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“Nel cuor della vita” di Maria Cristina Adragna

Eludi ormai il sole,
come da ragazzo
rifuggisti il bastone,
dopo aver sottratto,
con irriverenza e maestria,
una mela rossa
dal parco banco
del bottegaio.

Ed il ricordo del vinaio,
metà ubriaco e mezzo sobrio,
l’irto fogliame incandescente
ad agosto, come la torcia
di un tedoforo aitante.

Desio tagliente e delirante,
nel rimirarla sulla soglia del sagrato,
coperta sino all’unghio
del suo piede destro,
ma sola e nuda agli occhi tuoi,
colmi d’ardore.

Temi che il cuore
non regga ad oltranza,
gli anni s’impongono
come un macigno,
dei troppi pensieri,
incessanti ed arguti,
non resta che il lieve
brusio d’un accenno.

Livido è il senno,
percosso dal tempo,
il volto è solcato
da troppi sorrisi,
hai l’anima mesta
d’un saggio eremita
che a stento, s’inoltra,
nel cuor della vita.

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