Inizialmente in streaming su Raiplay con tre stagioni e successivamente su Netflix (per ora solo le prime due parti) Mare fuori è una delle serie di maggior successo degli ultimi tempi.
La serie nata nel 2020 racconta le vicende dei detenuti dell’immaginario Istituto di Pena Minorile di Napoli (liberamente ispirato al carcere di Nisida), vicende che si intrecciano con quelle del personale penitenziario.
Tanti gli interpreti per altrettanti personaggi che, chi più chi meno, catalizzano l’attenzione sul loro drammatico e doloroso destino.
Carmine Di Salvo e Filippo Ferrari vengono arrestati lo stesso giorno ma provengono da realtà completamente opposte: il primo appartiene ad una famiglia camorrista napoletana dalla quale vorrebbe solo scappare per costruirsi un futuro onesto, il secondo è un giovane pianista della Milano borghese destinato ad un promettente futuro. Entrambi vengono arrestati per omicidio e fanno il loro ingresso nel carcere minorile a Napoli.
Se Carmine, nato nel mondo della criminalità, conosce perfettamente le regole, per Filippo è come essere atterrato su un altro pianeta, di cui fatica persino a comprendere il linguaggio. Subito presi di mira dagli altri detenuti, attirano in particolar modo l’attenzione di Ciro Ricci, figlio di un temuto boss della camorra e affermato come capo all’interno del penitenziario. Nel braccio femminile torna invece Naditza, una ragazza rom che aveva incontrato Filippo proprio la sera in cui il milanese era stato arrestato.
Naditza entra subito in conflitto con Viola, una giovane assassina torinese.
Le prime due stagioni del serial si sono concentrate sui personaggi di Filippo e Carmine da un lato, sulla loro amicizia nonostante i due provengano da ambienti diversi e sul loro percorso di crescita personale.
Filippo passerà dall’essere un semplice ragazzo benestante e capriccioso ad un maturo e più cosciente piccolo uomo, consapevole di quello che ha compiuto e di voler redimersi.
Carmine , lontano dai dettami dell’ambiente criminale a cui appartiene, vive un grande amore con Nina, la sua ragazza, e dovrà affrontare le gioie e i dolori di questo sentimento. Un amore che sfocerà in dramma e che condurrà Carmine a dover fare una grande scelta di vita.
Filippo e Naditza vivranno anche loro una storia d’amore particolare, lontanissimi culturalmente e socialmente ma accomunati da un’altra grande passione: la musica.
Attorno a loro le storie degli altri ragazzi ‘cattivi’ del penitenziario, e quelle degli adulti, primi fra tutti quelle di Paola Vinci, la direttrice interpretata da Carolina Crescentini, e dell’ispettore
Massimo Esposito, l’attore Carmine Recano.
I loro drammi personali faranno da contraltare a quelli dei loro protetti verso cui hanno assunto una posizione quasi genitoriale e di protezione.
Cosa non funziona nel serial
Il serial ‘cattura’ nella prima stagione (la migliore) per la presenza di un cast di discreto livello (spiccano Nicolas Maupas: Filippo Ferrari, Massimiliano Caiazzo: Carmine Di Salvo, Giacomo Giorgio-Ciro, Valentina Romani-Nadiza, Pino O’Pazzo interpretato da Artem), con storie avvincenti e uno strato di realistica crudeltà . Toni, violenze fisiche e psicologiche e atmosfere angoscianti che richiamano il Marco Risi di Mary per sempre (soprattutto nella descrizione senza edulcorazioni dell’ambiente carcerario minorile) ma che cominciano a perdere purtroppo mordente già nella seconda stagione, per poi perdere di consistenza totalmente nell’ultima .
Man mano che procede, il serial tende ad assumere sempre meno l’aspetto ‘filmico’ e seriale per adottare sempre più i toni quasi di una telenovela a sfondo socio sentimentale. Mancando quella necessaria crudeltà che ne aveva decretato il successo iniziale, la serie diviene quasi un leggero e agrodolce melodramma adolescenziale dai toni soft e patetici.
Sempre meno Gomorra diremmo e sempre più Un posto al sole.
Peccato perchè si era profilato come un prodotto di discreta fattura, con interepreti convincenti (supportati da una sceneggiatura non totalmente banale) e con atmosfere credibili.
Come farsi fuorviare dal successo e perdersi per strada.
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