Il sole altissimo illumina il paesaggio marino, togliendo colore alle cose.
Le tinte audaci del mare e della sabbia appaiono sbiaditi sotto la prepotenza dei raggi, in questo mezzogiorno di primavera inoltrata. Tra i luccichii della sabbia, mi appare una figura nera, pare quasi uno spettro per com’è avvolta da capo fino in fondo.
Sembra una donna quella figura seduta sulla sabbia, mi dà le spalle, volgendo lo sguardo verso il mare. Apro il palmo della mano e tento di farmi ombra, per riuscire a vedere meglio: non mi sono sbagliata, è proprio una donna!
A tradirla sono le sue forme aggraziate. Resto in silenzio e immobile, per un attimo non penso a niente ma poi mi chiedo se non sia il caso di avvicinarmi, oppure andarmene senza farmi notare.
E se fosse davvero uno spettro e non una donna in carne ed ossa?
Ma in fondo io non ho paura degli spettri, che male potrebbe farmi? Il rischio è che, manifestandomi, potrebbe sparire o forse, è proprio me che sta aspettando.
Lei resta immobile, pare quasi che non respiri avvalorando la mia tesi iniziale, gli spettri non respirano! Certo, se avessi uno specchio in borsa, potrei provare a vedere se la sua immagine si riflette oppure no. Forse ha un messaggio per me, dall’aldilà. Quante congetture, quando sarebbe più facile avvicinarmi, con aria indifferente fingere di lanciare sassi nell’acqua e poi attaccare discorso.
Potrebbe anche essere una donna in difficoltà o più semplicemente, in cerca di pace, come me. Potrei sedermi accanto a lei e restare in silenzio. Spesso il silenzio urla più forte delle parole ed io, sono una persona taciturna, che mal sopporta i lunghi discorsi senza senso e che girano intorno ad argomenti futili. Potrei farle sentire la mia presenza, sarà lei a decidere se spalancare la bocca e raccontare, oppure tacere.
Questo mio tentennare è forse la speranza che lei sparisca così com’è apparsa?
Sempre che si tratti di uno spettro! Non so neanche da quanto tempo io sia qui ad aspettare una decisione che non arriva.
È solo che, mentre il piede destro cerca di fare una passo in avanti, il piede sinistro arretra, tenendomi inesorabilmente ferma nello stesso punto. Detesto le mie incertezze, detesto portarmele dietro ovunque io vada. Sono un bagaglio pesante sulle spalle che non riesco a scrollare giù.
E per questo, che sto veramente rischiando di perdere un’occasione unica che non si ripeterà più! Passano i minuti e lei è sempre immobile come una statua pronta per essere inaugurata, coperta dal suo drappo nero.
Brevi luccichii mi distraggono dall’immagine nera ma lo sguardo ritorna sempre su di lei, la misteriosa dama nera. Chissà chi è, qual è la sua storia?
Potrei andarmene e dimenticare. Fare finta di non averla mai vista ma la mia voglia di sapere, di capire, me lo impedisce. In un mondo dove ognuno pensa a sé e a volte, neanche, ancora esiste qualcuno che si preoccupa per il prossimo.
Mi pare più che mai valida la regola del “Carpe Diem”, e quindi non devo fare altro che avvicinarmi e presentarmi. Mi alzo dalla sabbia e inizio a compiere i miei passi verso la figura, mi fermo solo per togliere le scarpe piene di pietruzze e tenendole in mano, cammino a passi lievi ma decisi.
I pochi metri che mi separano da lei, mi sembrano lunghi una vita.
Ci sono quasi e mi sembra di percepire il suo respiro affannoso, è quasi un rantolo e la cosa mi fa un po’ paura, è come se stesse per esalare il suo ultimo respiro ma resta seduta, senza alcun cedimento fisico.
Ormai è tardi per tornare indietro, voltare lo sguardo ed il corpo, tornare alla mia vita di sempre, ormai si continua. Voglio svelare questo mistero a me e al mondo. Il sole non mi abbaglia più, posso finalmente guardare il viso di questa donna solitaria e finalmente scopro la verità: non è una donna!
È solo un vecchio tronco consumato dalla salsedine e il rantolo altro non è che l’onda che si infiltra tra i fori. È stata solo un’illusione ottica!! Ed io che mi immaginavo già a tenere la mano di una donna in difficoltà!
Rido di me stessa ma allo stesso tempo, mi sono resa conto di avere ancora un cuore…
