C’è un testo che leggo sempre con grande attenzione e con sincero coinvolgimento emotivo, il testo è tratto dal Fedone, un dialogo in cui Platone ricorda gli ultimi momenti della vita di Socrate, suo maestro, condannato a morte per empietà. La condanna è ingiusta ma Socrate accetta di morire per rispettare la fedeltà alle leggi dello Stato che per lui sono valori assoluti.

Il racconto delle ultime ore di vita del filosofo è fatta da Fedone che insieme agli amici Critone, Simma, Cebete ed altri rimane nella cella in cui Socrate è tenuto prigioniero e, in attesa del tramonto, ora in cui il filosofo dovrà morire, discutono animatamente dell’immortalità dell’anima. Quando Critone gli chiede cosa dovessero fare senza di lui, Socrate consiglia di prendersi cura della propria anima e di assolvere sempre il compito di essere uomo.

Ciò che mi ha colpito in questo racconto è la serenità con cui il filosofo affronta la morte che sa può diventare l’ultimo insegnamento per i giovani che lo hanno seguito ed amato.

Socrate rimane in carcere per un mese, il racconto delle ultime ore vede inizialmente la presenza delle donne della famiglia e dei figli che vengono allontanati perché non lo vedano morire e perché, con il loro pianto, non facciano risaltare il dolore; il filosofo vuole, invece, mantenere la compostezza che deve essere mostrata anche nel momento della morte.

Uscite le donne, Socrate riprende a conversare con gli amici finché arriva il messo a comunicare che, al tramonto, gli porteranno il veleno che dovrà bere; dopo aver dato la notizia il messo piange ricordando quanto sia ingiusta la condanna comminata ad un uomo buono, gentile mite. Socrate, molto tranquillamente, chiede ai suoi di andare a prendere il veleno ma Critone, quasi volesse guadagnare tempo, gli dice:<< Ma il sole, Socrate, è ancora, credo, sui monti: non anche è tramontato […] Tu dunque, non avere fretta perché c’è tempo ancora>>. Socrate gli risponde che i condannati spesso trascorrono il tempo attaccandosi vanamente ai piaceri materiali che stanno per lasciare e continua:<< Credo di non aver altro da guadagnare, bevendo un poco più tardi, se non di rendermi ridicolo ai miei stessi occhi, attaccandomi alla vita e facendone risparmio quando non c’è più niente da risparmiare>>.

Così gli viene portata la cicuta in una tazza che prende in mano senza esitare, sorridendo e senza cambiare aspetto nel volto. Rivolge agli dei una preghiera perché il passaggio da questo all’altro mondo avvenga felicemente e beve tutto d’un fiato, senza segno di disgusto, il veleno.

Gli amici non riescono a trattenere le lacrime, egli li rimprovera e ricorda loro di essere debitori di un gallo ad Asclepio, che non lo dimenticassero. Era usanza, allora, che venisse sacrificato un gallo al dio Asclepio, per ringraziarlo di una guarigione; in questo caso, Socrate vuole dire che la morte è la guarigione dai mali della vita. Poi si copre il corpo e il capo. Dopo un po’ di tempo, l’uomo che aveva portato il veleno lo scopre e capisce che è morto. Critone, l’amico, gli chiude gli occhi.

Così muore Socrate.

Perché oggi il tema della morte, un tema così triste?

Perché la morte è l’unica cosa di cui siamo certi, per dirla con Heidegger “la morte è la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile”. Io posso morire per un altro ma non posso morire al posto di un altro. La mia morte mi appartiene e quindi vivrò sapendo di “essere per la morte”, questa consapevolezza è angosciante perché ci prospetta un nulla di senso di fronte ai progetti e all’esistenza però ci consente di non farci sommergere da tante cose inutili e vane e ci dà il senso della finitezza di ogni cosa.

Se si vive come Socrate, però, se si muore come lui, si potrebbe guadagnare l’eternità del ricordo e, chissà, tra due millenni e anche più, qualcuno, un giorno, potrebbe scrivere di noi.

Gabriella Colistra

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Gabriella Colistra
Sono Gabriella Colistra, nata all'inizio di una primavera di tanti anni fa. Nella vita ho fatto l'insegnante, lavoro che ho amato perché amavo vedere negli occhi dei miei alunni desiderio di vita e sogni per il futuro. Poi libri, libri, libri, il mio grande amore. Da qualche mese, per “SCREPmagazine”, scrivo di filosofia. Credo sia molto importante perché penso che la sua conoscenza apra orizzonti di senso. Peraltro, nel farlo, ritrovo anche un po’ di me stessa. 

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