Eludi ormai il sole, come da ragazzo rifuggisti il bastone, dopo aver sottratto, con irriverenza e maestria, una mela rossa dal parco banco del bottegaio.
Ed il ricordo del vinaio, metà ubriaco e mezzo sobrio, l’irto fogliame incandescente ad agosto, come la torcia di un tedoforo aitante.
Desio tagliente e delirante, nel rimirarla sulla soglia del sagrato, coperta sino all’unghio del suo piede destro, ma sola e nuda agli occhi tuoi, colmi d’ardore.
Temi che il cuore non regga ad oltranza, gli anni s’impongono come un macigno, dei troppi pensieri, incessanti ed arguti, non resta che il lieve brusio d’un accenno.
Livido è il senno, percosso dal tempo, il volto è solcato da troppi sorrisi, hai l’anima mesta d’un saggio eremita che a stento, s’inoltra, nel cuor della vita.