L’ultima leonessa dei Florio

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L’ultima leonessa dei Florio

nel ritratto letterario di sua figlia Costanza

Presunzione e velleità sono alla base delle fatiche di tanti scrittori che pubblicano un libro ogni sei mesi dopo aver cercato, a destra e sinistra, editori accondiscendenti e gente blasonata a cui dedicarlo per ricevere in cambio elogi e critiche positive.

E sono guai se dovessero leggere anche il più piccolo rilievo sulla loro opera: ne fanno un dramma, si offendono perché ritengono che il loro viaggio di scrittori dovrà contenere solo adulazioni e illusioni.

Invece, vi sono uomini o donne, che con un solo libro riescono a raggiungere esiti artistici e letterari di spicco, grazie a quella lente di ingrandimento capace di fotografare ansie, angosce, certezze, illusioni, speranze di un segmento di vita di un popolo attraverso il vissuto di una famiglia, la propria in questo caso, e di creare uno scrigno intimo e umano che, aperto, ridà sostanza ed anima a persone, personaggi ed eventi di un mondo affascinante ma nello stesso tempo scomparso.

Sto parlando di Costanza Afan de Rivera, nota per il suo straordinario impegno nel custodire e tramandare la memoria della famiglia Florio, per il suo tratto signorile, la cortesia dei modi, la sensibilità e l’umanità che hanno caratterizzato il suo stile di vita e autrice, per i tipi della casa editrice Sperling & Kupfer, de L’ultima leonessa. La vita di Giulia Florio, mia madre in cui rivive attraverso una prosa essenziale, accattivante, che incuriosisce il lettore a una visione che va assolutamente oltre le parole e la semplice lettura, la figura di Giulia Florio, l’ultima discendente della leggendaria famiglia palermitana di origine calabrese, che ha dominato la scena siciliana e nazionale tra il secondo Ottocento e il Novecento e disegna le vicende economiche, mondane, sentimentali e intrise di sangue e sudore di Casa Florio attraverso i grandi eventi della storia d’Italia di quel periodo.

Non vi nascondo, cari lettori di ScrepMagazine, che il cognome Florio mi ha sempre intrigato, ma mai mi era capitata l’occasione di occuparmene per sanare il buco delle mie conoscenze.

Un cognome che, da ragazzo, ho sempre associato all’ottimo marsala Florio che mai mancava sugli scaffali del negozio di generi alimentari dei miei genitori.

Tutti lo cercavano, tutti lo bevevano, anch’io sinceramente, ma mai avrei potuto immaginare gli intrecci storici con la prestigiosa famiglia siciliana dei Florio.

Meraviglioso, fantastico l’incipit della fatica letteraria di  Costanza Afan de Rivera. Nota per il suo straordinario impegno nel custodire e tramandare la memoria della famiglia Florio (a giugno è uscito il suo libro “L’ultima leonessa – la vita di Giulia Florio, mia madre”) è soprattutto ricordata per il tratto signorile, la cortesia dei modi, la sensibilità e l’umanità che caratterizzavano il suo stile di vita.

Le famiglie vere sono come certe foreste, tanti alberi che in realtà sono un tutt’uno, polloni aggrappati a un medesimo ceppo d’origine immemore. Una segreta radice si estende sotterranea, genera e nutre figli distanti nello spazio, genericamente identici. La morte del singolo perciò è solo apparenza, la sua linfa non cessa mai di scorrere e riaffiorerà inaspettatamente, prima o poi, nell’ininterrotto fluire del tempo.

Così siamo noi, i Florio”.

Un incipit frutto di un pensiero anticipatorio di emozionanti immagini e di sentimenti umani protagonisti della realtà quotidiana della storia d’Italia avvinghiati e intrecciati alle vicende economiche, mondane e sentimentali della famiglia Florio… e non solo.

Nel cosi siamo noi, i Florio” c’è tutto l’essere di quello che è una famiglia a pieno titolo parte integrante della leggenda e del mito siciliano, meridionale e del Paese Italia, anche se non appieno ancora della Storia nonostante l’alto prezzo pagato per l’eccesso di esposizione che sempre ha attirato e attira la iattura e le maledizioni degli invidiosi che, tra l’altro, amano colpire alle spalle e a tradimento.

E “in casa Florio tutto è sempre stato troppo: il lusso, il denaro, la bellezza, il potere, le amicizie altolocate…e le disgrazie”.

Donna Costanza Afan de Rivera Costaguti, nata a Roma nel 1950, deceduta nel settembre scorso a Roccalvecce, in provincia di Viterbo, nella casa di famiglia, è stata l’ultima nipote e discendente di Ignazio e Franca Florio.

Ha sempre profuso un grande impegno nel custodire e tramandare la memoria dei suoi genitori, il marchese Achille Belloso Afan de Rivera Costaguti e Giulia Florio, i cui nomi oggi sono ricordati nel Giardino dei Giusti, in Israele, per aver dato rifugio nel loro palazzo a moltissimi ebrei romani durante le persecuzioni razziali del 1943.

Mia madrescrive Costanza Afan de Riveraè stata una donna con una grande dignità, anche nei momenti difficili ha guardato la vita a testa alta. Durante l’occupazione nazista, insieme a mio padre non hanno esitato nel nascondere famiglie di ebrei all’interno del Palazzo. Era giusto farlo, anche al rischio della propria vita“.

Da giovanissima si dedicò alla politica e fu fondatrice e presidente onorario dell’associazione culturale “La Sicilia dei Florio”, che si propose come simbolo di una Sicilia fiorente, operosa e generosa sulla via segnata da suo nonno Ignazio e da suo zio Vincenzo.

Trascorse stabilmente gli ultimi anni della sua vita a Palermo e in riconoscimento del “suo amore per la città e per il suo impegno alla promozione dell’intera Sicilia nel mondo nel ricordo della famiglia Florio” aveva ricevuto la cittadinanza onoraria della città da parte del sindaco Leoluca Orlando.

Grande appassionata di automobilismo, era navigatore nelle gare di regolarità della Targa Florio, la corsa più antica del mondo ideata dallo zio Ignazio.

“L’ultima leonessa”, le cui parole sono dettate dal cuore e trasmettono un senso di sensibilità e di bello che si trova nella profondità di un animo nobile e gentile, colma, però, solo in parte l’ardente desiderio di Costanza Afan di marchiare a fuoco nei libri di storia il nome della sua famiglia per far sì che il poco di oggi diventi il molto di domani.

“Il marchio Florio potrebbe essere un volano del turismo, un nome  conosciuto in tutto il mondo per il Marsala e per la Targa Florio ma nessuno si chiede chi ha fatto la Targa e il Marsala, chi c’era dietro questi due marchi. Perché la storia dei Florio non deve essere studiata nei libri di storia? È qualcosa che non bisognerebbe dimenticare”, affermò nel giugno scorso in occasione di un’intervista di presentazione del  suo libro.

Nell’aprile scorso poneva l’accento, mentre si raccontava alla giornalista Rosa Guttilla de “il Sicilia.it”, sul suo disappunto che l’eco della famiglia Florio fosse tenuta in una specie di nebbia dalla classe politica, al contrario delle nuove generazioni e delle istituzioni scolastiche, in particolare, che mostravano grande interesse.

Giro moltissimo e mi piace rispondere alle domande degli studenti che si dimostrano molto attenti e curiosi verso le mie radici familiari“.

E diceva: «La mia famiglia ha sempre contribuito, orgogliosamente, al benessere della città di Palermo, sponsorizzando progetti e investendo i propri soldi. Erano imprenditori colti e soprattutto mecenati che amavano la propria terra».

L’amore di Costanza Afan de Rivera per Casa Florio trova anche la sua espressione e la sua voce negli accorati appelli al Comune di Palermo, alla Regione Siciliana e al Ministro per i beni culturali, Dario Franceschini per far sì che il celebre ritratto di sua nonna Franca, opera del pittore ferrarese Giovanni Boldini, messo all’asta restasse a Palermo.

Il dipinto, acquistato per un milione e 133mila euro dai marchesi Marida e Annibale Berlingieri, suoi amici, si trova a palazzo Mazzarino di Palermo.

E sulla nonna Franca Florio aggiungeva:

È sempre ricordata per la sua bellezza, il suo stile, la sua eleganza, io voglio che si conosca mia nonna come donna; forse non tutti sanno che, tra l’altro, dopo il terremoto di Messina, incinta di mia madre, andò sul posto come volontaria per aiutare nei soccorsi“, sentirsi viva e dare un nuovo senso all’esistenza che si stava spegnendo troppo in fretta in un rincorrersi di fatalità”.

Nell’ottica di dare una mano alla Storia della sua famiglia Costanza mette anche a disposizione foto e materiale privato inedito per la mostra “Fotografare Franca Florio – Il volto della Stella d’Italia“, curata da Alba Romano Pace e inaugurata il 12 aprile scorso presso il recuperato Stand Florio, storica struttura costiera siciliana di proprietà dello Stato.

Di sua madre, Giulia, con equilibrio e una punta di orgoglio afferma:

La forza, che ci ha trasmesso, ci ha dato la possibilità di andare avanti nella vita, nel miglior modo possibile. Benché lei fosse stata l’ultima figlia, forse quella che più di tutte subì il declino della sua famiglia, e benché nel giorno in cui sposò mio padre credette di chiudere un capitolo della sua vita, in fondo al suo cuore fu sempre un’attenta custode della storia famigliare”.

Quella forza che Giulia Florio, nonostante l’avanzata gravidanza, tira fuori prima per farsi ricevere da Herbert Kappler e poi affrontarlo vis a vis, mentre il responsabile dei peggiori misfatti contro gli ebrei “se ne stava stravaccato sulla sua poltrona, avvolto in una nuvola di fumo più grigia della sua divisa, che rendeva l’aria densa di rancido”, chiedendogli se ha idea di chi sia Vincenzo Florio che le SS hanno arrestato insieme alla moglie Lucie.

Wissen Sie wer Vincenzo Florio?” gli chiede con voce cristallina e ferma invitandolo in atteggiamento di sfida a fare qualche verifica telefonica per avere notizie  sulla sua persona.

E’ un giocare al gatto con il topo da parte di Kappler che accetta la sfida, quasi divertito, e acconsente a una chiamata internazionale a Christian Werner, che nel 1924 aveva vinto su una Mercedes la Targa Florio, la corsa automobilistica più antica, di cui Vincenzo era stato il fondatore.

E’ tutto un susseguirsi di telefonate in entrata e in uscita che chiedono rispetto per Vincenzo Florio e Lucie, come quelle di Wilhelm Haspel, uno dei vertici della Mercedes e di Ferdinand Anton Ernst Porsche, figlio ed erede del fondatore dell’omonima casa automobilistica tedesca.

E Kappler, di fronte a tante attestazioni di stima, richieste di riguardo e di immediata scarcerazione per don Vincenzo Florio, cede anche perché, nel frattempo, l’accusa per cui era stato arrestato cade.

I gioielli di casa Savoia trovati in possesso di Vincenzo e di Lucie erano stati un dono che la regina Elena aveva fatto come riconoscenza della grande amicizia che  intercorreva tra i Savoia e i Florio.

Giulia Florio nel corso del tête-à-tête riuscì a mantenere la calma e a contenere il ruggito del Leo bibens pronto a graffiare se il criminale non avesse mostrato quella comprensione che arrivò sul filo di lana ed evitò che anche Vincenzo e Lucie, prigionieri nel carcere di via Tasso, fossero fucilati alle Fosse Ardeatine come rappresaglia per i fatti di Via Rasella del 23 marzo 1944.

Ruggito che Giulia Florio, grazie all’amicizia con Carlotta Orlando, figlia di Vittorio Emanuele Orlando, Presidente del Consiglio dal 1917 al 1919,dopo le prime titubanze tirò fuori nell’aiutare la sua amica a  creare qualcosa di nuovo e di inedito che potesse dare una svolta al vecchio modello di Stato.

“Ho bisogno di supporto, di donne dal grande cuore, dal coraggio e dalla generosità impareggiabili. Insomma ho bisogno di te”, le disse Carlotta.

“Adesso occorre fondare anche in Italia un’associazione simile alla League of Women Voters, (una delle principali associazioni americane dell’elettorato femminile),  per preparare le donne a esercitare coscienza e cognizione di causa il loro finalmente concesso diritto al voto”, aggiunse.

“Tu credi che io potrei essere capace di aiutare le donne elettrici a formarsi una opinione propria, con la mente libera da pregiudizi?

Non so se sarò in grado. Però sarebbe un bellissimo sogno riuscire a fornire a ogni donna dei veri strumenti di libertà, insegnare il rispetto per il pensiero, i giudizi e le scelte degli altri. Saper discutere senza prevaricare, come troppo spesso fanno gli uomini”, le rispondeva l’ultima leonessa.

“Esatto, – precisa Carlotta Orlando – non ci sono barriere invalicabili o discussioni che non possano trovare un punto d’incontro.”

Nasce l’ANDE, l’Associazione Nazionale Donne Elettrici, che ha come obiettivi principali la difesa della morale cristiana e dell’integrità della famiglia, la salvaguardia dei diritti della donna sul luogo di lavoro e nella società, la formazione e preparazione della donna che avrebbe dovuto maturare la propria coscienza di classe e divenire consapevole della propria importanza quale fattore della politica nazionale, Giulia Florio ruggisce, tira fuori tutto il suo entusiasmo, partecipa attivamente ai lavori della sezione romana e finge di non accorgersi dei malumori e delle occhiatacce della burbera suocera e dei suoi mugugni “quando la vedeva agghindarsi per uscire tutta sola.”

Gli orli delle gonne si accorciavano, le cinture stringevano in vita e le scollature a barchetta valorizzavano il seno.

Era la moda, un gioco innocente, non certo uno scandalo!

Mia madre avrebbe voluto risponderle che di fatto non stava affatto uscendo da sola: faceva parte di qualcosa di grande e di buono, soprattutto.

Sentiva una grande affinità con le altre nell’essere alla pari, tutte uguali, tutte donne.

Invece taceva, proprio in rispetto di ciò che si riteneva fortunata a non conoscere.

La recente condizione vedovile della suocere era un’isola che avrebbe voluto evitare di esplorare per sempre.

Mio padre aveva il suo lavoro, il suo circolo della caccia, i suoi amici.

Conosceva la rettitudine di mamma, non avrebbe mai dubitato della sua onestà.

Avevano condiviso la complicità di momenti assai difficili rinsaldando un rapporto che, oltre all’amore, si suggellava intorno a un patto di solidarietà e reciproco sostegno, grande stima e rispetto.

In qualche modo era anche orgoglioso, fiero di lei, della sua indomita leonessa capace di reinventarsi, di rinascere e riscattare con fatica e umiltà le tante avversità che la sorte le aveva imposto.”  

Costanza Afan de Rivera nasce il 16 febbraio 1950 con un buon quarto d’ora di anticipo sul temuto 17, sconfiggendo anche le previsioni che la volevano maschio.

Il suo fu un parto facile con il solo incidente che donna Giulia, per tenersi stretta a sua cugina Sofia Borghese che l’assisteva, si attaccò alla sua collana e la spezzò con tutte le perle che, come schegge impazzite, volarono ovunque rischiando di far scivolare e cadere per terra tutti gli accorsi a salutare la sua nascita.

Cosa videro i suoi occhi appena nata?

Ci risponde Costanza.

La prima cosa che videro i miei occhi, appena nata, non posso certo ricordarla ma sono certa che fosse di un’incommensurabile bellezza.

Il soffitto di quella che era la camera da letto di mia madre è interamente occupato dall’affresco del Guercino. Un’immagine mitica sedimentata nel più profondo del mio inconscio.

Un trompe l’oeil, una balconata elegante affollata di volatili variopinti da cui si affacciano due draghi che tirano un carro fra nubi soffici. Rinaldo giace addormentato. Armida, bella e voluttuosa, con le braccia alzate incita i draghi alla corsa sotto lo sguardo benevolo di Cupido che, armato di frecce, li insegue.

In pratica la sintesi della mia vita: all’amore non si sfugge mai”.

Vincenzo Fiore

Foto per gentile concessione di Nuccio La Mantia

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 COMMENTS

  1. Signor Vincenzo Fiore. Sono onorato che ha adoperato la mia foto (Donna Costanza dinanzi al dipinto di Donna Franca), ma non ho gradito che la stessa sia stata tagliata. Un gesto, per nulla condivisibile.
    Distinti saluti
    nuccio la mantia

    • Gent.mo grazie per le Sua osservazione. In realtà è il programma di editing del magazine che per ottimizzare lo spazio di archiviazione – a volte – opera dei ridimensionamenti automatici delle immagini…altrimenti, come Lei può ben immaginare, le dimensioni dell’archivio diventerebbero ingestibili. In ogni caso se Lei invia a “redazione@screpmagazine.com” l’immagine in questione nella sua interezza sarà nostra cura sostituire la foto ridimensionata con l’originale. In attesa inviamo cordiali saluti.

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