A volte è bello lasciarsi cullare dalla fantasia e vivere in un mondo fatato dove sogni e realtà si mescolano dimenticando, per un attimo, le angosce della vita.

Da bambini ci siamo lasciati catturare dalle favole, abbiamo riso, abbiamo pianto e parecchie volte ci siamo immedesimati nei vari personaggi fantastici.


Quale dolce sensazione, tutte le notti, prima di addormentarci, ascoltare leggere dalla voce della nostra mamma, una favola che ci aiutava a conciliare il sonno e, se qualche volta non poteva, come era difficile immergerci nel mondo dei sogni.

A volte ci addormentavamo ancor prima che si arrivasse alla conclusione del racconto e, impazienti, attendevamo la sera successiva per arrivare alla fine della storia.


“CENERENTOLA” è la Fiaba che ha aiutato tanti a capire quanta malvagità ci possa essere nel mondo reale.

L’invidia, la competizione, la crudeltà della gente, paragonabili alla matrigna di Biancaneve e alle sue sorellastre.

Già da allora ci rendevamo conto che bisogna difendersi dalle cattiverie altrui e lottare per raggiungere i propri obiettivi.

“LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO” una favola intensa in cui l’Amore trionfa a dispetto di tutto e di tutti.

“LA BELLA E LA BESTIA” molto significativa poichè fa comprendere che in Amore non è la bellezza che conta ma l’animo di una persona.

Ogni favola ha una sua morale e grazie ad esse, sin da bambini, abbiamo appreso come riuscire ad affrontare la Vita e soprattutto che bisogna andare avanti per coronare i propri sogni.


Quanti di noi, oggi, avendo figli seguono le stesse orme?

Oramai si è più evoluti (???).

La tecnologia ha rovinato le tradizioni e alla lettura di una favola, si preferisce la TV, l’Internet oppure il Cellulare.

Peccato.

Quelli erano bei tempi in cui ci si accontentava di poco!

Adesso più si ha, più si pretende e non si è mai contenti.

Eppure, ancora oggi, malgrado la mia età adulta, quando ho fra le mani un libro di Fiabe, non resisto a sfogliarlo, leggerlo e godere di quell’odore inebriante di carta, al punto di desiderare di spruzzarne l’essenza sulla mia pelle.

VAGHEGGIANDO

Vivo la vita
a modo mio
in un mondo
dove sogni
e realtà si
mescolano
inducendo la
mia mente
a vagheggiare
nell’immaginario,
oltre un tempo
che non avrà
mai spazi
né confini…
Maghi e maghelle,
gnomi e menestrelli,
fate, briganti,
streghe e giganti,
catturano la mia
fantasia,
portandomi
indietro,
nel tempo,
un tempo n cui
la mia anima
un pò ribelle
ha lasciato una
scia di ricordi
che mai più,
cancellar potrà…

                             Grazia Bologna

Articolo precedenteLucio Fontana
Articolo successivoO fortuna velut luna…
Grazia Bologna
Mi chiamo Grazia Bologna e vivo a Palermo. Affascinata sin da piccola dallo scrivere, ho partecipato a vari concorsi di Poesie. Nell’ultimo - “Canti a lu Ventu” - dell’Aprile 2018, ho avuto un riconoscimento particolare con la mia Poesia “L’Attesa”. Imprendidtrice in attività di Call Center nel ruolo di “Guidance Counselor”, ho condotto trasmissioni televisive e radiofoniche in emittenti regionali private per trattare le varie problematiche legate alla famiglie. Da Marzo 2018 collaboro con “SCREPmagazine” curando la rubrica “Racconti di vita vissuta”.

2 Commenti

  1. Dall’inventore ( – ? – vedi Esiodo) della favola, Esopo (originario dell’Asia Minore ? ), vano è – qui – indagare patria e/o data di nascita, sappiamo che essa – la favola – è un racconto d’un caso fittizio, volto ad illustrare un precetto morale, una riflessione, un consiglio pratico, quindi, si può dire ch’essa è originata da un processo spirituale elementare.
    Si usa un paragone, una metafora, una similitudine, non per liberarsi d’una emozione, ma per imporre un giudizio e/o suscitano una volontà, favole e novelle non derivano, forse, dall’indiano Panciatantra?
    In Grecia, però, ne fu data forma letteraria a tal genere di produzione culturale, pur con influssi orientali e, soprattutto, su un sustrato comune tra popoli affini.
    La sua preistoria, ovviamente, creò quel mondo fittizio, quasi come un frammento di cronaca, dove esseri irrazionali si accontentavano del senno e della magia dell’eloquio umano, mentre l’uomo o il dio recitava un ruolo, spersonalizzandosi, per rivestire quello di icona d’una categoria.
    Eumeo, servo fedele, o Tersite, odiato ribelle, sono solo figure occasionali nell’empireo dell’epopea e, nella poesia di Esiodo, connotano grigia tristezza.
    Tra un libero ed uno schiavo è la coscienza d’autonomia del primo che distingue il secondo costretto ad eseguire d’automa.
    Ciò denota lo stadio psicologico, oltre alla classe d’appartenenza, di chi agisce in un mondo in cui non ha posto e nemmeno capito le regole del gioco.
    Questi denuncia un bisogno di spiegare il proprio insuccesso, accusandosi o incolpando altri del suo stato.
    La sua contingenza è elevata a norma universale, come nei proverbi.
    Ciò rivela lo stadio della vita psichica e dell’esercizio del pensiero.

  2. Michele carissimo, grazie per la tu approfondita e accurata riflessione, soprattutto per avere scandagliato varie tematiche inerenti l’argomento da me trattato, che mi ha arricchita nel mio conoscere e sapere. Ti auguro una dolce sera e spero di ritrovarti presto, per commentarmi in altri argomenti da me trattati.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui