un atto tanto vile, i due protagonisti si lasciano travolgere da un intenso, seppur complicato, idillio d’amore.

Timoteo, dunque, tradisce sovente la moglie Elsa, donna appartenente all’alta società romana, evidentemente egocentrica ed oltremodo piena di sé.

Il medico si rende conto di essere alla disperata ricerca, oramai da tempo immemore, di quella purezza del sentimento che non aveva mai veramente assaporato all’interno delle dinamiche del suo rapporto coniugale.

E nella persona della dolce Italia, egli aveva riscontrato un indispensabile viatico per la salvezza della sua dimensione più profonda.

Tant’è vero che, ad un certo punto, l’uomo aveva persino deciso di lasciare la moglie per amore di quella relazione.

Ma l’inaspettata notizia della gravidanza di Elsa, fa crollare qualsiasi proposito rivelatore.
Ben presto Italia viene casualmente a conoscenza del fatto che, l’uomo che ama sta aspettando un figlio dalla moglie. Avendo scoperto, a sua volta, di attendere un bambino da Timoteo, decide di praticare l’aborto presso degli zingari.

Ma l’intervento, eseguito in disastrosi contesti, privi delle più comuni e basilari norme igieniche, non va a buon fine.

Italia contrae la setticemia ed ogni tentativo di Timoteo di salvarla si rivela assolutamente vano: la giovane donna perde la vita tra le braccia del suo uomo.

Di colei che aveva tanto amato, rimane al medico una scarpa rossa, che per errore non le era stata posta al piede nel momento del decesso.

I suddetti ricordi sovvengono alla mente del medico nel corso dell’intervento chirurgico subito dalla figlia la quale, fortunatamente, verserà successivamente in condizioni apprezzabili.

Timoteo crede fortemente al fatto che, la positiva risoluzione dell’evento, sia dipeso in gran parte dalla benefica intercessione di Italia. Per questa ragione, dopo aver accolto tra le sue mani la scarpa rossa che custodiva gelosamente, si reca sul punto esatto in cui aveva immaginato di vedere la donna e adagia la calzatura lì, inviando un bacio di riconoscenza verso il cielo.

“Non ti muovere” è la frase che uno straordinario e logorato Castellitto sussurra sul set alla figlia in fin di vita, mentre le pratica un disperato massaggio cardiaco che evita il peggio.

Il dolore di padre si avvinghia all’afflizione di un uomo devastato dalle antiche rimembranze, dalla consapevolezza straziante ma latente d’aver perduto, tempo prima, l’unico e vero amore di tutta una vita.

La potenziale scomparsa della figlia adolescente lo avrebbe condotto ad una definitiva perdizione emotiva, nonché allo sfacelo assoluto dei suoi equilibri instabili.

E nonostante quella tragedia fosse stata scongiurata, continua a trapelare la sensazione che il protagonista non smetterà mai di fare i conti con le ripercussioni di un ‘antica ed insanabile ferita.

Probabilmente, i veri ed immensi amori sono destinati all’infelicità o ad una felicità incompleta, parziale. Sono relegati all’impossibilità d’essere vissuti in piena totalità, avulsi da qualsivoglia impedimento.

Italia se ne andò via così, come decidono di fare improvvisamente i gatti che non s’accolgono in casa in maniera definitiva. Un giorno non li troviamo più in giardino, perché si sono stancati di elemosinare cibo ed attenzioni.

La ragazza, con buona probabilità , a causa della sua evidente fragilità emotiva, non avrebbe mai avuto la forza di distaccarsi, in maniera definitiva, da un uomo che non le apparteneva interamente . La morte, forse, detenne un importante ruolo decisionale al suo posto.

Timoteo, a propria volta, rimane incastrato in un’angusta dimensione di confine: è stato benedetto dal cielo, poiché ha avuto il grande privilegio di amare profondamente una dolcissima creatura ma, al contempo, la sua dannazione risiede nell’impossibilità di continuare a farlo, quantomeno in questa vita.

L’incidente stradale della figlia costituisce l’elemento di congiunzione tra due mondi paralleliseppur così distanti.

Se la adolescente non fosse incappata nel tragico episodio , il ricordo di Italia avrebbe continuato ad occupare un vano fosco e marginale, della mente di Timoteo.

E invece Italia torna a vivere! Torna a vivere prepotentemente , nell’atteso risveglio dal coma della ragazzina.

Nel lontano 2004 varcai la soglia del cinema della mia città, accompagnata da nessuna particolare aspettativa.

Alla fine del film avevo il volto rigato da lacrime di profonda commozione.

Fu impossibile per me, in quell’occasione, non innamorarmi alla follia del sommo concetto “d’amore puro”.

Già, i veri amori…
Tanto anelati quanto temuti, quelli che ci sequestrano l’anima, senza preavviso e senza intenzioni di pietà, quelli che ribaltano i programmi e che manomettono i delicati ingranaggi dei meccanismi cardiaci, quelli che, al minimo segnale d’allontanamento, ci fanno correre dietro di loro all’impazzata e ci inducono quasi sempre ad urlare, con decisione e turbamento, un fortissimo ed implorante

                                                   ” non ti muovere!”

Cristina Adragna

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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