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Mentre nasce una primula…

Purtroppo e troppo spesso, si registrano incidenti sul lavoro, per colpa dei quali, persone operose perdono la vita.

Oggi è il primo giorno di primavera, la rinascita per eccellenza ma nel 1967, fu il giorno della vedovanza, di figli senza padre, di genitori senza figli.

Durante i lavori di raddoppio della linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria avvenne un tragico incidente in cui persero la vita sette operai, era il 20 marzo del 1967.

Stavano scavando un tunnel, quando all’improvviso, ci fu un crollo che inghiottì quelle persone.

Un evento drammatico che ebbe un grande risalto nelle cronache del tempo e la comunità locale, ne rimase chiaramente sconvolta. Fu esattamente nel territorio di Stefanaconi (VV), in località Cuccia.

La comunità locale, rivive ancora con commozione quel drammatico evento e ogni anno, si prodiga perché quelle vittime non vengano dimenticate.

Quel 20 marzo, doveva essere una normale giornata di lavoro e non possiamo sapere, quali progetti avevano le vittime, cosa avrebbero fatto a fine turno. Una passeggiata, una visita ad un parente, comprare un gelato e invece, a casa loro ha bussato un volto estraneo e ha portato la funerea notizia.

La notizia che nessuno mai vorrebbe portare e ricevere!

Provate ad immaginare: il boato della frana, poi il silenzio e la paura. Due degli operai deceduti erano di Stefanaconi e quindi, immagino che le famiglie abbiano sentito la morte in diretta. Il cuore che batte all’impazzata, la paura e la speranza.

Poi il silenzio. Un silenzio di tomba!

Oggi, una pietra commemorativa, ricorda gli operai periti 58 anni fa: Giuseppe Arciglione e Nicola Matina di Stefanaconi; Antonio Felice e Giuseppe Colloca, rispettivamente delle vicine Piscopio e S. Gregorio D’Ippona; Giuseppe Clemente di Bagnara Calabra (RC); Angelo di Cinto, di Capistrello (L’Aquila); Giosuè Giannetti di Sapri (Salerno).

Si chiamano morti bianche ma nulla c’è di bianco, anzi, solo il nero del lutto.

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