I motori sono spenti, i piloti si godono le meritate vacanze e allora ne approfitto per parlarvi di mercato. Faccio una doverosa premessa: ora che la stagione è finita e che al via del Motomondiale mancano oltre tre mesi qualcuno potrebbe giustamente pensare che questo periodo venga sfruttato dai team e dalle Case motoristiche per scambiarsi piloti e firmare nuovi contratti, sulla falsariga di quanto avviene nel calcio. Niente di tutto ciò: il mercato piloti è finito da mesi. Rispetto a tutti gli altri sport, infatti, il motorismo si muove con larghissimo anticipo. Dopo tre o quattro gran premi (su 19!), si sa già che qualcuno cambierà aria nella stagione successiva. Un paradosso. Il meccanismo è accettato da tutti, seppure negli ultimi tempi qualcuno abbia finalmente sollevato il problema. Le domande sorgono spontanee: come fai ad accordarti con un team rivale se devi ancora correre 10-12 gran premi su una moto che a fine anno non sarà più tua? Con quale atteggiamento affronti il resto della stagione? Come si convive da “separati in casa”? Ebbene, da appassionato di questo sport devo dire che grossi problemi non ce ne sono mai stati. I piloti “traditori” (passatemi il termine) non fanno mai mancare il loro impegno (siachiaro, ben pagato) al team con il quale stanno correndo. Nella scorsa stagione, è stata eclatante la rottura tra Jorge Lorenzo e la Ducati. Tra maggio e giugno, il maiorchino ha annunciato che nel 2019 avrebbe corso con la Honda, cioè con la principale rivale nella corsa al titolo della MotoGP. Per assurdo, da quel momento in avanti la stagione di Lorenzo è andata in crescendo: la prima vittoria (al Mugello) è arrivata appena dopo l’annuncio del divorzio. I casi della vita… Anche Johann Zarco ha avuto più o meno le stesse tempistiche. A circa un terzo della stagione ha firmato per la Ktm, dicendo addio alla Yamaha, con la quale ovviamente ha continuato a correre fino a novembre. Stesso discorso per Andrea Iannone, passato dalla Suzuki all’Aprilia prima dell’estate 2018. Perché succede questo? Una risposta non c’è. Semplicemente i team hanno fretta di accaparrasi i migliori piloti in scadenza di contratto, prima che lo faccia qualcun altro. Un effetto domino senza regole. In questi giorni Davide Brivio, team manager della Suzuki, ha proposto di mettere dei paletti a una situazione ormai fuori controllo. L’idea è di aprire una finestra di mercato a partire (almeno) dall’estate. Mi sembra una proposta ragionevole. Capisco che non si possa aspettare la fine del Mondiale per scegliere i piloti, poiché le nuove moto vanno testate subito dopo l’ultima gara, però è assurdo che si metta nero su bianco già in primavera, cioè all’alba del campionato.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui